Genti di Amsterdam: essere padri prima e altrove ed esserlo qui ed ora

Marika, una lettrice (ci ha scritto un post per questa rubrica che trovate QUI), ieri ha pubblicato uno stato di Facebook che mi ha fatto sorridere. Descriveva lo stupore nell’apprendere che il fratello del suo ragazzo, che e’ olandese ed ha 24 anni, paga l’affitto ai genitori, medici in pensione.

Mi ha fatto pensare alle differenze nell’educazione tra Italia e Paesi Bassi e mi ha dato l’occasione per condividere con voi il pensiero della mamma napoletana, Charlotte Montgomery Melò, che mi ha inviato poco tempo fa un racconto personale e dai colori di pastello sfumato proprio su questo tema:

“Quando fuori diluvia, ma diluvia sul serio perché altrimenti si sta comunque fuori, quando ci sono le interminabili vacanze scolastiche che qua ogni settimana al mese quasi ti ricordano che devi organizzare di nuovo tutto il tuo tempo per tuo figlio, mio marito trascorre tutto il suo tempo non lavorativo con lui. Colorano, montano, smontano, leggono favole, fanno la guerra e fanno la pace, inventano personaggi e si travestono. Inevitabilmente i miei pensieri vanno a mio padre, terrone calabrese cresciuto con l’onta di dover cambiare un solo pannolino e con il diritto sacrosanto, portando lui i soldi a casa, di trovare ogni giorno un ottimo pasto bene servito a tavola.

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Gli unici ricordi di mio padre giggione giocherellone con me risalgono ad un’andata a Pompei in cui caddi davanti ai suoi piedi mentre lui aspettava che io mi rialzassi da sola senza capire che avevo 2 anni. Ma queste sono inezie rispetto a quando per insegnarmi a nuotare mi portò al largo credo a bordo di un pedalò, perché a memoria non ricordo di aver mai posseduto un panfilo, e mi gettò semplicemente in mezzo al mare dandomi un ottimo consiglio: se non nuoti, muori… E che dire di quando scorgendomi a 14 nell’atto di un tenero bacio con un ragazzo in un cinema, tornato a casa mi chiamò nella mia stanza e con tono perentorio mi fece una lunga e specialistica lezione sessuale ”Charlotte, ora non sei più un’ape che vola di fiore in fiore”.

Cosa avesse voluto dire lo sa soltanto lui. Invece come fu calmo e professionale quando, il primo giorno di scuola media, alle prese con il francese, lingua chiaramente da me sconosciuta, al ritorno da scuola prese il libro di grammatica e mi chiese di leggere le parole con i dittonghi, io non sapevo se i dittonghi fossero caramelle giapponesi o bulloni delle macchine.

Quindi se Renault si scriveva Renault io pronunciavo Renault, lui comprensibile e compassionevole chiuse il libro e si arrabbiò con me. Da quel giorno non credo si sia mai più seduto accanto a me, nemmeno per sbaglio.

Come sono cambiati i tempi mamma mia, mio figlio cresce in una società, qui ad Amsterdam, internazionale  dove i  padri sono presentissimi, hanno i loro part time, sussidi di paternità e beneplacito dalle aziende di tardare al lavoro perché devono portare almeno due giorni a settimana i figli a scuola.

Per parcondicio non ricordo nemmeno altri padri di amici trascorrere il loro tempo libero con loro e saltellare per i prati a piedi nudi canticchiando l’ape maia. Oggi i padri sono per lo più molto presenti, seguono i loro figli, fanno i compiti con loro, cambiano i pannolini e preparano le pappine meglio talvolta delle mamme, di me sicuro. Io lo torvo meraviglioso, un bimbo seguito davvero da un padre, che bella rivoluzione anche per le mamme.

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Invece mio padre continua a sostenere una tesi per lui di ferro, che i nostri figli crescono troppo mollicci, che non sviluppano il coraggio e l’indipendenza, che diventano saccenti e pigri perché non devono conquistarsi niente. Un po’ gli do ragione, io per esempio per attirare la sua attenzione dovevo leggere molto ed essere concisa, ecco perché forse poi ho fatto la giornalista, avevo un dono della sintesi invidiabile, la mia tesi di laurea era composta da una pagina e mezzo.

Ma c’era tutto credetemi.

Con mio figlio invece rido anche quando fa delle stupidissime battute sulla cacca che già aveva fatto il giorno prima, una volta mi ha chiesto per ben 72 volte dove andava Babbo Natale quando il Natale finiva e io per ben 72 gli ho risposto. Se potessi tornare indietro un padre più amorevole e meno severo l’avrei preferito ma al contempo credo davvero che quel poco di guizzo, di autonomia mentale che ho sviluppato lo devo proprio a quel distacco che non doveva per forza assecondarmi ogni momento della mia giornata.

Il mese scorso ho assistito alla recita scolastica di mio figlio nella quale aveva nemmeno una battuta, credo un grugnito. Appalusi e bacetti, foto, filmini, mio marito che esce prima dal lavoro per non perdersela e mio padre che quando terminai il liceo classico mi disse ” bene, ora che ti sei diplomata al liceo scientifico quale facoltà intendi prendere?” .

Il pranzo della maturità avvenne nel più bel ristorante di pesce di Napoli, peccato che io vomitassi al solo odore di una creatura marina da quando sono nata” .

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One thought on “Genti di Amsterdam: essere padri prima e altrove ed esserlo qui ed ora

  1. Massimiliano il said:

    in questa storia agro-dolce ci vedo una gran voglia di riabbracciarlo ed essere ricambiata, spero che lo facciate prima che sia troppo tardi.

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