Conosci il tuo nemico per sconfiggerlo: perchè dovete imparare l’olandese

Io parlo olandese. Secondo il Governo è la mia seconda lingua. Ho tanto di diploma che lo attesta, perchè ho passato i quattro esami di Stato dell’NT2. Per un anno ho studiato in modo costante, a fianco del mio lavoro full time e senza orari.

Mi sono fatto lo straculo ed ho imparato una lingua straniera parlata solo qui e basta, abbastanza bene anche, visto che quando la usavo quotidianamente sul lavoro, i clienti pensavano che fossi belga o del Sud Africa. Diciamo che la grammatica è abbastanza corretta ma ho un accento di merda. Ci sta.

Appena ho potuto, cambiando lavoro, ho smesso di parlarlo. Il motivo è, che delle 4 lingue che parlo, l’olandese è la meno affascinante, quella con la musicalità più stridente ed è effettivamente limitata e limitante nell’espressione. E’ gutturale, va di fretta, è piena di consonanti, ha poche sfumature. Sento ripetere e ripetere le stesse frasi dai madrelingua, quando li ascolto fingendo di leggere il giornale o ascoltare la musica. Metto in pausa Katy Perry e mi dico: provaci, inizia a voler bene all’idioma dutch.

No. Mi fanno male le orecchie. Sono arrivato al punto che alcune parole, soprattutto se combinate assieme, mi danno l’urto. Mi provocano un senso fisico di fastidio e repulsione. Se ti sento dire qualcosa come lekker chillen o relaxte gozer sono capace di guadarti come se ti stessi annusando sotto la scarpa una merda di cane bella fresca appena pestata. Lo so, sono una persona pessima.

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Al lavoro, i miei colleghi olandesi si meravigliano che a volte rispondo loro in olandese. Magari nella versione turca della lingua, però più che comprensibile. “Non sapevo che parlassi olandese!”. La mia risposta è, sempre: “Faccio finta che non lo parlo”.

Lo faccio per rigetto. Lo faccio perchè in questa lingua ci vedo tutto quello che non mi piace dell’olandese medio. Se inizi a conoscere un codice comunicativo, inizi a capire anche come ragiona chi in quel codice ci cresce. Vi ricordate il nome di un poeta o uno scrittore di fama internazionale olandese? No, non ve lo ricordate. Perchè non c’è.

Da questo punto di vista siamo molto, molto fortunati ad essere cresciuti in una lingua latina. Che poi non vuol dire nulla: il tedesco è una lingua complessa e completa, la lingua dei filosofi moderni. Mica fave.


Sono attualmente in una fase di rifiuto della lingua, il che è un peccato, visto che non è stato facile apprenderla. Questo non vuol dire che non dobbiate impararla. Se volete vivere nei Paesi Bassi, è giusto ed è normale che uno sforzo venga fatto. Soprattutto perchè, in futuro, ve lo faranno pesare.

Come italiani forse non capiamo bene. I nostri immigrati arrivano che una base di italiano già la parlano, oppure la apprendono in fretta. Anche perchè non siamo una nazione brava con le lingue straniere, quindi chi arriva da noi è anche più stimolato a cercare un idioma comune di comunicazione. Ad Amsterdam, Rotterdam e poche altre grandi città, puoi tranquillamente vivere con l’inglese. Lavoro e pago le tasse, dici, cazzomene.

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Però sbagli a pensare così. Sei un immigrato e come tale sei in fondo alla catena alimentare. Il fatto che non parli la lingua degli autoctoni sarà sempre una motivazione per vederti il dito puntato addosso. Sei più vulnerabile e ci sarà sicuro chi farà vantaggio di questo tuo limite.

Vorrei davvero che non si facessero paragoni con l’Italia in questo contesto. Non siamo mai stati una nazione di colonizzatori, non abbracciamo le compagnie straniere dando loro ampi respiri fiscali, non abbiamo permesso a generazioni di popolazioni di immigrati di vivere come se fossero a casa loro (nella convinzione che poi se ne sarebbero tornati a casa).

