Tra leggende e esploratori alla scoperta della Collezione DeBenedettis – Alpini

“Sono convinto che l’eco di una risata possa durare in eterno;

Viviamo in un’epoca dove la felicità è fuori moda e per questo non bisogna prenderci mai troppo sul serio,

una persona seriosa è l’ombra di un cretino”

Joe Natta

muschio

La calma di bonaccia rendeva la giornata nel mare di internet quanto mai piatta e noiosa. Avevo saltellato stancamente attraverso la vita di alcuni amici che avevano deciso di raccontare al mondo sommerso la loro personale versione della loro vita. Soffermandomi su una foto in movimento e una manciata di commenti sparsi come conchiglie sulla battigia ero riuscita ad ingannare più o meno una decina di minuti. Il timone del caricamento frullava lento, caricando vie di traversata che non portavano a niente. Forse era arrivato il momento di arrendersi. Forse tutto era stato veramente scoperto. Continuando a frugare con le dita sullo schermo mi rifiutavo di credere che gli esploratori non esistessero più.

“Esploratore”

Poche parole sussurrate e già il mare aveva preso a incresparsi,trovando tra le onde l’informazione che stavo cercando.

“chi effettua esplorazioni geografiche o esplorazioni virtuali (vedi anche Lista di esploratori)”

“esplorazioni geografiche”

“Si definiscono correntemente esplorazioni geografiche i viaggi in territori lontani e sconosciuti, tenuti dall’uomo fin dai tempi più remoti, per ragioni economiche, politiche, militari, scientifiche. Generalmente il termine si riferisce alle esplorazioni compiute dagli europei per ampliare il loro mondo conosciuto.”

“esplorazioni virtuali”

“Si definiscono correntemente esplorazioni virtuali i viaggi nel World Hidden Web, tenuti da uomini o macchine, per ragioni puramente ideologiche. Generalmente il termine si riferisce alle esplorazione compiute per riscoprire l’emozione della scoperta di qualche cosa di nuovo e sconosciuto”

Gli esploratori virtuali non venivano visti di buon occhio. Sognatori di altri tempi, legati ad uno slot di memoria antica.
Dopo le grandi scoperte del national poetry student e del mapping web il mondo internettiano era entrato in uno stand by fatto di social network.

Tutto già visto, tutto già conosciuto.

Le vite raccontate sempre nello stesso modo con gli stessi filtri lomo  servivano come specchietti per le allodole per pescatori in cerca di acquirenti.

L’aria fetida e stantia dei porti aveva un sapore molto più reale di quanto immaginassi o forse quel disgustoso odore era vero?

“Furia buia! caspiternia! che hai mangiato? processori andati a male? ah già, sono io che ti riempio la ciotola! che schifo!”

Furia Buia e Das sonnecchiavano vicino allo schermo, per niente infastiditi dai fasci luminosi e dai vari segnali sonori prodotti dal computer. Era un paio di giorni che Furia Buia soffriva di terribili flatulenze, riuscendo ad ammorbare il mondo in modo molto reale.

Quello era stato il colpo di grazia. Non avrei abbandonato l’idea di trovare altri esploratori, ma indubbiamente in quel momento ne avevo abbastanza.

Non è forse così che accade? terra non si vede quando stai abbandonando le speranze e distogli lo sguardo? non è allora che l’immagine entra di soppiatto nell’angolo dell’occhio ponendoti davanti al dubbio se girarti o meno? se credere o meno? illusione di una mente che vuole vedere o realtà?

Stavo per chiudere tutto, cancellando con un gesto le immagini, quando la parola leggende aveva attratto la mia attenzione fermando la mia mano.

“Joe Natta e le leggende lucchesi presso la collezione DeBenedettis – Alpini”

Chi è che in questi tempi di cibernetico splendore è talmente antico da perdersi a ricercare e musicare delle leggende? Ma sopratutto cosa cavolo è la Collezione DeBenedettis – Alpini?

Guardo la casa della Collezione DeBenedettis – Alpini e rimango folgorata, affascinata e ammaliata.

Ascolto un paio di canzoni di Joe Natta e sono consapevole già dopo pochi secondi che andrò.

Guardo quando sarà l’evento e cerco di capire se avrò a disposizione una fibra veloce per poter seguire il concerto. Essendoci anche la visita alla collezione ci sarà sicuramente bisogno di un supplemento 3d per la riproduzione delle stanze, ma i nuovi pacchetti sono convenienti, non dovrebbe venirmi a costare troppo.

