Anche i preti hanno la mamma

La situazione a Rio de Janeiro è degenerata, soprattutto nella famosa favela della Rocinha.

Le forze dell’ordine se ne sono andate lasciando campo libero a due bande di massacrarsi tra di loro.. peccato che la popolazione della favela è rimasta ostaggio di una vera e propria guerra. Le sparatorie sono continue, lo scenario è da guerra.

Grazie a Matteo Gennari per il suo racconto da Rio. trovate altri racconti e notizie sul blog uffiliale.

IMPORTANTE!! – L’autore è alla ricerca di un editore per una serie di racconti ambientati a Rio, simili a questo come stile e temi (tra fantasia e realtà). Condividete!

Anche i preti hanno la mamma

La Rocinha, la favela della mia amica Marzia, è in guerra, di nuovo. Questa volta la causa è l’invasione da parte di narcotrafficanti amici dell’ex capo Ney (si chiama come il marito di Marzia, ma non è lui) che vogliono sconfiggere, uccidere il nuovo capo (nuovo, ma in realtà al potere già da un po’) di nome Rogerio, ex guardaspalle di Ney, al suo fianco fino a quando l’allora numero uno venne arrestato. Questi nomi non vi dicono molto, rappresentano però comandanti di fazioni criminali potenti e simili, nell’efferatezza e in certi modi spicci di intendere il potere, alle cosche, ai clan italiani. Ney infatti è un leader della fazione ADA, Amici Degli Amici, e comanda il suo manipolo di scagnozzi usando il cellulare, dalla prigione. Rogerio gli era fedele poi però ha cambiato idea e si è alleato a una gang agguerritissima di San Paolo che sta prepotentemente entrando nel business degli stupefacenti a Rio. Il mulatto Rogerio ha fatto uccidere tutti quanti all’interno della favela fossero ancora fedeli al vecchio capo. E Ney, dalla prigione, ha comandato l’invasione. La polizia, previamente avvisata, ha abbandonato la favela, ha allontanato tutte le vetture, ha chiuso porte e finestre della caserma (rimasta vuota). Ha deciso insomma di lasciare che i narcotrafficanti si scannassero da soli.

E così, alle sei di una domenica mattina, mentre Don Matteo, missionario italiano avido lettore del Vangelo, si preparava il caffè nella stanzetta che si è affittato proprio all’entrata della favela, è cominciata una sparatoria che è durata più di un’ora. Il religioso italiano aveva appena acceso il computer e l’aveva sintonizzato su skype per chiacchierare, come di consueto, con la madre vecchietta che abita nella periferia di Milano. Gli spari erano così forti e così vicini che lui si è buttato per terra senza nemmeno spegnere il gas. Un proiettile è entrato in casa e ha spaccato due vetri, quelli delle finestre che danno, una, sull’angolo tra la via Apia e la traversa Roma, e l’altra direttamente sulla via Apia. Non è comune che una sparatoria avvenga proprio all’entrata della Rocinha, di solito i narcos dirimono le controversie nelle parti meno accessibili anche per evitare d’essere visti dalla polizia. Ma oggi della polizia non c’è traccia. Don Matteo, occhi spalancati dal terrore, assiste all’invasione, all’intrusione di un’enorme quantità di proiettili che letteralmente devastano la porta del frigorifero. Sullo schermo intanto l’icona di skype ha cominciato a brillare, la suoneria sta suonando, è la madre di Matteo, la signora Giuseppina, povera vecchiettina di San Giuliano Milanese. Se Matteo non risponde subito lei ci rimane male, lei si preoccupa, lui non è l’unico figlio ma sicuramente il più amato, il più coccolato, quello dal quale la signora si aspettava eterna dedizione. Ed invece lui è partito, se n’è andato, gli è venuto quest’istinto missionario, l’assurda idea di seguire alla lettera il Vangelo. Matteo si alza mentre le finestre, entrambe, quella sulla via Apia e quella sulla traversa Roma, esplodono. Il religioso raggiunge il tavolo, prende il computer con le due mani, veloce come un gatto innamorato trascina il computer con sé a terra, lo appoggia sul pavimento, appoggia il mento sul dorso delle mani. Clicca sull’icona verde della risposta e cerca di inventarsi l’espressione adatta per parlare con la mamma. Improvvisamente si ricorda di un mattino di un centinaio di anni prima, quando si era bloccato dentro all’ascensore …

–         Allora, figliuolo, come va?

