Mi vogliono far sposare con gli scoiattoli: una riflessione sul Gay Pride di Amsterdam

Non volevo farlo il post sul pride che avevo paura di essere ripetitivo. Ne trovate già un po’ sul tema in questo blog, non è che in merito ci sia poi molto di nuovo da dire.

Mi sono detto: “fai finta di nulla, che poi magari capita che i meno accuorti il sabato che arriva (2 agosto) si fanno un giro in centro e si pensano di essere finiti nel Girone dei Sodomiti”.

In realtà il Gheipraid ad Amsterdam è popolarissimo anche perchè, sinceramente, è una bella festa a cui tutti partecipano e in cui fa piacere metterci la faccia. Soprattutto attira le masse la parata sui canali, che si tiene il sabato della fine della settimana dedicata alla comunità LGBT che, per carità, ti porta tanta gioia ma dopo che vedi le barche fare tre volte il giro ed i naviganti sempre più sfasciati ad ogni tour, anche basta. Quanto meno a me che ho la noia facile e non sono molto da luoghi gremiti di genti.

Il programma lo trovate QUI, ce ne è per tutti i gusti. Io in particolare vi segnalo la serata organizzata da Inpassion (QUI) in cui si esibiranno i Kazaky (ballerini boni che ballano daddio sui tacchi a spillo, na roba che trovo stilosissima).

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Perchè, vi chiederete, son qui che dico che non voglio parlare del pride e ne parlo? Perchè quando l’Universo ti manda i messaggi, meglio che li ascolti o si sa mai che ti si rivolti contro.

Pacifico pacifico lavoro da casa e nei momenti di cazzeggio mi trovo un articolo dell’Espresso (QUI) che mette in evidenza quanto l’Italia non sia messa bene con i diritti LGBT (secondo una sondaggio condotto dalla UE). In particolare abbiamo vinto come Paese ospite dei politici che hanno fatto le affermazioni più omofobe…Scusate, volevo dire più stronze.

Subito dopo sul wall di Facebook mi appare una foto di Humans of Amsterdam (QUI, pagina che adoro e di cui vorrei tanto fare una versione poraccia solo di Italiani), in cui due giovinotti mi vogliono fare i gayfriendly ma mi scazzano un po’ il tutto con la loro affermazione. Essere gay è uno stile di vita e mica sono affari loro se uno si vuole sposare con uno scoiattolo.

Avrei alzato gli occhi al cielo e fatto finta di nulla se non fosse stato per le molte condivisioni e commenti di incoraggiamento.

Le parole sono importanti. Hanno tutti i poteri del mondo. Ci sta parlare con leggerezza e dire minchiate senza rendersene conto. Quello che mi ha fatto pensare è stata la mole di persone che è rimasta sulla superficie delle loro affermazioni senza soffermarsi sul significato effettivo.

Innamorarsi o essere attratti da qualcuno dello stesso sesso non è uno stile di vita. Lo stile di vita lo scegli. Di quello che ti nasce da dentro e di provarlo sulla tua pelle non scegli un cazzo. Scegli solo, eventualmente, di essere prima onesto con te stesso e poi con chi hai intorno. Di base la mia risposta sarebbe stata: “tesorini, non avete capito na beneamata ciufala. Ricominciate da capo e accendete il cervellino”.

No. Applausi e ovazioni su di un’affermazione che nasconde il più insidioso dei pregiudizi sul tema.

La dose è stata pure rincarata dalla battuta sui matrimoni con gli scoiattoli, che è volutamente paradossale ma perchè è necessario tirare in ballo il culo del mulo quando il concetto è quello semplice e chiaro di due persone che hanno un progetto di vita comune e vogliono vederlo ufficialmente riconosciuto dalle istituzioni? Il tutto va ben oltre il “Yo bro, fino a che non fai male a me fai quello che vuoi”.

No, minchiotto. Se vuoi fare l’amico dei gay il tuo punto di vista deve partire da altri porti quali il concetto di rispetto e pari dignità degli esseri umani in quanto tali. Oltre ad avere un minimo di conoscenza dell’argomento.

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A pochi giorni dal pride questi due piccoli fatti mi hanno fatto capire che, anche ad Amsterdam, il lavoro da fare in merito è virtualmente ancora tanto.

Personalmente trovo più fastidioso l’atteggiamento buonista del ” no ma io non ce l’ho con i ghei eh, ho anche tanti amici ghei, cioè…Poi sono tanto simpatici e fanno sempre le feste migliori!”, che quello che mi si mette a gridare orazioni richiamando agli onori Sodoma e Gomorra e parole di Cristo quanto meno non presenti nei Vangeli.

Il secondo tipo sai che è un coglione e fai anche presto a metterlo al suo posto. Con il primo però, da che parte cominci? Con lo spiegargli che non ti serve la sua approvazione? Oppure col fatto che i ghei non sono un insieme di persone che si muovono e pensano all’unisono, ma si tratta di individui estremamente diversi tra loro, come ogni essere umano, ma spesso accomunati dagli stessi stereotipi e pregiudizi?


Non è facile confrontarsi e dialogare con ciò che funziona in modo diverso da te. Lo sforzo e la curiosità sono da apprezzare.

Però che in una città come Amsterdam non ci sia stato nessuno che abbia fatto notare che, in fondo, si trattava di un’affermazione piena di pregiudizi, un po’ di carogna me l’ha messa sulle spalle.

Sento spesso dire che Amsterdam è tollerante. E’ un termine che non mi è mai piaciuto. Si tollera ciò che non sopporti e ciò che non vuoi.

Le istituzioni possono spingere le persone al cambiamento ma il passaggio dal tollerare al comprendere lo può fare solo ogni singolo individuo.

Sarebbe bellissimo se un giorno mi sentissi dire: “Amo Amsterdam, è una città che comprende”.

Questa comprensione, in tutte le accezioni del termine, non può che partire da ogni singola persona che ci vive.

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