Genti di Amsterdam: Mandela è morto, la storia con lui?

Non volevo scrivere nulla sulla morte di Mandela.

Avevo un’idea ma mi sono detto: “Sempre a dire la tua, come se a qualcuno importasse qualcosa. Parla di canne e di rave che tutti sono contenti e fattela facile”.

Siccome il Karma non perdona, ecco che arriva la vendetta dell’Universo per la mia accidia: un nuovo post scritto da Charlotte Montgomery Melò, la mamma napoletana, che mi scatena sempre le risse tra i lettori.

Condivido in parte il suo pensiero, per cui mi fa piacere dargli spazio e capire cosa ne pensate voi:

Com’è strano ricevere la notizia della morte di Mandela nella terra dei carnefici!

Nelson Mandela lo conosciamo tutti, viene citato sempre con Luther King, Madre Teresa di Calcutta, adesso anche con Obama e il nuovo Papa Francesco. Sappiamo tutti che era nero, sappiamo che è stato per più ‘di vent’anni in carcere, a Robben Island, poi trasferito nelle galere di Pollsmoor e poi ancora in quelle di Victor Verster.  Sappiamo che ha unito una nazione ne è diventato presidente nel 1994. Sappiamo che ha lottato fino all’ultimo giorno della sua vita contro l’apartheid.

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Sappiamo che il sud Africa in questi giorni lo sta piangendo più di noi europei, al sicuro dalle catene per il bianco della nostra pelle. E più su sali più il bianco è puro, mai contaminato. Proprio l’altro giorno ero a casa di una sudafricana, bionda, lattea, con gli occhi azzurri e le ho chiesto a proposito di Mandela, della sua lotta, di cosa avevano fatto gli olandesi a questa gente e lei mi ha guardato con tanta meraviglia, mi ha detto che anche se vive in sud Africa il colore della sua pelle parla per lei: stessa nazione ma due colori diversi ci ha tenuto a sottolineare. Non aveva capito che io sto dalla parte di Mandela, dei neri, degli sfortunati, delle vittime.

Lei è figlia diretta dei carnefici, suo nonno probabilemente era nel comitato che ha stappato lo champagne quando Mandela è stato incarcerato, magari la sua grande villa è stata costruita da uomini che non avevano  il diritto di rivendicare la loro esistenza pari al resto del mondo. Mandela aveva imparato l’afrikaaans e aveva imparato a trattare con i colonizzatori con la lingua che loro stessi avevano imposto. L’afrikaans è una lingua che mixa inglese tedesco e francese ma è pur sempre figlia della madre lingua olandese.

In sud Africa i neri parlavano dutch. Gli olandesi avevano imposto anche la lingua, volevano cancellare qualsiasi identità. All’inizio le cose non andavano malissimo, l’apartheid, parola inventata dagli olandesi, fu isituita ufficialente nel 1948, forse in concomitanza con la scoperta di numerose miniere di dimanti! E da allora fino al 27 aprile del 1994 fu l’inferno. Il giorno in cui un nero, stanco e devastato da decenni di prigionia, e’stato eletto con le prime elezioni democratiche, il giorno in cui migliaia di olandesi hanno fatto le valigie e sono ritornati in patria, ricchi, straricchi e più razzisti di prima.


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Ecco perchè mi sembra strano piangere Mandela nella terra che lo voleva sconfitto e che crede ancora di essere superiore ad altre razze, che siano surinamesi o italiane nessuna differenza, loro, i dutch hanno impresso nel dna il sentimento di potere e supremazia, credono che solo perchè hanno creato una terra sul mare, perchè hanno intuito il potere del commercio e sono riusciti a far crescer fiori in mezzo alla sabbia, questo gli dia il diritto di guardare il mondo dall’alto in basso. Ma anche qui, ad Amsterdam, città multiculturale per eccellenza, (pensa che beffa per i dutch!) siamo in tanti a salutare Nelson Mandela con le lacrime agli occhi, spagnoli, cinesi, giapponesi, islandesi, marocchini, turchi, siamo tutti stranieri in terra straniera e spesso, pedalando sotto la pioggia, a bassa voce recitiamo questi versi del poeta Henley che hanno ispirato Madiba :

Dal profondo della notte che mi avvolge,

Nera come un pozzo da un polo all’altro,

Ringrazio qualunque dio esista

Per la mia anima invincibile.

