Nonno Gianni fatto di vento

Mio nonno Gianni era un uomo che ho conosciuto cambiato dalla malattia, nelle fattezze e nella personalità. Lui costruiva le cose, che fossero attività commerciali, famiglie, case…Poi le abbandonava. Era una gazza ladra attratta dai luccicore del nuovo, però non si legava a ciò a cui dava forma e vita. Era fatto di vento. In questo gli sono simile. Tra i mugugni della bocca deformata mi raccontava di campi di tulipani che non vedevi la fine e di femmine dalle belle tette grosse e le gambe nude. Ha viaggiato per i Paesi Bassi più volte, accompagnando in macchina, nel periodo in cui lavorava anche come autista, uomini delle nostre montagne che, tramite percorsi non più rintracciabili, si erano costruiti una vita al di là delle Alpi. Mio nonno mi diceva di venirci qui, almeno una volta e sorrideva storto, facendo un singhiozzo commosso. I Paesi Bassi erano la sua personale Mecca.

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Nonostante la  personalità volitiva ed un carattere crudo come la carne appena macellata, nonno Gianni era rispettato e benvoluto da tutti, in paese e fuori. Nella sua macchina sono nati anche alcuni bambini, che avevano troppa fretta per aspettare di raggiungere l’unico ospedale che 50 anni fa serviva le nostre valli. Soprattutto, nonno Gianni si è occupato di chi se ne andava, in quanto era titolare di una ditta di pompe funebri.

Una sua frase che mi è stata tatuata nelle ossa è questa :” Te capiset la gèt coma che la funsiuna da comà  i trata i morch”. Puoi capire come ragionano le persone dal modo in cui si prendono cura dei loro morti. Per questo, quando viaggio, cerco sempre di visitare un cimitero.

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Ad Amsterdam, città che mi ha adottato da più di tre anni, non ci sono mai andato. Ho trovato la spiegazione di questo mio rifuito in un diario che ho tenuto mentre visitavo la Normandia. Ho scritto: “Credo che il mio rifiuto sia dato dal fatto che non riesco ad associare la terra che mi ha accolto agli affetti. Inclusi quelli che non ci sono più (…) Sulle tombe dei miei nonni ci sono due poesie che ho scritto per loro, incise nella porcellana. Le lapidi dei nostri morti spesso contengono i segni dei sensi di colpa di non essere riusciti a dire loro in vita che li amavamo. È il nostro modo di chiedere scusa, consapevoli del fatto che non saremo mai ascoltati. Ci dedichiamo al culto dei morti per perdonare noi stessi.Il mio timore è che i cimiteri olandesi siano concreti come loro. Non voglio trovarci scritta la parola FINE.”

Poi, in un pomeriggio di sole, mi sono costretto ad andare a visitare il cimitero di Oost, De Nieuwe Ooster Begraafplaats…

Vi racconterò cosa ho visto e vissuto nel prossimo post. Se volete lasciare un commento, potete farlo qui sotto oppure sulla nostra Pagina Facebook (QUI), a cui potrete iscrivervi cliccando “Mi Piace”

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