Noia – un racconto di Matteo Gennari

Nuovo racconto da Rio de Janeiro di Matteo Gennari.

IMPORTANTE!! – L’autore è alla ricerca di un editore per una serie di racconti ambientati a Rio, simili a questo come stile e temi (tra fantasia e realtà). Condividete!

NOIA

Mia moglie ha la faccia stanca. I giorni si ripetono tutti uguali e lei ha la faccia stanca. Si sveglia alle cinque e quarantacinque del mattino e prepara il pranzo che io porterò al lavoro. Alle sette e trenta esce di casa e va a lavorare. Al pomeriggio o torna qui nel nostro appartamento o gestisce, amministra e pulisce l’appartamento che la sua amica le ha dato da affittare ai turisti. Mia moglie poi la sera va a studiare, sta finendo la terza media, e viene a dormire verso le dieci, le undici.
Anche io ho la faccia stanca e ricomincio ad accusare, come ai vecchi tempi, problemi con l’alcool. Durante il giorno insegno, scrivo o traduco, la sera cucino per i bambini, faccio i compiti con Julia, dirimo le scorribande tra Julia e Milena, sento cosa c’ha Gabriel da raccontare adesso che sta facendo il militare.
Il fine settimana io e Maria tendenzialmente ci ubriachiamo. Meglio se ballando, meglio se in favela. Quando non ci ubriachiamo in ambienti curiosi o singolari, ecco che insorgono i problemi, ecco che cresce la noia.

Ciò che più mi annoia sono le cene con un gruppo di agenti del fisco amici di amici, tutti notoriamente corrotti, i quali davanti a me e Maria, forse perché ci considerano due idioti, dicono di non esserlo e fanno l’elenco dei casi nei quali hanno rifiutato una bustarella. Intanto però viaggiano tre volte all’anno in America o in Europa e investono in borsa i soldi che nessuno stipendio da agente del fisco onesto gli consentirebbe di investire. Mi causano rabbia i mariti e soprattutto le mogli. Una moglie, principalmente: Raquel. Una signora carina sulla cinquantina che a tavola parla solo di gelosie e tradimenti. E poi se ne esce con frasi come questa:
– Ti ricordi quella volta che ti hanno fatto fiscalizzare un postribolo e tu non ti sei fatto corrompere?

E il marito prosegue raccontando di quando è entrato in una sala termale (a Rio le terme sono coperture, in realtà sono dei bordelli) e il proprietario doveva pagare le tasse, allora ha tentato di pagare meno e lui … Parla come se la prostituzione fosse legalizzata, come se fosse normale il suo lavoro di agente del fisco in un bordello e come se anche le sedie non sapessero che il tenutario gli ha dato un cospicuo incentivo in cambio della sua discrezione e parsimonia nella riscossione. E gli astanti che, come me, sanno come vanno le cose, fingono di non saperlo e sorridono perché l’agente del fisco è un tipo brillante ed è sempre meglio tenerselo amico. Anche Maria, mia moglie, si incazzerebbe se io gli dicessi la verità, cioè che so che i soldi li ha fatti perché è corrotto ma non me ne curo perché tanto ci sono abituato e, soprattutto, non lo giudico. Però che la smetta di trattarmi come un imbecille. Ecco io queste cose non gliele posso dire perché mia moglie ci rimarrebbe male, Sergio (questo è il nome del fiscale) è così amico del marito della sua migliore amica … Io allora mi annoio, e bevo.

E bevo anche alle feste, alle grigliate organizzate in occasione dei compleanni dei bambini, bevo mentre questo e quella raccontano dell’ultimo viaggio in Europa o di come l’Europa o l’America siano meglio del Brasile, bevo perché non ho il coraggio di dire allora vattene o smettila di preoccuparti di cose inutili, pensa a chi qui è costretto a rimanerci come i miei amici periferici, e tutti i giorni a svegliarsi tra armi, spacciatori e poliziotti corrotti … Ma io non sono un periferico, non sono della favela, sono un italiano bianco e di classe media, quindi dovrei condividere i racconti sui viaggi e compiacermi dei posti che ho visitato, delle considerazioni intelligenti che ho fatto. Bevo. Non dico niente, non dico quello che penso perché mia moglie ci rimarrebbe male, rovinerei il giro di amicizie che ci siamo costruiti a fatica, tra una birra e l’altra.
Quando torniamo a casa io e Maria di queste cose non parliamo ma io so che lei pensa più o meno quello che penso io. E, potendo, farebbe volentieri a meno di certi incontri, di certi appuntamenti. Ma, cosa vuoi, i bambini devono vedere i loro amici e noi i genitori degli amici. Non si può vivere solo in favela o nella Macumba!

Così ci calmiamo, se necessario smaltiamo la sbronza con litri di acqua e qualche tè e ci prepariamo per il risveglio del lunedì, alle cinque e quarantacinque del mattino; in fondo in cuor nostro ringraziamo Dio per avere un lavoro, che è un lusso, di questi tempi, ma la noia, la noia non la possiamo cancellare, la noia ci corrode, mi corrode come ha sempre fatto e come faceva quando vivevo a Milano. Ai vecchi tempi vinsi la noia cambiando tutto, cambiando radicalmente vita, ma adesso cosa posso fare?

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di Matteo Gennari: un professore di italiano nato a Milano e ora residente a Rio de Janeiro. Da poco ha pubblicato un nuovo romanzo ambientato proprio nella città olimpica, COME PERDERE L’ANIMA, acquistabile online dai principali negozi.

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