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Prata Sannita e il suo castello

Castello di Prata Sannita
Castello di Prata Sannita

CENNI STORICI:

  • L’origine di Prata è incerta, ma fu frequentata già nel paleolitico (70 – 35 mila anni fa), come attestano i numerosi ritrovamenti nell’area antistante il convento di S. Agostino. Al periodo sannitico o pre-romano è da attribuire il cosiddetto “Muro delle Fate” in località Masseria della Corte, opera megalitica di notevole interesse. Al periodo romano, invece, appartengono numerose “ville rustiche”, vere e proprie fattorie attrezzate di tutto, costruite tra il II secolo a.C. e il III d.C. Durante il dominio dei Longobardi, Prata appartenne al Ducato di Benevento e in quel periodo molti suoi territori furono concessi dal Duca Gisulfo II ai Benedettini di Montecassino.  Il primo impianto del castello, come quello del borgo, risale all’epoca longobarda, e fu costruito per meglio difendersi dagli attacchi dei Saraceni, che nell’anno 863 già avevano distrutto Prata Piana. La fortificazione fu consolidata in epoca normanna quando feudatario di Prata era Giordano, figlio di Rainulfo conte di Alife, e successivamente ampliata per volere del re Carlo I D’Angiò. Nel 1271 la Baronia di Prata era retta da Filippo di Villacubla, e successivamente dalle famiglie dei: Capuano, Sanframondo e Pandone. Nella prima metà del Cinquecento il feudo appartenne alla Famiglia Rota e quindi, dagli inizi del 1600, alla Famiglia Invitti, Principi di Conca e Marchesi di Prata che lo detennero fino al primo decennio del secolo XIX. Nel 1861 Prata accolse l’invito del re Francesco II appoggiando il movimento filo-borbonico contro i Piemontesi. Oggi, il castello di Prata Sannita è proprietà della famiglia Scuncio che lo custodisce ed amministra da oltre 150 anni.

Il Castello…continua:

