paese che vai, igiene che trovi

spesso mi chiedono come sono gli olandesi.
allora, io lo so che mi si dirà che non è bella cosa parlare per categorie e stereotipi però, stringi stringi, sono gli stereotipi che ti aiutano a semplificare la realtà e ogni tanto semplificare è una cosa utile (in italia abbiamo pure il ministero della semplificazione…a qualcosa servirà, o no?).
ecco, io voglio dire solo questa cosa, che è un po’ uno stereotipo, però io penso che quando hanno inventato gli olandesi, li hanno programmati per costruire dighe imponenti, con la capacità di mettere il bello anche in ogni singola crepa di grigio cemento; gli hanno innestato l’amore per il giardinaggio, che loro non riescono a conservare un sacchetto di patate in casa per più di due giorni che se non le mangiano tutte subito avvertono l’urgenza di piantarle e vederle fiorire; la capacità di godere delle piccole cose –un caffè al sole, un giro al parco- gliel’hanno scritta nel DNA

ma
fatalmente
hanno dimenticato
di installargli nel profondo
il pacchetto igiene.
o meglio, quello che gli hanno installato doveva essere fallato o forse semplicemente non gli hanno aggiornato il software, li hanno abbandonati nella loro terra paludosa con la versione alpha di hygiene 1.0.
questa tragedia che ha colpito un intero popolo si consuma ogni giorno sotto gli occhi di tutti perché l’olandese medio in materia di igiene è fermo alla” regola dei tre secondi” e te lo dice pure, e convinto, anche.
ma che cos’è la regola dei tre secondi? ve la spiego come l’ha spiegata a me un’amica italiana sposata con un olandese (che le ha illustrato la teoria). la regola dice che “se tu raccogli una cosa da mangiare che ti è caduta entro tre secondi da quando ha toccato terra, questa non ha avuto il tempo di essere contaminata dai microbi e quindi la puoi mangiare tranquillamente”. e gli olandesi, molti, lo fanno. ma cosa accade scientificamente? nel vedere il tuo gelato in caduta libera sul marciapiede, ogni singolo granello di polvere e capello prendono il volo, ogni cacca di cane spiaccicata migra alla velocità della luce nel vicino belgio e ogni fetida pozza fanghigna evapora. lo sporco si apre in due come il mar rosso davanti a mosè creando un’area sterilizzata totalmente  germ-free e pronta a ospitare un qualsiasi intervento chirurgico eseguibile però in TRE secondi,  perché trascorso quel lasso di tempo polvere, capelli, cacca e pozze tornano al loro luogo natìo.  cioè, questo è quello che ne ho dedotto io, non so loro come si spieghino questa legge. in fondo, io ho ancora problemi a capire la storia dell’ora legale e l’ora solare eppure mando avanti o indietro le lancette dell’orologio quando me lo dicono, quindi probabilmente si può vivere benissimo seguendo la regola dei tre secondi senza chiedersi come funziona scientificamente.

io non voglio stare adesso qui ad approfondire l’argomento facendo esempi sui comportamenti in cui si traduce questa regola: le conseguenze –disgustose- le capite da soli.
però io io spero tanto che almeno i libri dei dottori comprendano la versione beta di hygiene, almeno fondamenti.

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9 thoughts on “paese che vai, igiene che trovi

  1. Claudia il said:

    A me la regola dei tre secondi la’vevano raccontata come “regola dei dieci secondi applicata dai mormoni al cibo che cade: se lo raccogli entro dieci secondi non e’ contaminato, e’ puro”.
    Ora sarebbe da esplorare la connessione fra mormoni e olandesi… 😀

    Senti ma… la mucca?!

    • la mucca l’ho trovata nel web, ma purtroppo non so né dove, né da chi sia stata scattata la foto.
      con questa cosa dei mormoni ormai sono già andata in fissa…indagherò!

  2. E’ che in tre secondi neanche il flash-topo riesce a fregarti ciò che ti è caduto, quindi è ancora tuo!
    in Inghilterra molti seguono la regola dei tre secondi nell’abbinare i colori dei vestiti.

    • no, spiega bene: cosa significa che applicano la regola dei tre secondi nell’abbinare i colori dei vestiti? se è come immagino, tremo e, soprattutto, inizio a pensare che anche gli olandesi la seguano, visto come vanno in giro vestiti…

  3. Pingback: Una riflessione sul rapporto degli olandesi con la poepje | Vivere Amsterdam

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