Cerco il link al collegamento per capire di quanti Tbite avranno bisogno e quindi quanto sarà la spesa. Giro e rigiro il volantino, senza una risposta.

“giurassici! si sono dimenticati di mettere il collegamento al link!”

“Collegamento inesistente”

“Si l’ho capito, ma come si fa a partecipare all’evento senza il collegamento?”

La voce della mia assistente virtuale stava cercando una risposta.

“L’indirizzo è Piazza Webb a Bagni di Lucca”

“Si, ho capito, ma come faccio ad arrivarci?”

“Vuoi che ti cerchi le indicazioni stradali da Qui a Piazza Webb a Bagni di Lucca?”

“No!!! No che non voglio che mi trovi le indicazioni stradali! Voglio che tu mi trovi il virtual portal”

Questa serata proprio non voleva andare, ora ci si metteva anche l’assistente virtuale. Che fosse un crash dell’evento?
Cerco nel codice sorgente le informazioni per arrivare al virtual portal passando dalla finestra. Mi viene da sorridere pensando al gioco di parole con windows. Apro la pagina che stavo cercando. Nessuna traccia del link.

“Vuoi che prenoti un posto?”

La voce dell’assistente vocale mi riporta alla realtà. Mi viene un’idea. Provo a stare al gioco, vediamo cosa succede.

” Ma si dai, prenotami un posto”

” Hai prenotato un posto per il concerto di Joe Natta e le leggende lucchesi presso la Collezione DeBenedttis – Alpini. Tempo previsto all’arrivo 1h e 13 min. Il percorso comprende pagamento di pedaggi. Vuoi che ti mostri l’itinerario?”

Non è possibile. E’ un evento reale! L’ultima volta che sono andata a vedere un concerto dal vivo ero una bambina! Dopo la strage del World Gate i concerti erano stati proibiti. Era nata a quel punto la virtual 3d effect. Una app che ti mostra il concerto in 3d dandoti la sensazione di essere allo stadio comodamente da casa tua. Niente più incidenti stradali, niente più morti, niente più stragi. I concerti abusivi avevano continuato ad esistere per alcuni anni, poi l’app era diventata così popolare che anche solo l’idea di mescolarsi alle altre persone era diventata impossibile. Con l’app potevi gestire i tuoi vicini di concerto. Scegliere la nazionalità, il sesso e perfino la fascia di reddito. Alla fine la macchina e i vari mezzi di locomozione erano entrati in disuso sopratutto per quanto riguardava il settore svago. Nessuno voleva guidare dopo aver bevuto una birra rischiando così la carriera e l’espulsione dalla società. Per questo alcune cose erano state dimenticate e ci si era adattati alla nuova politica. Alla fin fine aveva i suoi vantaggi.

A quanto pare invece avevo trovato tra i vari pesci quello interessante. Il concerto era reale. Chissà se avevano i permessi per una cosa del genere.

“Chiama Isi e MicMap”

“Isi e MicMap hanno accettato di parlare con te!”

“Ehi Decy come butta?”

” Bene grazie. Sentite…avrei trovato un concerto…vi metto il link…eccolo…che dite? è un concerto Vero!”

” Vero? come è possibile? Questa cosa è impossibile, sei sicura?”

La voce di MicMap era tra il preoccupato e l’incuriosito.

” Secondo te? guarda tu stesso, tanto altrimenti non mi credi…è un concerto vero!”

“oh cavolo ragazzi, io proprio non posso, ho un impegno!”

“Isi, è semplice, disdicilo!” come poteva non vedere l’occasione incredibile che avevamo davanti?

“non posso raga, davvero, mi spiace”

“Neanche io posso Decy…lavoro fino a tardi, se era in 3d Virtual non c’erano problemi, ma lo sai che sono anche senza macchina” a quanto pare anche MicMap si stava allineando con la versione di Isi.

“va bhè dai raga, vado da sola” le mie parole caddero nel silenzio di un oceano profondo come l’infinito. Fu Isi a lanciare un sasso e a increspare le onde facendoci tornare tutti alla realtà

” e se fosse pericoloso? In più, una donna sola…non mi sembra proprio una buona idea”

Purtroppo ho sempre avuto problemi con i concetti di buone idee, a me ad esempio questa sembrava proprio un’ottima idea.

