Cosa è Figli di Viaggi

Se siete innamorati del’arte, questo è il posto giusto per voi. Se spesso vi sentite come Tarzan, ovvero vi preferireste in perizoma di ortica, con scimmie e compagnia pelosa, piuttosto che ascoltare ostentazioni di trogloditi montati, siete i benvenuti. Se la vostra più grande passione è viaggiare, e non vi basta più il baretto “da Lello” sotto casa, non abbandonatemi! Da quel poco che ho vissuto, ho avuto la fortuna di conoscere tante persone: sono grata dell’aver stretto relazioni stimolanti con ragazzi da tutto il mondo. Ma, a dire il vero la mia rivelazione è stata il dover ascoltare la futilità di tanti inetti. E non parlo di persone poco intelligenti, ma di bigotti, studiosi maniacali, senza immaginazione e senza un minimo senso dell’umorismo. Io amo la conoscenza, ed è lo stesso per altri miliardi di giovani. Proviamo, quotidianamente, a dare un senso alle irrilevanti nozioni dei manuali, che per comprarli ti devi ipotecare pure casa. Ma esattamente a cosa andiamo incontro? Qual è il fine di tutte quelle parole, ripetute a pappagallo, davanti a mattoni di cinquanta euro? Lo studio è un’arma a doppio taglio, si rimane intrappolati nella sua morsa troppo spesso. E l’Università purtroppo, non aiuta, anzi, come si dice dalle mie parti, ci mette il carico da novanta. Continuamente in competizione, quasi sempre sotto stress, si perde di vista il motivo per cui abbiamo iniziato il nostro percorso. Anzichè crescere e migliorarci, ci arroziamo, succubi del libretto universitario, senza stimoli, soddisfatti dell’apparenza di quel “30” scritto in nero dal professore. Proprio questa, secondo me, è la nascita dei “poracci”. Gente inconsapevole, dipendente del giudizio altrui, e allo stesso tempo dispensatrice di giudizi. Non c’è discriminazione in questa categoria; ragazzi appena adolescenti, studenti di ogni facoltà, imminenti dottori, attaccati alla convizione che esista un’elitarietà nella cultura. Si isolano nella loro bolla di pretenziosità, di distacco dal resto del mondo, certi della indiscutibile serietà dell’arte. Ma ripeto, io non sono nessuno e amo la cultura. La vivo con ogni fibra del mio corpo; voglio comprenderla, capire ciò che ha fatto sospirare poeti e pittori. Sento la necessità di perdermi nelle bellezze selvagge, che si animano tra le pennellate passionali dei Romantici. Ho bisogni di sentire quel pathos su di me, di essere travolta da quell’ispirazione incontrollabile. E ho intenzione di ridermela, di gusto tra l’altro; di leggere perchè mi va, e parlare di filosofia senza sembrare spocchiosa. Non intendo vergognarmi per gli apprezzamenti al culetto di Apollo, ai musei Capitolini. Ho imitato le facce schifate dei parrucconi ritratti al Louvre, e gareggiato con mia sorella tra le scalinate del British Museum. E mi sono divertita tanto. Il cuore era leggero, passeggiando tra i Fori Imperiali, felice del sole che illuminava le imponenti colonne. Me la sono goduta, la mia città, respirando l’antichità del Colosseo e canticchiando le melodie degli artisti di strada. Ho imparato, tra quei vicoli, ad amare le imperfezioni. E cosa c’è di più imperfetto se non l’uomo? Condividiamo tutti questo flagello, secondo me la ricchezza più grande. Siamo sbagliati, nasciamo sbagliati e moriamo ancora più sbagliati. Ma creiamo cose splendide, meravigliosamente imperfette. Quindi credo di aver trovato la risposta alla domanda iniziale. Questo non è un blog di storie belle. Non è un blog con foto di nikon, che National Geographic levati proprio. Semplicemente, è la mia arte, squisitamente sbagliata; è il mio viaggio, incompleto, pieno zeppo di errori, ma ancora tutto da scrivere.