Il rumore è assordante, sono gli spari di una mitragliatrice così precisi e potenti che sembrano provenire dalla casa di fianco alla sua. Lui però è sdraiato a terra e non può verificare.

–         Tutto bene, mamma. Il progetto è cominciato. Se continuiamo così, salveremo molti giovani dal narco …

PAM! PAM! TARATARATAM! PAM!PAM! TARATARATAM!

–         Cos’è tutto questo casino?

La vecchiettina ha l’espressione serafica di sempre e il prete, già che è domenica mattina, se la immagina che è uscita da poco dalla funzione, dalla messa della chiesa di San Donato. E’ un bel pezzetto, a piedi, ma lei è una gran camminatrice.

–         Fuochi d’artificio, mamma. Qui è già cominciato il carnevale.

–         Che Paese allegro, il vostro. L’Italia è così triste …

–         So che il papà ti manca ma non ti devi rattristare. E mantieniti salda e forte nella fede in …

TARATARATAM! TATTARATTATAM!PAM!PAM!

E’ una scarica più forte. Sono scoppiate le due lampade e il ventilatore ha smesso di ventilare. Sembra la fine del mondo.

–         Che carnevale agitato il vostro. E oggi cosa farai, continuerai a lavorare o ti unirai alla festa?

–         Oggi vado a ballare, mamma. Anche noi preti ogni tanto meritiamo qualche svago.

–         Senti, Matteo. Quando torni per l’estate ti prego portami un regalo. L’anno scorso sei venuto a mani vuote e io ci sono rimasta malissimo.

Giuseppina non perde l’occasione di rinfacciargli le sue mancanze di figlio. Da troppo tempo Matteo vive lontano da sua mamma; nonostante l’approssimazione realizzata grazie a skype, loro si incontrano una, al massimo due volte l’anno. E lui si dimentica delle date, e dei regali.

–         Certo, cara. Ma anche tu, mi raccomando, prendi le medicine. E prega per i miei fratelli, per l’anima del babbo, e per me.

–         Tu non ne hai bisogno. Sei un sacerdote, e conosci Dio.

Lei se ne esce sempre con certi discorsi …

PA!PA!TATTARATTATAM!PA!PARAPARAPA!

–         Mamma, ti saluto che i rumori del carnevale oggi sono insopportabili. Ti richiamo appena posso, appena la situazione è più tranquilla.

–         Certo, figlio mio, ricordati che la mamma ti ama.

–         Anche io ti amo, mamma.

Il religioso appoggia gli occhi sui dorsi della mani e piange. Ha paura. I banditi sembra non abbiano intenzione di smettere di sparare. Oggi non potrà uscire di casa, non potrà incontrare i suoi adolescenti, l’amico Fra Bernardo o Marzia, la direttrice dell’organizzazione non governativa. Ma tra poco, non appena i colpi di mitra smetteranno, telefonerà un po’ in giro per capire cosa sta succedendo nella favela. Le lacrime intanto scendono copiose sulle mani e sul pavimento. Si sente solo, Don Matteo, si sente come quella volta che rimase chiuso dentro all’ascensore e, nonostante ci avesse provato per ore e ore, non trovò un modo per comunicare il suo dolore alla sua mamma che stava lavorando nel negozio col papà, e non rispose alle telefonate dei soccorritori.

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di Matteo Gennari: un professore di italiano nato a Milano e ora residente a Rio de Janeiro. Da poco ha pubblicato un nuovo romanzo ambientato proprio nella città olimpica, COME PERDERE L’ANIMA, acquistabile online dai principali negozi.

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