” Tranquilli, porto Das e Furia Buia”

le immagini dei volti preoccupati si dissolsero tra i saluti mentre sullo schermo del traduttore simultaneo appariva la scritta : non ci penso nemmeno. ho un mal di pancia terribile, io resto a casa.

Furia Buia aveva appena espresso la sua opinione.

Istintivamente mi voltai verso l’altro traduttore : non guardare me. ho conquistato il divano e non ho nessuna intenzione di abbandonarlo fino a domani mattina. Come la chiamavate questa cosa? a si…voglio avere un comportamento dominante e rilassarmi sul divano fino a che non torni!

” Tu quoque Das! non me lo sarei mai aspettato!Un tempo eravate cani con una dignità, ora siete cani con un divano!”

Avevo comprato i due traduttori per curiosità, avevo sempre avuto l’illusione di capire quello che dicevano Das e Furia Buia, senza bisogno di quegli attrezzi tecnologici. La verità è che veramente non ne avevo bisogno, ma se non avessi letto i loro pensieri, questa volta sarei stata tentata di ignorarli, in questo modo mi era impossibile.

” va bene…andrò da sola, in fin dei conti che sarà mai…un’oretta di macchina, una collezione misteriosa, un concerto abusivo…cosa potrebbe mai succedere?”

 L’aria calda stava iniziando a scaldare l’abitacolo mentre la strada correva attraverso i finestrini bui.

Ho avuto un rapporto difficile con la mia assistente vocale da sempre. Le ho cambiato voce e sesso più volte, cercando di trovarne una che non me la facesse odiare dopo pochi secondi, ma il risultato è sempre stato lo stesso. Inevitabilmente quando le chiedo le indicazioni stradali finiamo per discutere. Esiste un momento nel rapporto con il proprio navigatore o assistente vocale dove si deve sondare il concetto di fiducia. Arriva sempre il momento nel quale ti sembra impossibile la strada che stai prendendo, una voce dentro di te ti urla  che sei sulla strada sbagliata, ma il navigatore insiste con ” continuare in questa direzione per 3 km”. E’ quello il momento dove uno decide che rapporto stabilirà, se di fiducia totale oppure di opposizione. Helga, così avevo chiamato la versione attuale della mia assistente vocale, mi aveva appena condotto su una strada strettissima, con un grosso muro di pietra sulla sinistra e una splendida siepe vecchissima di bosso sulla destra. Arrivati in quella che secondo lei doveva essere un’ampia piazza, mi indicava di proseguire lungo una strada ancora più stretta. Ed ecco che proprio in quel momento il nostro personale dramma esistenziale si era attuato. Non avevo nessuna intenzione di continuare. Secondo Helga, 10 m e sarei arrivata a destinazione, ma non potevo lasciare la macchina lì e men che mai continuare.
Dopo una lunga serie di manovre, mentre Helga dimostrava tutto il suo disappunto continuando a dire ” si prega di fare inversione a U “, finalmente mi trovai lontano da quel posto angusto e inquietante pronta per tentare una via a caso visto che Helga continuava a dire che la strada giusta era proprio quella dietro di noi. Ed ecco che dopo una curva casuale, Helga si riprende dalla sua cocciutaggine ” proseguire per 400m”. La linea blu della strada si disegna davanti a me. A quanto pare ero sulla strada giusta. Ho dato uno sguardo a Helga carico di risentimento e sono sicura di averla vista far svolazzare i capelli e tirare su le spalle con l’aria di chi dice ” che c’è? tu non hai mai sbagliato? e poi non era proprio tutta colpa mia…”
La strada continuava a stringersi, questa volta però avevo deciso di cercare un parcheggio ed evitare la sequela di improperi e manovre. Ed eccomi a piedi, con i passi che tintinnano sul selciato. Il borgo addormentato illuminato debolmente da pochi lampioni. Cammino senza sapere di preciso dove arrivare ed ecco che sulla sinistra mi si srotola una scalinata di pietra e muschio. Una luce in cima e la voce di alcune persone mi suggeriscono di seguire per quella direzione. Arrivata mi preparo alla figura barbina più clamorosa della mia vita, sicuramente è il posto sbagliato. Dove sarò capitata? in quel momento mi passano alla mente tre ipotesi, una festa privata di tedeschi abbienti, una riunione di massoni, un convegno di una qualche non ben precisata fazione politica. Mentre comincio a prepararmi delle splendide e colorate scuse per potermene andare, riconosco Joe Natta tra le persone. L’ipotesi di essere nel posto giusto non l’avevo presa in considerazione, ma a quanto pare, nonostante i nostri litigi, Helga mi aveva condotto a destinazione rimandando l’acquisto di un sestante.