  • Il Castello di Prata Sannita sorge su un costone di roccia sfruttando le asperità naturali e sovrasta il piccolo Borgo Medioevale in parte ancora cinto dalle mura merlate nel lato Est, verso il fiume Lete.
    • […] Il primo impianto del complesso monumentale come anche del Borgo sottostante, risale all’anno Mille quando il villaggio di “Prata Piana”, posto nella pianura in direzione Venafro, fu raso al suolo dalle truppe saracene chiamate come mercenarie in queste contrade da Redelchisio, principe longobardo di Benevento, nell’anno 863. Di questa primitiva costruzione non esiste alcuna fonte figurativa: l’aspetto attuale del complesso è quello trecentesco, tipico dell’architettura angioina, con le caratteristiche torri cilindriche poste su basi tronco-coniche di notevole altezza, che ne rendono evidente la funzione primaria eminentemente difensiva. Nel tempo, gli eventi storici, operando trasformazioni, arricchimenti e sottrazioni, hanno configurato il nuovo aspetto del Castello trasformandolo da fortezza in residenza. Il lato verso la valle del Lete venne alleggerito con una loggia che oggi appare murata ed all’interno si realizzò una diversa distribuzione degli ambienti. Lo schema planimetrico che ricalca quello primitivo, di forma rettangolare, si articola intorno ad un cortile la cui pavimentazione di roccia poggia su una cisterna dove confluiscono le acque piovane provenienti dai tetti. Un pozzo consente l’utilizzo dell’acqua anticamente unica fonte idrica per gli abitanti del Castello. Un primo portone, subito dopo l’arco d’ingresso al Borgo Medioevale, introduce alle rampe di accesso al Castello, costruite in pietra, ad ampie gradinate e tornanti che terminano con una spianata da cui si domina una parte del Borgo sottostante. Il portale di fattura ottocentesca porta, in alto, la data che segna la fine dei restauri effettuati dalla Famiglia che è tutt’ora proprietaria del Castello. Il portone d’ingresso si apre su un androne in pietra viva e su una scalinata che conduce al cortile interno che separa le due ali del Palazzo e su cui si affacciano le finestre di alcuni ambienti. Le stanze abitate sono distribuite su tre piani. Un documento del 1742 descrive in parte la suddivisione dei locali: una piccola chiesa dentro, stalle, pagliero e stanze per la gente di servizio ed altri comodi e cortile, cisterna d’acqua e legna con rimessa per le carrozze, sito posto in questa terra loco detto “la Portella”. L’impossibilità carrabile delle rampe di accesso impediva infatti il transito alle carrozze fino all’ingresso principale, è pertanto da dedurre che tale rimessa corrispondesse all’attuale “Frantoio” con macine in pietra tutt’ora funzionanti, anch’esso parte del complesso monumentale ed inserito fra le base delle due torri maggiori e con ingresso dalla piazzetta detta oggi “Largo Portelle”. Il piano terraneo, raggiungibile con una comoda scala in pietra viva, ospitava anticamente i locali per la servitù ed alcuni depositi. Tutto il pavimento è di roccia e rivela come il complesso sia stato edificato assecondando la conformazione naturale del terreno. Ai lati alcune pareti dell’ampio locale, anch’esse di roccia, mostrano segni regolari dello scalpello utilizzato per renderne più uniforme l’andamento. Due di queste pareti corrispondono ai lati della cisterna. Un grande pilastro sostiene parte delle volte su cui poggiano le stanze del primo piano. Precede il vano delle cantine la stanza della prigione che occupa la base della così detta “Torre Piccola”. Si tratta di un vano circolare utilizzato su due piani come lasciano immaginare i graffiti sull’intonaco ricavati con strumenti di fortuna e che sfiorano quasi la volta. Le pareti di questo ambiente portano incise le emozioni dei prigionieri attraverso i loro scritti e disegni: profili di cavalieri, figurine maschili e femminili, Calvari con la croce sulla sommità, linee verticali a segnare il passaggio dei giorni, piccole barche, uccelli; questi ultimi forse segno della libertà perduta. Il primo piano, adibito ad abitazione dei proprietari reca più evidenti i segni degli interventi di modifica realizzati nel tempo come rivelano alcune incongruenze negli attacchi delle murature. I due ampi vani, posti dopo il cortile e completamente privi di copertura mostrano, anche se solo in parte, gli accorgimenti difensivi predisposti al momento della costruzione del Castello: il cammino di ronda che collegava le due torri maggiori, le tracce del tetto che correva internamente alle mura stesse, la scala interna alle mura della torre Nord e sostituita, presumibilmente nel Secolo XVIII, da una scala a vista di cui rimangono tracce ben visibili. Nel vano più spazioso dell’ala sinistra, sono ancora visibili zone di intonaco dipinto, la cappa di un camino, finestrini circolari che guardano verso il cortile e che davano luce ad un corridoio di cui recentemente si è rinvenuta la pavimentazione. Le finestre rettangolari poste in alto del medesimo vano fanno supporre ambienti posti al secondo piano e comunicanti con quelli tutt’ora abitati. All’interno della torre Nord alla quale si accede da questo ambiente, è posto un affresco con racemi ed una piccola Annunciazione. E’ probabile che in questo luogo fosse posta la piccola “Chiesa” descritta nel documento del 1742 già citato. Il secondo piano, al quale si accede mediante una scala ottocentesca in cotto, ripercorre la suddivisione delle stanze del piano abitato. Da qui è possibile raggiungere la terrazza posta sulla Torre Piccola e dalla quale si può ammirare l’intero Borgo Medievale spaziando fino alla pianura verso Venafro a Nord ed alla Valle di Pratella a Ovest. In alcune sale sono ospitati due Musei, uno storico e l’altro della Civiltà contadina; per entrambi l’ordinamento segue un metodo scientifico secondo criteri che si sottraggono al concetto di “collezione privata” per divenire museo pubblico. Ai due musei è stato concesso il patrocinio del Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali, Soprintendenza di Caserta e Benevento.

DA VEDERE:

  • Castello medievale
  • Convento di San Francesco
  • Museo della I e II Guerra Mondiale, Museo del Vasaio: Largo Portelle – 81010 Prata Sannita (Ce), Tel. 0823941080 –

Il museo storico:

  • Da alcuni anni nel castello di Prata Sannnita è esposta, collocata in adeguata sede, una vasta collezione di cimeli storici curata da Vittorio Scuncio. La raccolta, i cui temi guida sono sia la prima che la seconda Guerra Mondiale, è accompagnata da una esauriente documentazione fotografica. I cimeli, la cui paziente raccolta avviene ormai da anni, integrati dalle immagini fotografiche, in costante incremento costituiscono nell’insieme quello che viene comunemente definito il “Museo della Guerra”. Esso si compone di due sezioni ciascuna delle quali è dedicata ad un singolo conflitto. La sezione riferita alla prima Guerra Mondiale, nota comunemente come “la Grande Guerra”, presenta tra i numerosi oggetti di indubbio interesse una serie di fotografie illustranti il percorso del conflitto sul fronte italo-austriaco dal 1915 al 1918. Attraverso cimeli, immagini, didascalie, vengono descritte le prime battaglie dell’Isonzo, la guerra in alta montagna, le battaglie per la conquista della Bainsizza fino a giungere ai sanguinosi mesi del 1918 che videro le decisive battaglie del Monte Grappa e del Piave. Conclude la sezione il ben noto bollettino della vittoria del Generale Armando Diaz. Nella sezione seconda, ovvero quella dedicata alla seconda guerra mondiale sono riuniti i cimeli appartenuti alle truppe dei vari eserciti che si alternano nella zona ed in tutta Italia negli anni di guerra 1943-1945. La parte fotografica della sezione, ubicata in un’altra sala illustra la guerra solo nei settori di Anzio-Nettuno ed in quelli interessati dalla linea Gustav (Gaeta – Cassino Ortona) e dalle sue immediate vicinanze. Ampio spazio è stato concesso, infatti, alle fotografie illustranti i movimenti di truppe nei paesi prima ed immediatamente intorno Cassino in un immaginario itinerario di avvicinamento prima, stasi e successivo superamento della linea G tedesca. Ad ulteriore approfondimento delle vicende legate alla seconda Guerra Mondiale in Prata Sannita si sta procedendo alla raccolta di testimonianze verbali narrate dagli abitanti che qui vissero da giovani testimoni e che a distanza di tanti anni sono ancora una preziosa fonte di informazioni.