Per questo trovo scorretto e anche un po’ bastardo che l’ufficio delle tasse sia tenuto a parlare e comunicare solo in olandese. Mi fa arrabbiare quando un italiano che arriva qui, si ammazza di lavoro, fa turni assurdi, si sente dire dal primo olandese che lavora part time ed ha finanziamenti non si capisce da dove: “Ma tu non parli olandese?”. Una risposta opportuna potrebbe essere: riuscissi a non fare un cazzo come te, vedi come te lo imparo? Solo che ti devo pagare i finanziamenti col mio lavoro, quindi bacia manina.


Mi fa il sangue in fiele (si era capito dal tenore del post?) sapere che in Parlamento c’è in discussione una legge per cui se non parli un olandese anche basico, ti vedi decurtare in modo graduale l’uitkering, ovvero il sussidio di disoccupazione.

Dovesse passare questa legge, si renderebbe chiaro che i Paesi Bassi hanno ancora il sangue dei colonizzatori.

Se decidi di penalizzare qualcuno, economicamente, sul fatto che non parli una lingua, sei uno stronzo. Soprattutto se tu sei un madrelingua e quindi poni l’interlocutore in una posizione di svantaggio a priori.

L’uitkering lo tagli se non ti impegni a cercare lavoro o se sei un delinquente.

Dovesse passare questa legge, io perfezionerò il mio olandese e lo userò per distruggere ogni autoctono che mi dirà baf sul fatto che mi sentirà parlare in inglese.

Veloggiuro qui davanti a tutti voi.

Per giustificare la mia sfuriata di questo post, vi lascio uno stralcio di un diario di viaggio che ho tenuto in Francia, così da farvi entrare un po’ nel mio cervello e farvi capire il casino mi succede in testa quando si parla di lingua:

” (…) Cammino per una delle navate laterali, in cerca di un posto isolato in cui sedermi e scrivere. Il mio occhio legge di sfuggita la scritta CHEPALLE. Mi sono fermato stupito. In realtà c’era scritto CHAPELLE.

Parlare quasi quotidianamente 4 lingue mi ha reso dislessico. Ieri ho concluso una risposta data al panettiere in olandese, al posto di s’il vous plaît ho detto alstublieft. Una parola che tre anni fa mi era difficile da pronunciare e che ora scivola nella mia bocca. Mi sono stupito che la commessa non avesse compreso l’ultima parte della mia frase.

Mi capita di pensare in olandese. Non capisco perchè ma questo fatto mi infastidisce. Ho messo molto impegno nell’apprendere questa lingua di porto. Capita che riesca a trovare le parole prima in olandese che in italiano. Non mi piace questa arroganza della lingua del mio paese di accoglienza che cerca di avere il sopravvento sulle mie origini.

Identità differenti ingaggiano sempre una lotta tra loro.

(…)

Francesco dice che un francese che impara l’italiano ha grosse difficoltà ad essere espressivo. I nostri accenti sono invisibili.

Gli stranieri per un italiano hanno sempre fatto rima con guai. Abbiamo reso loro il cuore della nostra lingua pressochè inaccessibile.

L’olandese è composto di molte consonanti e poche vocali, risparmia sugli spazi e forma parole lunghissime. Spesso non segue regole logiche, si mantiene vivo con le eccezioni. È una lingua di porto ma anche di conquistatori, pratica e fatta di codici. Quando un olandese ti dichiara il suo amore, sembra che ti voglia mangiare. È un idioma con la fretta del marinaio che è appena attraccato ma già vuole tirare a bordo l’ancora.

Il francese non svela i denti, fa modellare la bocca in forme piccole, non è una lingua aggressiva. È di suoni ovattati, che escono dal naso. Si nutre di raffinatezze barocche, fa saltelli e giravolte come in un ballo di corte. È una lingua per ricchi che amano i fronzoli.”