Cosa si cerca quando si parte per un’avventura? quando si sceglie un libro, quando si incrociano gli occhi di qualcuno nella folla? cosa è quella curiosità che fa si che alcuni di noi guardino il mondo con gli occhi spalancati? senza esserne mai sazi, come a voler trovare quello che non si vede, come se la realtà fosse sempre nascosta dietro al velo di Pitagora. In fin dei conti anche gli uomini più asociali, anche i così detti guardiani del faro cercano qualche cosa, una forma di appartenenza. Qualcuno con cui condividere le proprie similitudini. Tutti prima o poi hanno la necessità di avere la conferma che la rotta della propria nave sia giusta. Le stelle del firmamento che tracciano la rotta sono costellazioni familiari di persone che noi eleggiamo a simili. Sono le mappe tracciate da altri sul mondo che vogliamo esplorare e che vogliamo scoprire. Sono perfettamente consapevole che sembrano parole senza senso ammassate a formare disegni sconclusionati, ma questo è esattamente quello che ho trovato una volta varcata la grande porta di legno della Collezione De Beneddetis – Alpini. Vi racconterò cosa ho visto, ma il vero significato è nascosto in queste parole, che a me sembrano in questo momento così semplici e chiare da mettere anche fin troppo a nudo il pensiero.
La verità è che gli esploratori esistono ancora, che siano nascosti dentro le pagine del web o dietro il tronco ricoperto di muschio di un bosco dimenticato. Quello che ho trovato attraversando quella porta sono stati degli esploratori. A loro modo diversi, ma uniti da una cosa sempre più rara , la passione.

Joe Natta e le leggende lucchesi

Quando ero piccola avevo un vecchio libro di leggende. La copertina era in finta pelle bordeaux, con un paio di macchie di muffa sull’angolo del retro di copertina. Le pagine erano fini come ali di libellula e ingiallite dal tempo.

Quando mia madre andava a lavoro passavo le ore a guardare le figure disegnate in bianco e nero. Vecchie stampe dimenticate che ritraevano folletti e streghe. Ho sognato sulle parole scritte, immaginandomi il linchetto e il buffardello e ho dato vita alla carrozza infuocata di Lucida Mansi lungo le mura di Lucca. Da grande ho camminato nei boschi, cercando le storie che mi avevano cresciuta. Mi sono fermata a guardare gli attracchi delle navi, aspettandomi di vedere da un momento all’altro la fune sciogliersi e il sorriso del linchetto prendere forma.Sono andata al laghetto dell’orto botanico e ho appoggiato il viso sull’acqua cercando il volto addormentato di Lucida Mansi sul fondo.

Joe Natta canta di questo. Racconta queste storie e si circonda di personaggi e strumenti strani, mescolando la realtà con la fantasia.

Sono molteplici le cose che mi hanno colpito, indubbiamente l’utilizzo di strumenti particolari quali l’Otamatone o il meraviglioso Theremin, tanti particolari, tutti interessanti.

joe Natta

Se vi capita di beccare in giro un loro concerto, andate. E’ tempo speso veramente bene.

Volete sapere chi è? Pagina Fb e Sito Internet

Naturalmente ha anche un canale YouTube e è presente su Spotify, dove trovate tutte le sue canzoni e le potete ascoltare gratuitamente.

La collezione DeBenedettis – Alpini

Christian Alpini, il curatore di questa particolare collezione è quello che si può definire, prendendo il lato positivo del termine, un visionario. Un appassionato che ha creato un mondo e una storia e che ne ha sondato le profondità a tantissimi livelli.

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La storia narra del ritrovamento da parte dell’Alpini di una cassa contenente il diario e alcuni oggetti appartenuti al prof. Icaro DeBenedettis. Nato in un piccolo borgo di Firenze, Icaro si dimostra intelligente e ribelle. Conclusi gli studi di medicina, si imbarca e non torna più a casa. Solo nel 2006 si hanno nuovamente notizie del professore. Viene infatti ritrovata un’imbarcazione alla deriva con tutti gli oggetti appartenenti a Icaro. Il corpo non venne mai trovato. Dai diari si legge che il professor DeBenedettis aveva girato il mondo alla ricerca di tutto ciò che di insolito e inusuale c’era nel nuovo mondo, vivendo sulla barca che era stata ritrovata.

