LA VISITA – un racconto di Matteo Gennari

In attesa dell’imminente pubblicazione di FAVELADO, una serie di racconti ambientati in Brasile in uscita il prossimo 7 dicembre sia in cartaceo che in ebook (già acquistabile dal sito della casa editrice), Matteo Gennari ci ha inviato un nuovo racconto breve intitolato “La Visita”.

Buona lettura.

FAVELADO - Ofelia Editrice
FAVELADO – Ofelia Editrice

LA VISITA

 Il mare di Copacabana pare una discarica. Ha piovuto tutta la notte, i due canali nei quali vengono riversati gli escrementi degli abitanti del quartiere si sono ingrossati, come ignobili affluenti sono sfociati in mare, e l’oceano puzza eccome. Lascia macchie nere sul bagnasciuga mischiate a lattine, scatole delle pizze, sacchetti. E scarafaggi dappertutto; se non stai attento mentre cammini te li ritrovi sulle caviglie. Sono in pochi quelli che si avventurano sul bagnasciuga, dalle parti della Siqueira Campos solo due ragazzi effeminati (ieri c’è stata la Parada Gay) che si sono divertiti durante la notte e in quest’uggiosa mattinata uno fa il bagno in mezzo all’immondizia e sculetta allegramente mentre l’amico lo filma col cellulare. E c’è pure Don Matteo, il religioso italiano, in tuta, che osserva i due tipi ed è osservato da uno dei due, quello in acqua, che interrompe il balletto tra le onde appena scorge l’espressione cupa del prete che si sforza di apparire indifferente, di non giudicare ma giudica anche solo con gli occhi, con l’inclinazione degli angoli della bocca o con la cadenza della sua andatura. Don Matteo sta facendo la consueta camminata, di solito si bagna la testa con l’acqua dell’oceano ma oggi non ne ha avuto il coraggio; sta pensando a tante cose non ultima l’ignobile stato delle cose, la distruzione della natura e del mondo, creato da Dio, da parte dell’uomo creato da Dio a sua somiglianza. Certo che se l’uomo assomiglia al Creatore, Dio non dev’essere un granché… Il prete allontana i dubbi e i pensieri accelerando il ritmo, ieri a casa sua, cioè in quello stupido appartamento nella salita della favela di Tabajara sono venuti a trovarlo Marzia, la direttrice della ong, e il marito. Matteo si è svegliato prestissimo e si è messo a cucinare il sugo al ragù seguendo la ricetta della nonna, ha tagliuzzato le cipolle fini fini, prima della carne nel soffritto ci ha messo una carota intera; era emozionato di poter ricevere una donna che ammira tanto nel minuto appartamento nel quale lui sta perdendo il suo tempo aspettando che lei gli annunci che potrà riprendere il lavoro missionario su in favela.

Marzia gli ha detto che le sparatorie continuano, continua la disputa per il territorio, per la vendita di droga, in tutte le favelas di Rio, nella Rocinha lo scontro è tra la banda, il clan di Rogerio 157 (che nessuno sa dove sia) e quello di Nem (che è in prigione), continuano gli scontri tra la banda di Rogerio e la polizia che pare favorevole al ritorno di Nem al comando del narcotraffico nella regione. Tutti affermano che ci sarà un’altra invasione da parte degli uomini del vecchio capo. Il marito di Marzia, ironicamente, ha proferito: – Se vuoi sentirti sicuro oggi devi vestire una corazza -.

–         E un casco di acciaio, in testa – ha continuato la negra credendo, buttandola sul ridere, di allietare l’animo dell’italiano che invece vede tutto nero, gli pare oramai che il grande dubbio, il dilemma sia seguire gli ideali o finire al cimitero, con la certezza che, parcheggiato in quello spazio, in piedi accanto a quei fornelli, al camposanto ci finirà anche prima del previsto.

–         Marzia, voglio tornare a collaborare con voi in favela, non devi rispondere per la mia sicurezza, assumo il rischio; scriverò un’e mail alla Curia di Milano spiegando che l’idea è mia, che nessuno qui mi ci ha mandato, che il passato è passato e io sono l’artefice del mio presente, assieme a Dio.

La donna ha risposto che beh, stando così le cose, la decisione è tua, l’importante è che se muori non vengano a dare  a me la colpa.

–         Non succederà, querida – ha chiosato il milanese poi i tre sono riusciti finalmente a conversare. Marzia e il marito gli hanno raccontato che in questo difficile periodo non hanno smesso di aiutare i bisognosi, di distribuire le medicine, accompagnare gli agenti di salute nelle case dei tubercolosi, di dare da mangiare a chi ha perso il lavoro, accogliere all’asilo molti bambini orfani di padre; durante la guerra del narcotraffico molti maschi adulti sono spariti nel nulla, i più vociferano che il suolo umido della foresta ricopra centinaia di cadaveri.

Don Matteo a bocca aperta non ha smesso nemmeno per un secondo di ammirare la coppia e soprattutto la donna coraggiosa, discendente di africani, il religioso la considera (la idealizza, speriamo non venga deluso) la vera incarnazione degli ideali del Vangelo, quegli stessi ideali che gli cambiarono la vita quando, a soli sedici anni, alle tette dell’avvenente compagna di classe che gli si offriva generosamente, preferì la difficile strada di una vita di rinunce e di missioni.

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