Concorsone del Blog con ricchi premi, in collaborazione con RadioPizza!!! Indovina nelle foto che trovi sulla Pagina Facebook (QUI) : 1) Violini: dove sono? 2) In che post si parla di questo bar? 3) Dove è stata scattata la foto del profilo? Se nessuno indovina tutte e 3 le opzioni, pace, facciamo l’estrazione tra chi ha lasciato i commenti! (Da lasciare sulla Pagina Facebook). In palio, un biglietto per lo Smaak van Italie (http://italieevenement.nl/blog/2014/03/10/campionata-della-pizza-2014/), dove la radio ha indetto una competizione tra pizzaioli.

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14 thoughts on “Conosci il tuo nemico per sconfiggerlo: perchè dovete imparare l’olandese

  1. trottolino oldpunk il said:

    Ciao. Ti dirò che non mi sembra così scorretto l’imporre il doversi imparare la lingua del posto in cui hai scelto di lavorare e vivere per avere accesso ai relativi servizi. Se cerchi di integrarti realmente in un luogo mi sembra oltremodo corretto apprendere la lingua locale, non vedo perchè si debba sempre essere anglofoni. Tra l’altro la tassazione mi ricordo essere inferiore a quella italica.
    P.S. Anche io parlo 4lingue ed interruppi lo studio dell’olandese non avendo più modo di emigrare.
    Cordialmente, doi! ^_^

  2. Buongiorno,

    ho letto l’articolo ma ci sono delle inesattezze. Scrittori olandesi famosi ce ne sono, come ad esempio Arnon Grunberg (contemporaneo):

    http://www.libreria-minerva.it/evento_scheda.htm?id=104

    Mentre nel passato uno scrittore che ha lasciato il segno (il libro che ha ucciso il colonialismo) al livello mondiale e’ stato quello di Max Havelaar. Di seguito una delle tante recensioni:

    http://asakiyumemishi.wordpress.com/2013/02/11/max-havelaar/

    Spero di aver dato qualche spunto 😉

    Danilo

  3. marco alf il said:

    Clelia su Facebook scrive: “Marco ho appena ho appena postato il tuo sfogo sul nederlandese in Twitter dove ho un profilo da linguista. Sei stato efficace, chiaro su un tema complesso. Grazie.”

  4. marco alf il said:

    Trottolino su Facebook scrive: “Cees nootebum, hella haasse, scrittore e scrittrice neerlandesi (…) cees nootebum mi risulta essere conosciuto, scrisse un valido libro sul cammino verso santiago. Narrativamente è rinomato per la ”circolarità” di alcune sue narrazioni. Comunque nell’insieme, fa parte di una letteratura ”colta & pallosa”, da buon borghese olandese (…) poi, sempre per restare in tema letterario, pure da noi non è che ci sia ‘sta fucina di ”scrittori best seller internazionali”, eh.
    A livello poetico, per dire, da quel dì che l’italia è ferma al palo, vanagloriandosi dei pochi, ormai anziani, autori. Lo stessa diocasi per la narrativa, una linea discretamente piatta che gira da decenni intorno ai ”soliti noti” ancora in vita. Da un paese piccino come la neerlandia cosa ti aspetti, un nuovo stephen king? e comunque pure in D la letteratura è ferma al palo da tanto tempo.”

