Code Dress: Berlino è davvero così glamour come dicono?

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Mettere in scena Berlino e la sua rilevanza storica attraverso la parodia di una spystory ambientata ai tempi della cortina di ferro per promuovere, con ironia, giovani designer ed etichette di moda che avessero  base a Berlino. Era questa l’intenzione iniziale di Code Dress, carinissimo cortometraggio realizzato dal regista Ale Corsini. “Poi il teaser si è trasformato in un progetto indipendente, un esperimento drammaturgico e narrativo tra il cortometraggio, lo spot pubblicitario ed il fashion film. E’ un’area di sperimentazione che mi interessa particolarmente, soprattutto alla luce del fatto che è proprio l’aspetto temporale che distingue il giovanissimo genere del fashion film dalla tradizione della fotografia di moda. Il legame con Berlino è fondamentale: non solo è ispirato agli anni ’80, anni fondamentali per la storia della città, ma strizza l’occhio anche a quell’estetica postmoderna, e a volte del kitsch, che di fatto rende Berlino così trendy. Lo abbiamo girato a maggio, dalle parti di Pfarrstrasse – Ostkreuz (una delle mie parti preferite di Berlino). La scena sui tetti è stata invece filmata a Prenzlauer Berg“.

Il team dietro a Code Dress è italianissimo: soggetto, regia e montaggio sono di Ale Corsini, la direzione della fotografia e la correzione cromatica sono di Valentino Griscioli , la musica ed il sound design è di Alessandro Pastore, mentre ad ideare il tutto, oltre agli stessi Corsini e Griscioli, c’è anche il bravissimo grafico, illustratore e fumettista Federico De Luca.

Stasera, 9 Ottobre, Code Dress verrà proietatto al Babylon all’interno del Lakino FIlm Festival ed il 12 ottobre al Pompidou Centre di Parigi, essendo in concorso alla sesta edizione del famoso festival internazionale di film per la moda “A Shaded View on Fashion Film”, ideato dalla celeberrima giornalista di moda Diane Pernet.

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Ale Corsini è nato a Milano, cresciuto a Cagliari, Pisa e nel Maryland, studiato a Perugia (dove ha conseguito una laurea in tecnica pubblicitaria) e a Brema (master in media digitali), ma da tre anni lavora a Berlino. Ha lavorato sia per il piccolo schermo (Passepartout su Rai3), per la pubblicità (alcuni suoi spot sono passati sulla RAI e LA7) e per il grande schermo (suoi lavori sono stati presentati in vari festival e rassegne di cortometraggi internazionali (tra cui il Raindance Berlin, Milano Film Festival, Cine Teatro Palazzo Moncada di Caltanissetta/Kalat Nissa Film Festival, Naxos Kino di Francoforte). Perché dopo tutto questo girare ti sei fermato a Berlino? “Ero già in Germania, ho vissuto a Brema per 7 anni.  Cambiare città è per me sempre stata una scelta prevalentemente dettata dal cuore più che dalla ragione. Di Berlino, così come di altre città, mi sono proprio innamorato. Innamorato del suo essere costantemente non-finita, incompleta, in trasformazione costante. E’ un po’ come un’attrice di talento che vive sulla propria pelle la molteplicità e talvolta le contrastanti sfaccettature della propria personalità, e sa mostrarne una o l’altra a seconda del ruolo da interpretare. Per queste ragioni, la vera bellezza di Berlino rimane celata al turista. Dal punto di vista più pragmatico, avendo avuto la fortuna di poter scegliere la sede della mia attività, ho scelto il luogo che secondo me avrebbe offerto più possibilità di maturazione artistica. Ritengo che il fermento culturale ed artistico di Berlino, soprattutto per quanto riguarda la sperimentazione, sia adesso come adesso, ineguagliato in Europa, e probabilmente nel mondo. Per questi stessi motivi non considero l’opzione di tornare in Italia a breve termine. Non tanto per l’attuale situazione economica, quanto per la stagnazione culturale che ci affligge da 30 anni e di cui, a mio avviso, la classe politica nostrana è tanto causa che espressione.”

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