Nella feroce morsa della circostanza

Non ho arretrato né gridato.

Sotto i colpi d’ascia della sorte

Il mio capo è sanguinante, ma non chino.

Oltre questo luogo d’ira e lacrime

Incombe il solo Orrore delle ombre,

E ancora la minaccia degli anni

Mi trova e mi troverà senza paura.

Non importa quanto stretto sia il passaggio,

Quanto piena di castighi la vita,

Io sono il padrone del mio destino;

Io sono il capitano della mia anima. ”

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4 commenti su “Genti di Amsterdam: Mandela è morto, la storia con lui?

  1. marco amico di sara il said:

    Ligeia su Facebook scrive: “Mi inchino ancora.
    Per contro, il mio collega sud-africano (pure lui bianco) si e’ presentato in ufficio in giacca, cravatta, serio e scuro. E’ stato preso per il culo da tutti i trogloditi locali fino a che non hanno aperto internet (sullo spits non c’era la notizia poverini). Ma non e’ che sono andati a scusarsi per lo sfotto’ iniziale.
    Anche tra bianchi sudafricani ci sono differenze per fortuna. Per fortuna non rischiamo di cadere dall’altra parte e dire che tutti i bianchi sono stati carnefici.

    PS: e’ davvero odioso che quando clicco sul link parte non uno, ma due video:il video del giorno e una roba detta “ovo” (maltina?)
    Davvero odioso (l’ho gia’ detto?). Non si puo’ togliere?”

  2. marco amico di sara il said:

    Martina su Facebook scrive:”Bravo Marco ad avere il coraggio di pubblicarlo. Pero’ lo trovo manicheo e basato su scarse conoscenze storiche. In fondo chi ha abolito l’apartheid si chiamava Wilhelm De Klerk, non William Clark.”

  3. marco amico di sara il said:

    Sara su Facebook scrive: “Ecco perchè mi sembra strano piangere Mandela nella terra che lo voleva sconfitto e che crede ancora di essere superiore ad altre razze, che siano surinamesi o italiane nessuna differenza, loro,i dutch hanno impresso nel dna il sentimento di potere e supremazia, credono che solo perchè hanno creato una terra sul mare, perchè hanno intuito il potere del commercio e sono riusciti a far crescer fiori in mezzo alla sabbia, questo gli dia il diritto di guardare il mondo dall’alto in basso”. Trovo questo articolo pieno di generalizzazioni, piuttosto fastidiose. E’ come dire che i Tedeschi non possono partecipare con sentimento autentico al giorno della memoria per via di Hitler e il Nazismo. Ma stiamo scherzando? Non facciamo cadere sui figli le colpe dei padri.”

  4. marco amico di sara il said:

    Martina su Facebook scrive: “Mi ricordo una stupenda signora sudafricana, nera, sposata ad un olandese, che lavorava in un campo rifugiati (eh si’, in Olanda ci sono pure quelli e faceva il corso di olandese con me. Avevamo un insegnante mezzo suonato ma bravissimo, Edwin, che ci insegnava l’olandese come fosse la lingua piu’ poetica e dolce del mondo, ed e’ forse per questo che a me le cover di Marco Borsato non grattano nelle orecchie. Era l’ultima lezione e questa signora disse che ringraziava Edwin di averla fatta finalmente riconciliare con questa lingua, impresa in cui nemmeno suo marito e i suoi bambini erano riusciti, questa lingua che le aveva sempre sfregiato il cuore come la lingua della dominazione. A volte le vie della rinconciliazione seguono strade inaspettate, volano al di sopra di tutti i pregiudizi, stringono alleanze mai esplorate. Lo so bene io che ho un figliolo di due colori, due religioni, tre paesi e due passaporti.”

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