  5. I tuoi post sono sempre molto ricchi e colorati e per una persona come me nella prima fase di questa avventura made in Holland e’ decisamente un motivo di risata-riflessione. Poi pero’ mi soffermo e penso che le citta’, come le relazioni, le viviamo ogniuno a modo nostro… ed ogni persona prova qualcosa di unico che non e’ necessariamente giusto o sbagliato. Io non conosco Amsterdam come tu non conosci l’america (presuppongo) ma non posso che avere una specifica reazione quando leggo parole cosi precise e forti come quelle che tu scrivi, dove spieghi che l’olandede medio e’ colui che vive dentro a schemi prestabiliti, ad una mediocrita’ letteraria, ad una passivita’ quasi deludente… mi vieni da chiederti se per lo meno in questo aspetto negativo dell’olanda non ci sia pero’ un’assenza di ipocrisia, di desiderio di mascherare i reali problemi con un ego spesso due metri. Non vivi in una nazione che chiama se stessa la “migliore al mondo” e nel frattempo se ne fotte altamente del suo popolo (e qui potremmo scrivere capitoli interi). Non voglio iniziare una competizione del tipo “vediam chi trova piu’ merda nel proprio paese di residenza”… ma vorrei fare una riflessione semplice: noi siamo italiani, ed essere Italiani lo puoi pure definire come avere una malattia irreversibile. Abbiamo un’abbondanza di passione che non sappiamo arginare, che spesso sfocia in critiche, in delusioni, in ‘irritazioni cutanee’ che non passano mai, in nervosismi cosmici, in bestemmie, in “machecazzononsifacosi”… in egocentrismi, in onniscenze… Siamo fatti cosi, troviamo il pelo nell’uovo laddove non c’e’ nemmeno l’uovo. Quindi poco ci rimane da fare… o ce ne restiamo a casa nostra o impariamo ad accettare che la diversita’ di pensiero e’ una ricchezza e laddove temiamo che questa sia un limite, dobbiamo dare il buon esempio… “Lead by example e non sputare ner piatto dove magni”… Talvolta difficile da fare, ma forse necessario.

  6. Caro Marco, non fraintendere il mio commento. Ti seguo perche’ mi piace il tuo blog e lo vedo come una “finestra” tra l’oceano altantico e i tulipani. Non credo possano mai bastare anni ed anni di vivere “altrove”, lontani da casa… che poi ti ritrovi sempre e comunque sommerso da mille dubbi e paure nel momento in cui fai le valigie. Praticamente il limbo dove mi trovo ora io. Io posso solo parlare per quel poco che ho visto mentre ho visitato l’olanda per lavoro e piacere… Conosco solo il confronto tangibile che ho notato tra NY e Amsterdam. Posso commentare solo cio’ che ho colto in pochi giorni, libera dalla metro, dal chiasso dei clacson, dalle countless ambulanze, dall’aggressivita’ arrivista, dalla voce stridula degli hypsters di ogni tipologia “OMG, THATS SO AWESOME” o “OMG, I TOTALLY WANT THAT”. Commentavo solo la parte in cui hai descritto questi Olandesi mediocri, un po’ chiusi nella loro bolla di sapone. Scusa se mi viene da sorridere, con tutto che conosco poco-pochissimo questi Olandesi, ma mentre sento parlare di mediocrita’ penso al “mio” popolo acquisito 10anni fa, al fatto che l’80% di questa gente non ha il passaporto, la cosa piu vecchia che conoscono e’ la loro nonna… Penso alle tasse pagate da tutti noi italiani, da tutti gli illegali invisibili che contribuiscono in anonimato a pagare anche per quel maledetto 1%, penso al debito procapite che ogni uno ha sopra la testa come la spada di damocle, chi per via dell’universita’, chi per via di una pendicite. Penso ai senza tetto invisibili, ai veterani della guerra i quali non hanno nessuno diritto, i quali sono stati abbandonati a se stessi. Penso all’ipocrisia di quelle bandiere a stelle e striscie che svolazzano nel vento, fiere di rappresentare un’assurda finta perfezione mentre c’e’ una lunga lista di bambini che anche questa notte andra’ a dormire sotto a quelle stelle e strizie a stomaco vuoto. Pero’, pero’… come suggerivo io, noi siamo Italiani, non siamo dei colonizzatori come suggerivi tu, in fondo non sappiamo proprio come farla bene una guerra, siamo motivati dalla passione e da un incontrollabile desiderio di “perfezione” che ci fa odiare il bicchiere fuori posto, figuriamoci l’ignoranza. E non voglio cadere in nessuna presunzione, ma essendo stati il popolo del fascismo, del romanticismo, del futurismo, del del del, della rigidita’ mentale, della ricerca del bello, delle forme complesse, siamo dei viaggiaroti tormentati nell’animo… dobbiamo stare attenti quando approdiamo in quelle terre dove non ci e’ concesso sfogare la nostra vera natura. Mi sembra che con la loro mediocrita’ gli olandesi si siano conqusitati una liberta’ ad oggi da “noi tutti” invidiata. Se le regole portano democrazia e parita’, se portano ad una “societa’ sana”, ben venga una lingua che alle volte puzza di merda di cane. (Scusando un italiano un po’ tirato… anche io ho un po’ di dislessia da doppia lingua… spero di essermi fatta capire). Ciao!