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Affascinato dalla figura del professor Icaro DeBenedettis e sentendo la responsabilità dei ritrovamenti fatti, Christian Alpini decide di seguirne le orme creando la collezione DeBenedettis – Alpini.

A tutt’oggi la collezione va da una splendida raccolta di ragni, ad un reparto fantasmi e presenze con tanto di sale per delimitare lo spazio alle anime irrequiete, passando attraverso, draghi, sirene, stregoneria e artefatti amazzoni. Non mancano teschi di vampiri, le foto di freak e  di Petrus Gonsalvus affetto da ipertricosi o anche chiamata sindrome del lupo mannaro.

La soffitta è piena di tanti piccoli oggetti, ognuno con una sua storia. E’ Christian a spiegare con sapienza e pazienza il significato di ogni piccolo oggetto, svelandone e raccontandone il mistero ad esso legato.

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Si definisce uno scettico, ma in fin dei conti, solo uno scettico potrebbe avere una così forte curiosità.

E’ così che ci racconta del gioco dei nobili a “chi la spara più grossa” e ci mostra la trota pelosa. Si narra che esistesse un lago talmente freddo, da aver fatto crescere sulle trote dei peli. E’ Christian che ci spiega quanto questo sia impossibile e ci mostra il “trucco”. E’ sempre lui che ci mostra una splendida ricostruzione di scheletro di sirena, raccontandoci che venivano uniti gli scheletri di più animali per formarne uno dalla forma particolare. Ogni pezzo ha la sua storia.

L’atto teatrale che rende ancora più interessante la collezione

Naturalmente il dubbio che fantasia e realtà si mescolino viene spontaneo. La verità è che è talmente bella la storia che Alpini ci racconta che non merita di essere messa in un dubbio.

In fin dei conti però è lo stesso Alpini che ci suggerisce che ” Tutto il materiale che vedete su questo blog quali storie, disegni, progetti, video, testi, sculture e quant’altro; è frutto di invenzione letteraria e artistica. ”

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Di fatto la collezione DeBenedettis è un’invenzione artistica meravigliosa, fatta di piccoli particolari geniali. Il primo particolare meraviglioso è la scelta del nome del professore, Icaro, un nome epico che rimanda immediatamente all’immagine di un giovane curioso, ribelle agli insegnamenti del padre, che per la voglia di spingersi troppo oltre finisce per perdere la vita. Da lì una serie di piccoli particolari che rendono la storia meravigliosa. Come tutte le storie però c’è sempre del vero e di fatto, la passione di Christian è diventata una raccolta di pezzi unici.
A questo punto i confini si mescolano, potete fare solo una cosa per capire veramente di cosa si tratta, dovreste andare a vederla. Lasciatevi guidare tra gli oggetti, lasciatevi trasportare dalle storie che Christian vi racconterà, alcune potrebbero essere vere, altre potrebbero essere false, scegliete cosa chiedergli e vivetevi una gita molto particolare senza cercare verità o magia. In fin dei conti è la collezione stessa ad essere magica e ve ne accorgerete solo una volta che avrete visto, ma sopratutto parlato con Christian.
Forse Icaro DeBenedettis non è stato un esploratore o forse non è mai esistito, quello che è certo è che Christian Alpini è un vero esploratore, che ha dedicato anni a raccogliere oggetti incredibili e a collezionare le storie che racchiudevano.

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Come e dove trovare la collezione DeBenedettis

La collezione è ospitata presso villa Webb, un posto unico a Bagni di Lucca.

Se volete andare a visitare la collezione potete scrivere un messaggio a Christian alla pagina Fb, oppure scrivergli una mail o telefonando direttamente al 345 803 5945.

Questo il link al sito.

Se vi iscrivete alla pagina avrete le info sulle varie attività che vengono organizzate, che sono spesso interessanti.

A breve si racconta che verrà aperta una nuova ala della collezione che tratterà degli ufo. A questo punto, personalmente, ho una grande curiosità di vedere cosa ha raccolto l’Alpini e come lo mostrerà al pubblico.

Per i Cani

i Cani sono ben accetti, naturalmente al guinzaglio, anche se, si dice che solitamente preferiscano aspettare nel giardino sul retro della villa.

Galleria

consiglio dell’esploratore

Non potete non salire e fare due passi sul magico ponte

 

 

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