JUVENTUS – REAL MADRID 4 – 1

Di seguito Il terzo racconto da Rio de Janeiro, estratto dal nuovo romanzo di Matteo Gennari.

JUVENTUS – REAL MADRID 4 – 1

Dopo il primo gol di Dybala, di tacco, su tocco in profondità di Higuain e splendido velo di Cuadrado, Nino e Lorenzo, i due italiani che stavano guardando la partita nel baretto della Roupa Suja, nella favela Rocinha, a Rio, sono esplosi di gioia. Nessuno si aspettava un gol dopo cinque minuti di gioco, e non se lo aspettavano nemmeno Nino, venuto dalla Sardegna, a Rio ormai da un pezzo, e il suo amico Lorenzo che tra poco tornerà in Italia, a Torino, dove vive e dove, per lavoro, ha seguito le partite della Juve allo Juventus Stadium.

Hanno gridato davanti a una televisione dignitosa con una buona riproduzione dell’immagine, circondati dalla bella americana che li accompagna dappertutto e da un’amica svizzera innamorata come loro del Brasile; circondati, quasi accerchiati dal proprietario del bar che li aspetta ansioso perché sa che durante una partita di Champions si bevono in media sei, sette birre a testa, circondati, quasi accerchiati dai vicini curiosi e, ormai, tifosi come loro della Juve. A Rio le preferenze di chi segue la Champions sono rivolte, nella stragrande maggioranza, verso Barcellona e Real Madrid ma in questa piccola porzione della favela, in questi vicoli stretti e sporchi, tra questa gente sudata, indaffarata e felice è nato una specie di Juventus Football Club. Si ritrovano sempre gli stessi a seguire le partite della Champions e Lorenzo, che è un po’ paranoico, li ha costretti a vestire magliette sempre degli stessi colori (lui stesso la maglietta originale della Juve, regalatagli da Bonucci dopo un derby, non la lava dalla partita di andata degli ottavi, contro il Porto). Si siedono sempre con la stessa disposizione, la televisione sul bancone, il barista affianco alla tivù, l’americana, i due italiani, la svizzera e dietro i cinque, sei inquilini delle casette del vicolo del bar nella Roupa Suja. Ed erano seduti così quando, al ventesimo del primo tempo, quel fanatico di Cristiano Ronaldo ha pareggiato: uno a uno. Un gol in netto fuorigioco ma si sa: gli arbitri favoriscono sempre il Real. Lorenzo e Nino hanno imprecato assieme a Buffon, hanno imprecato le loro amiche, i clienti del bar, “Dai che ce la facciamo” ha poi detto Nino con un forte accento sardo. E’ un bel ragazzo dalla faccia pulita, pieno di buoni sentimenti. Lorenzo è più scuro, è figlio di calabresi, ha i lineamenti da immigrato. In favela stanno lavorando come cooperanti presso varie organizzazioni non governative, insegnano inglese, si interessano ai problemi della gente e Nino sembra ormai uno del posto. Quando cammina tra i vicoli lo salutano tutti, sta simpatico a tutti ed ha anche dimostrato di essere un ottimo centravanti durante le partite a calcetto nel campetto della Villa Verde. Nino si è innamorato della favela e non vorrebbe andarsene più. Qui ha trovato ciò che cercava: una ragione per credere negli esseri umani. E forse un’opzione per il suo futuro, chissà una carriera un giorno di cooperante internazionale … Oppure no, nessuna carriera ma tantissime amicizie, qualche amore e viaggi, viaggi, viaggi; ha girato praticamente tutta l’America Latina e vorrebbe conoscere l’Africa … Lorenzo non sa cosa gli succederà al ritorno in Italia dopo questi pochi mesi in Brasile, non sa se riprenderà la sua vecchia routine, se tornerà allo Juventus Stadium a fare la cronaca delle partite per un sito degli Emirati Arabi che lo pagava da un conto belga, non sa se morirà di nostalgia per il Brasile, se vorrà trasferirsi qui come ha fatto Nino … Ma nemmeno Nino sa quello che farà e poi perché bisogna sempre pensare a tutto, non è meglio lasciarsi vivere?

