Andiamo a Lublino, Beppe! (pt. 6)

Cracovia ci ha stupito, Lublino ci deve meravigliare. Per forza. Dopo un conciliabolo di 2 ore è questa la meta del nostro viaggio. Vince il ballottaggio con Bialystok, troppo ignorante pure per noi. Quindi da Cracovia saliamo sul treno che ci porterà lì, ma con una sosta di tre ore a Kielce. Non sappiamo cosa sia Kielce, ma la filosofia dell’interrail prevede anche questo: scendere in una città sconosciuta, visitarla e magari innamorarsene.

Kielce: l’eleganza moderna

Kielce non è una città storica. Ma è vivibilissima. Il centro cittadino è una lunga spianata costellata di bar con tavolini all’aperto. Sono appena le 12 e i locali sono pieni. Non si mangia, si beve solo, soprattutto birra di miele, sorseggiata con le cannucce. Noi ci accontentiamo di due Tyskie. Non sarànno eccellenti come le Pilsner, ma vanno più che bene. Girovaghiamo un po’ per la città che è ordinata e pulita e entriamo in un supermercato per comprare qualcosa. Il commesso intuisce che siamo italiani, ci informa che ha lavorato per 7 anni in Sicilia e infine applica  uno sconto di 3 centesimi sul pacco di patatine. Beh, so’sssoldi, no?

“Scappate da Lublino”

Risaliamo sul treno diretto a Lublino. Nello scompartimento c’è una madre con tre figli (due pestiferi), una vecchia di 70 anni che in un tedesco imbarazzante quanto una battuta di Andrea Roncato, mi spiega che il mio socio assomiglia a un imprecisato kaiser di Germania. Completa il quadretto un ultras del Gornik Zabrze: una nobile decaduta, anzi morta di fame, come il Casale o la Pro Vercelli. Ci racconta le sue gesta da teppista anche fuori dai confini della madre patria e del suo odio per il Legia Varsavia. Si vanta di vivere in un appartamento da 60 metri quadrati, una roba di lusso per la Polonia. Infine ci chiede: “Where are you going?”. “Lublino”- rispondiamo orgogliosi. Lui si incupisce e ci informa:” Uhmmm, it’s a dangerous place”. Il motivo? La gente si ubriaca e nel centro si scatena solitamente una guerriglia.

Il degrado!

Rassicurati dal nostro improvvisato compagno di viaggio, scendiamo a Lublino. La stazione è davvero deprimente, severa, austera. All’esterno è anche peggio. Si aprono a ventaglio vialoni cupi d’epoca sovietica. Dai marciapiedi si alzano fatiscenti casermoni di cemento, intervallati da baretti di dubbia reputazione, dove gli ubriaconi di classe A si alcolizzano come se non ci fosse un domani. Ah, ovviamente ci sono pure quelli di classe B. Sono relitti umani: giacciono ai bordi della strada, vomitano e espongono la loro pancia alcolica nuda. Ne troviamo qualcuno pure nelle vicinanze del nostro ostello (Hostel Krolewska, 15 euro a notte a persona, camera privata con bagno in comune e colazione inclusa). L’ostello è in pieno centro, in un palazzo antico con scale in legno. Sembra inquietante, quasi quanto la città. In realtà saremo smentiti.

Lublino- centro - veduta
Lublino. Veduta del centro

Il fascino (ri)velato

Dopo quello che abbiamo visto, la tentazione di scappare è forte. Però, decidiamo di visitare il centro e restiamo sbalorditi. La città vecchia è meravigliosa. Edifici medievali e rinascimentali, cattedrali gotiche, supportici, ponti, piazze appartate e l’imponente castello bianco. Intorno tantissimi pub che animano una movida comunque tranquilla. Tutto concentrato in appena 300 m. Se dovessi usare una metafora, direi che il centro storico di Lublino è una perla purissima che spunta in un mare contaminato dopo un disastro petrolifero. Lublino è una contraddizione. Non ha senso: non c’è logica. E allora l’unica cosa da fare è accantonarla. E vivere la città.

Lublino - vie del - centro
Lublino. Il magnifico centro storico

 

Nu matrimonio lublinese

Ceniamo al “Swiety Michal: in uno dei tanti pub che affollano il centro. Mangiamo anche qui tantissimo, pagando appena 9 euro a testa. Consiglio le zuppe, i pierogi (come sempre), i piatti di carne e le birre. Ma soprattutto  la vodka all’arancia. Stupenda. Mai assaggiato niente di simile. Mentre siamo seduti, passano due coppie di novelli sposi che decidono di immortalare il momento con una foto davanti a un panorama davvero suggestivo: il pub. E’ il trionfo del kitsch. Manco al boss delle cerimonie si erano spinti a tanto. Non resisto alla tentazione e mi faccio scattare anch’io una foto con gli sposi sullo sfondo. Meraviglioso.

Ah, dimenticavo, in tutto questo, forse incoraggiata dalla madre, una bambina di 3 anni riconosce Paolino come suo padre. Ma lui nega di essere mai stato in Polonia. Comunque ci alziamo e proseguiamo la passeggiata. Questa volta verso la via parallela alla città vecchia. Lo scenario cambia. I locali sono moderni e in giro ci sono solo ragazze che cercano di accalappiare i clienti per farli entrare nel bar per il quale “lavorano”. Queste ragazze non sono appariscenti come a Cracovia. Anzi, sanno di miseria e di sfruttamento. Dopo tutto siamo in una delle province più depresse della Polonia. Domani ci lasceremo alle spalle Lublino con il suo fardello di umanità dolente. Ma con la testa siamo già a Danzica, la tappa più a nord del nostro interrail.  

 

Lublino - foto matrimonio -pub
Lublino. Scene da un matrimonio

 

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