Lettera al Terremoto

Ciao Mostro,
ci siamo conosciuti per la prima volta il 31 Ottobre 2002. Io avevo 9 anni ed ero a scuola. Quando sei arrivato, ci hanno fatto subito uscire tutti. Non capivo, non ti conoscevo, non sembravi così terribile. Poi la tv, i bambini morti, le case crollate… però ero troppo ingenuo, non avevo paura di te perché ti eri fatto vedere solo da lontano. Quella volta avevi deciso di distruggere la vita di tante famiglie. Forse non da solo, non è stata solo colpa tua, però per tutti sei stato tu. Prima di allora avevi solo giocato a nascondino con noi. Ti facevi sentire piano, e ricordo che mio padre mi insegnò a riconoscerti nel riflesso del lampadario contro il muro: “Quando vedi che il riflesso balla, vuol dire che ha fatto il terremoto”.  Sai quante volte guardavo quel riflesso quando non avevo nient’altro da fare? Era quasi un gioco.
Nel frattempo sono cresciuto e con me mio fratello. Mio fratello studiava all’Aquila e a me questa non mi andava molto a genio. Non mi è mai piaciuto dormire da solo in camera e quando lui ha iniziato l’università non ti nascono che è stata dura. Poi un giorno sei tornato a farci visita, come se avessi paura che ci fossimo dimenticati di te. Non ricordo bene questo periodo della mia vita ma ricordo che mio fratello chiamava mia madre per dirle che aveva sentito una scossa e che erano usciti tutti i casa. Ricordo solo questo.
Forse quella volta lo hai spaventato mio fratello perché ricordo che decise di passare il week-end a casa. Era il 5 Aprile 2009 e andammo a dormire con un vento forte fuori. Il vento mi ha sempre dato fastidio. Faceva sbattere la tapparella di camera nostra facendo un rumore fortissimo.
Non dico le bugie, molti dissero che se lo sentivano, io invece no. Per me eri lontano. Eri ancora quello del riflesso della luce. Fino alle ore 3:32 del 6 Aprile 2009.
Non ti avevo sentito Mostro. Avevo sentito le urla dei miei di paura. Ricordo poco di quella notte ma lo ricordo in maniera indelebile. La faccia bianca di mio fratello che mi butta sotto il letto di forza (e pensare che credevo fossero entrati i ladri con un mitra, mi ci viene quasi da ridere), il pavimento freddo che urla anche lui, il letto che balla e quando mi giro vedo la mia chitarra saltare, sembrava avesse preso vita. Da quella sera in poi posso dire che niente mi fa più paura al mondo della tua voce, del tuo boato che avvolge tutto.
Il resto nemmeno te lo racconto. Lo hai provocato tu. Sembravi infastidito dalla resistenza di noi abruzzesi, forse per questo hai deciso di farti sentire di nuovo, il giorno dopo, mentre io e la mia famiglia eravamo a cena nel garage dei miei nonni. Quella volta ti sei dimostrato per quello che sei, un Mostro. Ricordo i pappagalli di mio nonno impazzi, ricordo il lampione fuori casa ballare ma sopratutto ricordo la macchina di mio zio, una punto bianca, oscillare talmente forte che tutti pensavamo si cappottasse da un momento all’altro.
Ci hai fatti dormire al freddo, a casa di altri, nelle tende, nelle macchine. Ci hai fatti tenere la tv accesa per tenere il conto dei ragazzi che tu hai ucciso. Ma anche questa volta non è stata solo colpa tua.
Piano piano poi ti sei arreso, sei sparito, perché noi non ci siamo piegati.
Lo ammetto mi ero quasi dimenticato di te lo sai?

Caro Mostro dove sei stato fino a quel maledetto 24 Agosto 2016?
Stavo trascorrendo una delle estati più belle della mia vita ed era tutto pronto per il la mia vacanza studio a Malta, ma poi sei tornato tu a rovinare tutto. Sapevi che piano piano ti stavamo dimenticando.
Quella sera a differenza di quella del 6 Aprile di 7 anni prima me la ricordo alla perfezione. Ero uscito con la mia ragazza e con un’altra coppia. Eravamo stati in un bar a fare due chiacchiere con la promessi di rivederci presto. Erano le 3:00 ed ero appena tornato a casa. I miei due Jack Russell però avevano qualcosa che non andava. Correva per la casa si mordevano le zampe fino a farsi uscire del sangue. Così decisi di svegliare i miei per fargli dare un’occhiata ma niente da fare. Mia madre era a letto, mio fratello fuori per una vacanza e io e mio padre eravamo nel corridoio che unisce la zona notte a quella giorno. Erano le 3:35 (ti piace fare questi giochetti eh Mostro?). Per me quello è stato l’ultimo secondo di vita senza di te sotto pelle, nel cervello e nel cuore. Un secondo dopo, un frame dopo, sei tornato, più forte di prima, più cattivo. Sono corso sotto il letto, ero in mutande e a distanza di 7 anni ero di nuovo lì sotto il quel letto, con il pavimento freddo e con il mondo intorno che sembrava esplodere, con il tuo boato, sperando che finisse e sperando che se avessi deciso di uccidere questa volta, ci avessi ucciso tutti insieme. Da allora la mia vita è cambiata. Sono riuscito ad evitarti miracolosamente altre due volte ma tu continui a fare male alla mia gente, alla mia famiglia, al mio paese al mio abruzzo. Perché? Perché non ci lasci in pace?

Oggi 24 Gennaio 2017, dopo 15 anni dalla prima volta che ti sei presentato come un semplice diversivo alle giornate noiose a scuola, so chi sei, ti conosco, la tua voce mi risuona nelle orecchie, ti ho sempre in mente ad ogni minimo movimento anomalo. Non sei più un riflesso, ora sei un Mostro che mi distrugge. Finalmente ho capito perché nel 2002 vidi quelle persone piangere in tv. Non piangevano solo perché tu avevi portato con te la Morte. Era questo che non capivo. Tu quando andavi via portavi via con te anche gli altri due parametri su cui si basa la nostra vita: Amore e Tempo. Ora che lo so ti temo. Ho paura di te e ne avrò per tutta la vita. Anche quando sembrerai sparito, lontano dimenticato.

Però caro Mostro voglio dirti un’ultima cosa. Tu non riuscirai mai più a portare via Amore e Tempo. Lo so, potrai portarci la Morte, forse ce la porterai nel sonno, forse a lavoro, forse la porterai ai miei cari lasciandomi solo al mondo. Ma no, non ci arrendiamo a te. Non smetteremo mai di avere Amore e Tempo per andare avanti, per ricostruire case e vite.

E’ ora di salutarti Mostro. Sono sicuro che presto o tardi mi verrai a fare visita di nuovo, non importa quanto io possa pensare che tu sia lontano. Tu tornerai ma sarei inerme. Ti temiamo ma non chiniamo a te.

r.e.

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Informazioni su Riccardo Esse

Nato a Teramo il 7 Marzo 1993, sono cresciuto in un piccolo paese di provincia, Castelli, famoso per la produzione di ceramiche d'arte. Dopo aver conseguito il diploma ho deciso di cambiare rotta e tuffarmi nel mondo delle lingue che fin da piccolo mi ha sempre affascinato. Ho deciso così di iscrivermi all' Università degli studi di Chieti e Pescara G. D'Annunzio in mediazione culturale. Ho vissuto a Pescara per tre anni ed una volta conseguita la laurea, ho cambiato di nuovo città trasferendomi a Modena per continuare i miei studi. Curo una pagina Facebook, "Diario di bordo" nel quale parlo delle mia più grandi passioni: i viaggi.

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