Come L’ Aquila che vola libera tra il cielo e i sassi

La scorsa settimana sono andato all’Aquila insieme ad altri amici per testare l’ormai “famoso” Giovedì universitario. Quale occasione migliore per visitare la città e trovare le risposte ad alcune domande che mi sono sempre posto, in seguito al terremoto del 6 aprile 2009.
La città è “morta”, non serve alimentare le false speranze dei residenti, soprattutto del centro storico, o zona rossa, come si chiama adesso, basta costruire una nuova L’Aquila, magari nella vallata circostante dove le persone possono crearsi una nuova vita. Questo è quello che pensavo dopo aver ascoltato i notiziari e aver “vissuto” la vicenda in maniera esterna, (giudicate alla fine).
Appena arrivati, il primo pensiero è stato: che freddo!! Venendo da Pescara, infatti, si percepiscono uno per uno i gradi di differenza. Una volta sistemate tutte le nostre cose, iniziamo la classica serata universitaria, dove si ride si scherza e si sta in compagnia, bevendo una birra e mangiando una pizza. Ad un certo punto della serata, solitamente, c’è sempre la persona che esordisce con un: “Dai ragazzi usciamo”. Allora si esce, e per la gioia di noi “gente di mare”, i gradi sono diminuiti ulteriormente e non c’è niente di meglio che combattere il freddo andando in un locale. Arriviamo in centro e tra un cantiere e l’altro mi accorgo che le strade della città sono piene di ragazzi, e più o meno il colpo d’occhio è questo.

.IMG_1486 Non male direi per essere una città “morta”. Dopo essere stati in vari locali, come succede sempre quando si esce in gruppo, ci si perde di vista ed io e altri due amici ci siamo ritrovati per alcuni vicoli della città e trovando molte porte aperte di vecchie case colpite dal sisma, abbiamo deciso di entrare, per vedere realmente la gravità dei danni. Entrando nella prima casa, scorgiamo sulla porta l’insegna dell’università, guarda caso: “Dipartimento di lingue straniere”. La stanza era divisa in tre parti, la parte sinistra, totalmente crollata, l’atrio centrale, e la parte destra dove c’erano una massa di documenti che riguardavano esami, libretti e altre cose riguardanti gli studenti dell’ateneo.

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Stessa strada altra porta, al suo interno un corridoio lungo e buio, tenuto in piedi da grosse travi di legno. A primo impatto ricordava un tunnel di una miniera, (di quelli che si vedono nei film “western”, per capirci). Alla fine del corridoio c’era un triciclo rotto. IMG_1500Salendo le scale e fermandoci piano per piano, fino al terzo, completamente crollato, la cosa che più colpiva era vedere tutti gli oggetti sugli scaffali, come era ipotizzabile che fossero la notte del sei aprile al momento della tragedia. Pensando che alcune persone abbiano perso la vita, quella vita ora sconvolta di chi è sopravvissuto, vacillano tutte le considerazioni iniziali, capendo che dover ripartire da zero non sia stato così facile.  Il nostro “tour” è terminato nella piazza principale, “Piazza Duomo”, centro della vita di ogni città, luogo di incontro, di mercato, di festa, che adesso purtroppo simboleggia il contrario. Riformato il gruppo, ci buttiamo nuovamente nella “movida aquilana” fino a tarda notte, non pensando a quello che è stato, ma a quello che potrà essere, grazie a tutti i ragazzi che studiano e/o lavorano nella città, rendendola viva, perché fino a quando ci saranno i giovani, ci sarà sempre un “domani” e come dicono gli artisti uniti per l’Abruzzo: “ E di nuovo la vita sembra fatta per me, e comincia domani”.

Vi lascio con un’immagine della basilica di  “Santa Maria di Collemaggio”.IMG_1530

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