Calcio di rigore: Higuain, dopo un incredibile, un meraviglioso tunnel a Sergio Ramos, viene atterrato da Varane. Siamo al secondo minuto di recupero, è fondamentale, è importantissimo metterla dentro e chiudere il primo tempo in vantaggio. Dal dischetto lui: Paulo Dybala. E’ calmo, è freddo, è argentino ma non sembra un argentino. Il portiere del Real si tuffa e lui, alla fine del primo tempo della sua prima finale di Champions League, con un sontuoso tiro a cucchiaio la mette dentro. La Juventus torna in vantaggio. Dybala sorride, anzi sogghigna; Navas, che prima di accingersi a parare ha alzato le mani al cielo e ha pronunciato un Padre Nostro, ha lo sguardo torvo. E’ incazzato nero. Si sente preso per il culo dal ragazzino Dybala. Ma è così che il mondo gira, Navas!

Lorenzo stappa l’ennesima birra, l’americana gli dà un bacio in bocca, la svizzera (che segretamente ama Nino; è timida: non lo ammetterà mai) abbraccia il suo Nino e grida: “Forza Juve!”. Il barista grida “Forza Juve”, i clienti in bermuda, con e senza le magliette, sudati, accaldati gridano “Forza Juve”. E’ il grido di guerra, di lotta, di gioia di questo pomeriggio nella Roupa Suja, cioè nello Juventus Football Club della favela.

Durante l’intervallo tra primo e secondo tempo, Nino è corso all’ostello Roupa Feliz, nel quale ha soggiornato per quasi un anno, per prendere uno zaino che si era dimenticato. Nello zaino c’erano delle foto un po’ compromettenti che lo vedevano abbracciato a una bella tedesca bionda che aveva conosciuto ad una festa. Non sa chi gliel’ha scattata la foto più compromettente, quella nella quale lui e la tedesca si baciavano, fatto sta che qualcuno gliel’ha messa sotto il cuscino e lui un giorno, tutto meravigliato, si è svegliato e si è trovato questa e altre foto tra le mani.

Lorenzo è rimasto al bar a bere e a commentare le prodezze di Buffon che ha salvato il risultato in due occasioni. Prima su un colpo di testa di Sergio Ramos e poi su un tiro ravvicinato di Toni Kross, stranamente a centro area. “Grande Gigi!” commenta il calabrese, infervorato.

Ciò che è successo nel secondo tempo è di dominio pubblico: Buffon ha parato un rigore (inesistente) di Cristiano Ronaldo, Khedira ha siglato il tre a uno con un tiraccio dal limite e Dybala, letteralmente mostruoso alla sua prima finale di Champions, ha segnato il quattro a uno su calcio piazzato. Poi si è tolto la maglietta ed è corso sotto alla curva dei tifosi del Real ai quali ha mostrato la maglietta col suo numero e col suo nome scritti sopra, come aveva fatto Lionel Messi nell’ultimo scontro diretto tra Real e Barcellona.

Atto simbolico di Dybala, atto di fede nei confronti di Messi e dell’Argentina. Atto di sfida verso i tifosi del Real. Gli juventini a Cardiff hanno cominciato una festa che è poi continuata a Torino e che oggi, dieci giorni dopo, non è ancora finita. Ancora si parla in Italia della vittoria in Champions League della Juventus, la terza vittoria su nove finali disputate, sicuramente la vittoria più bella a coronamento di un’annata perfetta.

Anche nella Roupa Suja si parla della Juventus e delle follie dei due italiani che la notte della finale l’hanno passata nella palestra della Scuola di Samba della Rocinha dove hanno ballato il funky della favela come due favelados, hanno distribuito sorrisi, buon umore, gioia di vivere e hanno diffuso una bellissima immagine del nostro Paese.

Matteo Gennari – dal mio blog

__

di Matteo Gennari: un professore di italiano nato a Milano e ora residente a Rio de Janeiro. Da poco ha pubblicato un nuovo romanzo ambientato proprio nella città olimpica, COME PERDERE L’ANIMA, acquistabile online dai principali negozi.

Dettagli prodottoCOME PERDERE L’ANIMA

Copertina flessibile EUR 8,49Prime

Formato Kindle EUR 4,99

Dettagli prodottoUN SUCCO NATURALE, GRAZIE

Copertina flessibile EUR 13,60Prime

Formato Kindle EUR 4,99

Precedente L'unica realtà è il sogno Successivo Problemi coniugali

Comments are closed.