Italiani a Dublino. 3: le inquietudini di Robert in “Dublin Calling”

Eccomi qua di nuovo dopo un po’ di assenza dovuta in parte anche alla mia vacanza milanese di Halloween.
(E si dopo 4 anni di seguito questa volta ho deciso di passarlo a casa).

Tornato in mezzo al clima tipico irlandese che imperversa in questi giorni, e immerso nel (troppo) stress del lavoro, non vedevo l’ora di tornare a raccontarvi qualcosa qui su zingarate.

E quindi ho deciso di scrivere la terza parte della serie “Italiani a Dublino”. Se vi ricordate, l’ultimo “episodio”  era dedicato al farmacista Marco. Post che ha riscosso molto successo, date le parecchie email che mi avete mandato, chiedendomi info sul ragazzo trevigiano che lavora a Bray.

D’altronde quando si parla di professioni e di lavoro di noi italiani in Irlanda, posso capire che l’argomento susciti curiosità. Non sono pochi ormai, infatti, i connazionali che lasciano o pensano di lasciare il Belpaese.
Ma torniamo all’argomento del post. Oggi il soggetto in questione (Robert Sanasi) in realtà ha lasciato Dublino quest’anno per altre destinazioni (l’ultima informazione nota è che si trovi in Germania, ora).

Robert è un mio amico italiano che ha passato più di sei anni e mezzo a Dublino. Prima che partisse, ho deciso di fargli qualche domanda sul suo futuro, e poi ho quindi pensato che potesse essere una buona idea pubblicare un post sulla sua storia. Peraltro, questo ragazzo è un mare di inquietudini, e questo ha reso ancora più interessante la sua vicenda. Sei anni e mezzo di indecisioni, sofferenze, storie personali e vicende si intrecciano e vengono narrate dallo stesso Robert il salentino (lui è molto orgoglioso della sua regione di origine…che non è la Puglia – quante volte mi ha corretto – ma il Salento. Anzi “lu Salentu”).

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Dicevo…”vengono narrate”. Ebbene si. Il 33enne della provincia di Lecce ha scritto un libro che ho letto e di cui mi accingo a parlare in questa sede. Il titolo è eloquente: “Dublin Calling. Inquetudini emigranti”, pubblicato su Amazon.

"Dublin calling", Il libro di Robert Sanasi sulla sua esperienza dublinese.
“Dublin calling”, Il libro di Robert Sanasi sulla sua esperienza dublinese.

Ho letto il racconto tutto in un fiato. Questo libro, in cui Robert parla appunto della sua vita qua nella capitale d’Irlanda, delle sue avventure e disavventure amorose, lavorative ma non solo (delle nuove amicizie strette nel paese dei folletti, e  delle difficoltà dovute a problemi personali e famigliari in Italia), è molto scorrevole e rende bene l’idea di cosa voglia significare lasciare l’Italia e trasferirsi altrove, affrontando una esperienza di vita in un paese così diverso dal nostro come questo. Esatto, di vita. Il libro mi è piaciuto (tanto che ho deciso di aiutare Robert regalandogli una mia foto che mi ha chiesto, quella in copertina. Premetto che non ci guadagno un cent:)) ma come ho scritto nella recensione online e detto direttamente all’autore, fa notare una certa insicurezza e incertezza sul proprio futuro proprio alla fine del racconto. In fondo, il sottotitolo rispecchia benissimo questa sensazione. L’inquieto Robert ci racconta la sua perenne ricerca di qualcosa che non trova.
Detto questo , posto qua di seguito la intervista. Vi invito tutti a leggerla attentamente, offre spunti e riflessioni interessanti.

Robert Sanasi
Robert Sanasi

D.”Robert, cosa ti aveva portato a Dublino?”
R. “La ricerca di un impiego stabile combinata al desiderio di una nuova esperienza di vita all’estero.”
D. “Come ti sei trovato in generale qui? Lati positivi e lati negativi?”
R. “All’ inizio benissimo per il fatto di aver trovato un lavoro con un buon stipendio, tanti amici e divertimento. Dublino è viva, amichevole, un po’ matta e questo mi piace… La gente è aperta e cordiale e gli stipendi sono mediamente alti. Mi piace la sua multiculturalità e la sua passione per la musica.
Certamente, passato l’entusiasmo iniziale, ho dovuto affrontare un periodo più difficile legato al dovermi ambientare ed abituare a un clima piuttosto ostile e a un cibo diverso – gli aspetti più negativi secondo me – oltrechè per via di una vicenda familiare, raccontata nel libro, che ha caratterizzato gran parte del mio primo anno in Irlanda.”
D. “Di che cosa ti occupavi?”
R. “Lavoravo nel customer support presso varie importanti multinazionali USA.”
D. “Di cosa parli nel tuo libro?”
R. “In “Dublin Calling” ci sono io e c’è Dublino in un rapporto spesso contraddittorio di amore/odio . C’è la crescita di un ragazzo all’estero e la sua “joy of living”, una grande fame di nuove esperienze di vita. L’ opera è autobiografica e mette in risalto storie di vita ordinaria e non, inquietudini, pensieri, desideri un giovane alla scoperta del mondo fuori casa.”
D. “Cosa ti ha stimolato a scriverlo? Hai sempre avuto la passione della scrittura? O ti e’ nata proprio qua?”
R. “La mia passione per la scrittura è nata durante gli anni universitari. In verità ho sempre saputo di avere un’indole artistica ma non sapevo come metterla in pratica. La scrittura è solo il mezzo con cui metto sul piatto le mie emozioni, sensazioni, ciò che han visto e vedono i miei occhi.
La decisione di scrivere “Dublin Calling” fu presa nello stesso momento in cui decisi di lasciare Dublino per sempre. Volevo che restasse qualcosa di scritto di questi anni che rappresentasse un po’ le esperienze di tanti giovani come me che hanno vissuto o veduto le stesse cose e che quindi sarebbero potuti sentirsi rappresentati da quanto raccontato.”
D. “Ma infine…cosa ti rimane della tua esperienza qui?”
R. ” Mi rimane tantissimo: esperienze lavorative, amicizie, amori, la collana con la irish cross sempre addosso. A Dublino iniziò un po’ una seconda vita per me.”
D. “Cosa ti ha portato invece a lasciare Dublino ?
R. “Dopo quasi 7 anni non avevo più stimoli a restare, avevo bisogno di un cambiamento radicale e sentivo l’esigenza di tornare sul continente.”
D. “Dove andrai ora?”
R. “Negli scorsi mesi, dopo aver lasciato l’ Irlanda, ho viaggiato molto in Francia e Germania . A Parigi è nato un nuovo romanzo breve che dovrebbe vedere la luce l’ anno prossimo. A Berlino probabilmente mi stabilirò. Mi piace molto la città e la sua atmosfera.”
D. “Nel tuo futuro c’e un ritorno in Salento?”
Per ora niente Salento.. but never say never!

Per chi fosse interessato ad avere più informazioni, è possibile trovare alcune recensioni a questo indirizzo internet. Buona lettura e un in bocca al lupo a Robert per le sue nuove esperienze da emigrante…inquieto!

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