COSA FARE:

  • Visitare il  Castello medievale (sottoposto a vincolo con decreto del Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali nel 1984); il convento di San Francesco (1460), custodisce le mummie di Federico Pandone, di sua moglie e della figlia, degli affreschi (una ultima cena attribuita al Solimena) e antichi stemmi; la chiesa di San Pancrazio, con un bel portale con bassorilievi e tre piccoli leoni romanici; la chiesa di San Giovanni Battista (764 d.C.); la chiesa di Santa Maria delle Grazie. Visitare i tre musei collocati all’interno del castello: Museo della Civiltà Contadina, Museo della I e II Guerra Mondiale e Museo del Vasaio (Tel. 0823941080)
  • Passeggiare nel borgo, attraverso viuzze suggestive e stradine gradonate.
  • Assaggiare e deliziarvi con piatti ispirati alla tradizione locale. Ristorante Le Trote.
  • Specialità da provare: frattacchio, cianfrotta.
  • Lasciarsi servire, dalla Signora Lucia Scuncio, e rimanere incantati dal profumo e dalla fragranza dell’antico e prelibato
  • Bere il libum: Il libum si presenta in forma di panetti della grandezza di un’albicocca e viene servito su foglie di alloro unte con olio extra vergine di oliva; si prepara con formaggio fresco o ricotta, fior di farina setacciata di grano e uova.L’impasto tagliato a forma di panetti leggermente appiattiti viene messo in forno per 15/20 minuti. Grazie a Lucia M. Daga Scuncio, proprietaria del Castello di Prata Sannita, è possibile degustare, ancora oggi, l’antico libum durante una visita al Castello.
  • Ricercare e acquistare i prodotti gastronomici locali:: olio di oliva, vino, formaggi pecorini e caprini e salumi, aglio. Cercate. Cercate, gustate e tornate!
  •  Una visita particolare merita la Bottega Artigianale di Santillo Martinelli: riproduce e restaura antiche pavimentazioni, produce maioliche e oggettistica realizzati e dipinti interamente a mano.
  • Inerpicarvi per sentieri sconosciuti nella suggestiva valle del fiume Lete, o alla scoperta del canyon di Prata, o dei vecchi sentieri per Gallo Matese, e Valle Agricola, o alla vecchia centrale idroelettrica. E’ consigliabile una guida (Gruppo archeologico Prata Sannita, tel. 0823941005; WEB ) .
  • Discendere il Volturno o il fiume Lete in canoa.
  • Vivere un po’ l dal frastuono di città e rilassarsi con lunghe passeggiate conoscendo la gente del luogo e gli usi e costumi locali.
  • Andare a pesca o a caccia. Il fiume Lete, il Sava, Volturno, i laghi delle Corree, di Vairano o i laghi del Matese permettono di praticare sia la pesca sportiva (trote, lucci, carpe, cavedani) sia semplicemente di trascorrere delle ore a contatto con la natura e in piena tranquillità (si può richiedere una guida).
  • Gli amanti della caccia, nei periodi stabiliti dalla legge, possono cacciare il cinghiale, la volpe, la lepre e tante varietà di uccelli (folaghe, germani reali, ochette, ecc.).
  • Andar a funghi nei mesi di agosto e settembre (porcini, ovuli, gallinacci, mazze di tamburo, chiodini) o in cerca di asparagi da febbraio a maggio.
  •  Soggiornare a Prata Sannita, da maggio a settembre.

Come arrivare:

  • Autostrada A1 Milano Napoli: uscita casello di Caianello. Prendere la Via Venafrana (SS. 85), direzione Venafro, e dopo circa 2 km il bivio per Ailano-Prata Sannita.
  • Da Benevento: superstrada Telesina, uscita Vairano P. Prendere la Via Venafrana (SS:85), direzione Venafro, e dopo circa 2 km il bivio per Ailano-Prata Sannita.
  • Da Isernia: Prendere la strada Statale per Capriati al Volturno e continuare per Prata Sannita.

Pubblicato da borghicastelli

Giulio D. Broccoli