    • marco alf il said:

      A tutti i lettori, soprattutto a quelli che aprono la porta, dicono “haidettounsaccodicagate!” e se ne vanno senza motivare il perchè ed il percome: i commenti del dissenso, come quello di Anna, mi fanno sbarellare e mi portano a continuare l’impegno con il blog e con voi. Questi sono i commenti con i controcoglioni che apprezzo 😀 Quindi Anna, grazie :)

  7. Spero di non fare eccessivo gravedigging con i post ma mi sono soffermato su questo, seguo da un po’ il blog essendo ormai adottato periodicamente dai dutch per svariate ragioni, non ultime affettive. Fresco fresco di Schiphol tra l’altro.
    I linea generale dissento sulla tua’proposta politica’, non so se sia andata poi in porto la legge ma sinceramente la applicherei volentieri in tutta Europa. Credo di avere un rapporto combattuto con le lingue, sempre amate e studiate, simil-madrelingua inglese e mi cimento da un paio d’anni con l’olandese da sopravvivenza. Mal sopporto una certa anglofilia a 360° che radica facilmente da quelle parti ma vuoi mettere con i ristoranti qui dove rispondono in italiano agli stranieri? E quel sacrosanto sistema dei film in orginilae con i sottotitoli dove lo mettiamo? Personalmente , se mai deciderò di fare il passo e trasferirmi, imparare bene l’olandese sarà la prima cosa che farò, riducendo al minimo l’inglese. Perchè? Perché come diceva qualcuno ognuno si rapporta a modo suo in base ad un background differente. A me Paesi Bassi e olandesi piacciono e tanto, punto. Avranno abissi di igiene e picchi di stronzaggine spesso e volentieri ma trovo più piacevole interagire con loro che con un italiano di cui, per inciso, non porto nulla con me, neanche in testa. Pechè datemi le patate fritte di Damrak e la pasta non la mangio per 5 anni, lo metto per iscritto. Perchè a me ‘Ik hou van jou’ suona più dolce e simpatico di un ti amo, che ci posso fare. Se mi è concesso,spulciando un po’ tra le tue pagine si sente molto la mano dell’italianissimo e orgoglioso emigrato che è sceso a diversi compromessi e si è costruito una vita li, ma senza mischiarsi più del dovuto. Nulla di male, anzi. Questo il succo, sottoscrivo diverse tue osservazioni sui post, per altre siamo agli antipodi..ma la visione di alcuni aspetti di un paese, credo sia legata a doppio filo con quell’impostazione mentale di cui accennavo prima :)

    ps
    Non facciamola così melodrammatica (parli d’Italia)…alstublieft è probabilmente la più facile da pronunciare dopo dankjewel 😉

  8. Leggo solo ora, per caso, questo sfogo contro l’olandese. Non solo delirante, ma veramente triste. Che una lingua e una cultura così poco note vengano bistrattate in questo modo, con un coacervo di stereotipi insulti impressioni soggettive dettate da rancore, mi fa cascare le braccia. Credo serva poco contrapporre altre impressioni altrettanto soggettive (la trovo una lingua duttile e molto espressiva).

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