Il primo contatto di Toni con Exu – di Matteo Gennari

Di seguito “Il primo contatto di Toni con Exu”, il secondo di una serie di racconti da Rio de Janeiro, estratti dal nuovo romanzo di Matteo Gennari. Trovate gli altri racconti sul suo blog uffiliale.

Il primo contatto di Toni con Exu

Il Terreiro di Aboliçao è pieno di gente. Oggi c’è una festa. Il Pai de Santo è vestito di rosso, veste una lunga tunica rossa il Pai de Santo, e collane sgargianti che gli arrivano fino all’ombelico. I figli di Santo sono tutti vestiti di bianco. Accanto al portone, una giovane donna è seduta su un seggiolino sdrucciolo. Davanti a sé tiene una scatola di scarpe bucata nella quale depone il valore dei biglietti di entrata.

C’è una lunga fila fuori dal Terreiro di Umbanda. Una lunga fila di gente che aspetta questa festa con ansia e l’aspetta perché cerca un consiglio, una parola che possa aiutare a risolvere i problemi. Nel mezzo della fila, schivo, ombroso, mordendosi le unghie, c’è Toni. Occhi scuri e capelli scuri. Alto, magro, bianco come un cadavere, ha guidato la sua Porsche nera fino alla Zona Nord di Rio e l’ha parcheggiata proprio davanti al Terreiro. L’ha parcheggiata nella via Teixeira de Carvalho, dall’altro lato della strada c’è un bar con una piccola televisione e quattro sedie sgangherate. Quando la Porsche nera di Toni è entrata rombando nella Teixeira de Carvalho l’hanno notata tutti. Tutti si sono girati e hanno commentato, la fila davanti al Terreiro si è aperta naturalmente e le trenta, quaranta persone si sono disperse per un attimo, confuse da quella strana presenza, dall’opulenza e dal rischio che una macchina come quella significano in una zona povera di Rio come Aboliçao. Lo stupore è aumentato quando Toni è uscito dalla macchina. Bello, aitante, un brasiliano bianco, sicuramente della Zona Sud. Anche il Pai de Santo deve aver ascoltato il rombo del motore della macchina di Toni ed infatti ha raggiunto la porta, è uscito dalla costruzione grigia di mattoni, e ha aperto le braccia muscolose. Toni, che si era messo in fila come tutti gli altri, timoroso, ansioso come molti altri, quando ha visto quel signore venirgli incontro si è aperto in un sorriso.

  • Pai – ha sussurrato ed è scoppiato a piangere mentre l’omone l’abbracciava.

Gli astanti sono rimasti basiti. Zitti. A bocca aperta hanno scortato con lo sguardo il Pai de Santo e Toni che si abbracciavano, il religioso ha poi accompagnato dentro all’edificio di mattoni il giovane amico e, prima di salire le scale che li avrebbero condotti alla sua stanzetta, ha detto: – Non voglio essere disturbato da nessuno.

 

Per questo il rituale in questo giorno di festa è iniziato senza la presenza del Pai de Santo. La Mae Pequena, vestita di bianco, piena di collane al collo che le arrivano fino all’ombelico, e pesano, con l’aspersorio ha irrorato la casa di fumo, ha intonato i canti, i suonatori di tamburi hanno suonato, i medium della casa vestiti di bianco hanno cantato e danzato e i sessanta, settanta visitatori hanno accompagnato i canti e le danze battendo le mani.

Il Pai de Santo, mentre i suoi adepti introducevano la sessione, è rimasto al piano di sopra con Toni. Il Pai de Santo e Toni sono rimasti seduti in una stanzetta piena di amuleti. Sono rimasti seduti ad una scrivania piena di cianfrusaglie, carte da leggere, buzios da lanciare ed un pugnale, sì un pugnale, in mezzo alle cianfrusaglie, alle collane. Il Pai de Santo ha un’espressione molto seria.

  • E il cadavere dove lo hai lasciato? – dice.
  • Il cadavere – Toni si sta mangiando le unghie – è nel portabagagli della Porsche -.

 

Il Pai de Santo osserva Toni con occhi languidi. Si conoscono da poco ma per lui è come un figlio. Toni osserva il Pai de Santo con occhi disperati. E’ la sua ultima speranza prima di un ricovero nel reparto di psichiatria dell’ospedale Pinel di Botafogo, o della prigione.

  • Non giustifico quello che hai fatto. Quello che hai fatto non ha giustificazioni. Ma prima di darti qualsiasi tipo di consiglio, vorrei che ne parlassi con una delle mie Entità.
  • Con quale?
  • Con Exu.
  • Ho paura di Exu – risponde Toni.
  • In questo caso … – il Pai de Santo abbassa lo sguardo. E non conclude la frase ma Toni capisce che se è arrivato fino a quel punto, se ha varcato la porta di entrata di quel Terreiro, ormai non può che continuare in quella direzione.

Per questo sono scesi, l’omone muscoloso ha ripreso la direzione dei lavori della sessione religiosa e Toni si è seduto tra i visitatori, osservato, studiato silenziosamente da tutti. Sì perché non è tutti i giorni che un abitante della Zona Sud giunge da queste parti e non è tutti i giorni che ci arriva con un macchinone come quello. E non è tutti i giorni (o forse non è proprio mai successo) che il Pai de Santo accolga un visitatore sulla porta, abbracciandolo come un figlio.

Exu (Wikipedia)

La sessione di Umbanda, diretta dal Pai de Santo, è tutta un’altra cosa. L’uomo digrigna i denti e pare una tigre, balla come uno zingaro vanitoso, bello nonostante i sessanta anni e la pancia. Balla, volteggia, gira muovendosi agile sulle ginocchia magre mentre i figli percuotono i tamburi.

Quando le luci sono spente, è giunto il momento dell’incorporazione, della possessione da parte degli spiriti. Toni, dietro una cicciona coi capelli fitti e spessi come le foglie di un albero di acacie, vede a malapena quello che sta succedendo ed è preoccupato, molto preoccupato. Consulta l’ora ogni tre minuti. Suda. Pensa alla Porsche nera parcheggiata fuori e al cadavere nel portabagagli. Non si sente in colpa. Nemmeno un po’. Quell’uomo meritava di morire.

Ed ecco che all’improvviso, solo in mezzo al semicerchio dei figli, il Pai de Santo viene posseduto da Exu, dal demonio. Trema dalla testa ai piedi, dai piedi alla testa e viene posseduto da Exu, dal demonio. Un figlio accende un sigaro e glielo porge. Un altro figlio versa della cachaça nel bicchiere di ferro e glielo porge.

Il Pai de Santo non è più il Pai de Santo. Gli occhi sono vuoti, gli occhi segnalano un’assenza. E una strana presenza. L’assenza è quella dello spirito del Pai de Santo. La presenza è quella di un altro spirito. Exu aggrotta le ciglia. Ormai non è più il Pai de Santo, è Exu. Exu aggrotta le ciglia e dice ai figli di continuare a cantare. I figli obbediscono; mentre tutti cantano e ballano e i figli del Pai de Santo vengono posseduti da altri spiriti, Exu si avvicina ai visitatori, chiama Toni per nome e lo obbliga a seguirlo. Toni schizza fuori dalle panche, urta la figlia di qualcuno, una bambina di pochi mesi dentro al passeggino e si chiede che cosa ci faccia una bambina di pochi mesi ad una cerimonia come quella. Exu prende Toni sottobraccio e i due camminano (seguiti da un uomo di bianco che regge la bottiglia di cachaça) verso l’uscita del Terreiro, verso la Porsche nera.

I due, l’assassino e lo spirito, escono dal Terreiro, raggiungono la macchina parcheggiata là fuori mentre nel bar davanti un gruppetto di una decina di persone sta seguendo una partita nella televisione piccolissima.

Exu dice a Toni di aprire il portellone. Toni, bianco come un morto, obbedisce e così lo spirito vede il cadavere di un uomo dai capelli bianchi, in giacca e cravatta, contorto, accartocciato su se stesso come un bambino, come un bambino nella pancia della mamma.

  • La morte è l’inizio di tutto. Non è mai la fine – dice lo spirito e Toni annuisce. E’ sorpreso dalla ragionevolezza dell’argomentazione.
  • La morte è l’inizio e il tuo amico, il tuo migliore amico è adesso in un altro piano spirituale e sta cercando di capire perché è uscito così violentemente dal piano terreno, che è il vostro. Lo sa che la colpa in fondo è stata sua, che ha fatto ciò che non doveva fare, che è andato a letto con la persona sbagliata. Lo sa. E si sente in colpa. Però sa che chi ha deciso di eliminarlo non è stato Dio ma sei stato tu. Non ti perdonerà così facilmente. E potrebbe decidere, da spirito, di seguirti, alla prima occasione di colpirti. Potrebbe cercare di farti impazzire. O ammalare. Tu ce la fai a reggere?
  • Forse, con il Suo aiuto … – replica timidissimo Toni.
  • Bene, allora adesso guida la macchina al fiumiciattolo qui vicino; prendi il corpo del tuo amico e gettalo nel fiume. Poi, prima di tornare a casa, fermati a un qualsiasi crocevia e accendi una candela rossa – mentre lo spirito parla, il figlio di santo, di bianco, porge la candela e una scatola di fiammiferi al giovane Toni.
  • Quando entrerai in casa bevi un bicchiere di un qualsiasi liquore, ma deve essere forte. Dai un bacio alla tua donna e, se puoi, perdonala per quello che ha fatto. Dormi sonni tranquilli, che il peggio è passato.

Alla prossima luna piena torna qui da me con dell’oro da offrirmi. Non molto, ne basta poco. Una collana, un anello, meglio se di tua moglie. Vedrai che, con il mio aiuto, ce la farai a superare questo momento. Ricordati però di una cosa: non devi uccidere mai più.

  • Certo, certo – dice Toni e sente un singhiozzo salirgli dal petto, e la voglia di piangere di nuovo. Si sente grato verso questo strano individuo e verso il Pai de Santo, che conosce poco e che gli ispira tanta fiducia. Tornerà nel Terreiro con dell’oro e farà quello che il Pai de Santo e gli spiriti gli diranno di fare. E chissà che non trovi un po’ di pace spirituale.

 

Matteo Gennari, dal blog matteogennari.wordpress.com

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di Matteo Gennari: un professore di italiano nato a Milano e ora residente a Rio de Janeiro. Da poco ha pubblicato un nuovo romanzo ambientato proprio nella città olimpica, COME PERDERE L’ANIMA, acquistabile online dai principali negozi.

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