Portoghese di sopravvivenza: un minidizionario

Dizionario portoghese

Il portoghese è una lingua strana: la leggi, e capisci quasi tutto. L’ascolti parlare, e ti viene il panico.

Ma niente paura: primo, perché se parlate italiano lentamente quasi tutti vi possono capire, secondo, perché vi lascio un piccolo dizionario di sopravvivenza.

Magari vi lancerete e parlerete un po’ di portoghese senza troppa paura di sembrare una ballerina che canta Cacao meravigliao.

1. La cortesia

I portoghesi sono tanto gentili quanto formali. Si saluta sempre, anche l’autista dell’autobus e del tram (ah, e ricordatevi anche di fare la fila alle fermate! non siamo mica in Italia!).


Quindi, vediamo un po’ come si saluta in portoghese: di giorno si dice “Bom dia!”, dopo mezzogiorno e fino a che non tramonta il sole si dice “Boa tarde!”, ai nostri ‘buona sera’ e ‘buona notte’ corrisponde il solo “Boa noite!”.

Quando andate via da qualche posto, salutate con “Adeus!” (= Addio!), anche se non state propriamente pensando di non tornarci mai più.

In contesti meno formali, anche il nostro “Ciao!” va benissimo, solo che qua si dice ‘sciao’!

Attenzione però: ‘sciao’ si dice quando si va via, quando si arriva in un posto o si incontra qualcuno si dice “Olá!” (immaginate di incontrare qualcuno e che questo vi dica “Ehi, arrivederci!”..farebbe effetto anche a voi no?).


Ordinate qualcosa? Chiedete un’informazione? Ricordatevi di farlo sempre con grande bon ton: dopo una richiesta si deve sempre dire la parola magica: “por favor” o “se faz favor” (questo si pronuncia più o meno così: ‘sfasc favór’, con sc come per dire ‘pesce’).

Per essere gentili, ringraziate sempre: “Obrigada” se siete una donna e “Obrigado” se siete un uomo. Donna baffuta (come me) deve dire lo stesso “Obrigada”. Ma poi insomma, dite quel che volete ma siate gentili!

E se peccate di mancanza d’educazione, ricordatevi di chiedere scusa: “Desculpe” (dando del lei), “Desculpa” (dando del tu; la s sempre come in ‘pesce’).

Dovete fare lo slalom per superare qualcuno?Invece di sgomitare, siate civili e chiedete ‘permesso’ così: “Com licença” (si pronuncia “com lisénsa”). Ma basta anche “licença”.

2. Mangiare, bere, spendere (poco)

Non credo che avrete grandissimi problemi per comunicare con camerieri e baristi, perché ormai un po’ di italiano, inglese o spagnolo, maccheronico o meno, lo parlano e capiscono tutti.
Però se volete lanciarvi e spiccicare qualche parola di portoghese, perché non darvi due dritte?

Caffè: è molto facile chiedere “um café por favor” (o, solo se siete a Lisbona, “uma bica por favor”).

Ma noi italiani non a caso siamo famosi per declinare all’inverosimile questa bevanda, e quindi eccovi qua un piccolo lessico di sopravvivenza per riuscire a chiedere il caffè proprio (o quasi) come lo volete voi:

café curto” è il caffè corto (anche se corto corto proprio non è, visto che qua il caffè normale sembra di per sé un caffè lungo); il caffè lungo è “café cheio” (leggi ‘scèio’); il “café pingado” è il caffè macchiato freddo, il macchiato caldo è il “garoto”; la “meia de leite” è latte con caffè (metà e metà), mentre il “galão” è più o meno la stessa cosa, ma è servito in un bicchiere di vetro; il “café abatanado” è un caffè doppio, a volte con aggiunta di acqua calda; il “café com cheirinho” (leggi ‘sceirígno’) è il caffè con “profumino” di “bagaço” (‘bagasso’, una specie di grappa tipica portoghese), cioè il caffè corretto..vi basta?

Il succo di frutta è “sumo de”: “laranja” (arancia), “pêssego” (‘péssgo’, pesca), “maracujá” (frutto della passione), “ananás” (questa è facile, occhio solo all’accento!, v. punto 4 qui sotto).

Ci volete il ghiaccio? Chiedete “com gelo, por favor”.

E ricordatevi: “água natural” non è la nostra acqua naturale (cioè “sem gás”, ‘sem gasc’, senza gas), ma l’acqua a temperatura ambiente. Se la volete fredda, si dice “água fresca”, se la volete frizzante, “água com gás”. La bottiglia invece è “garrafa”.

Veniamo invece alle bevande alcoliche!


‘Birra’ si dice “cerveja” (leggi ‘servègia’, con la gi come in garage), ma alla spina si chiama “imperial” (ma al plurale -informazione importante!- diventa “imperiais”).È un nome femminile, quindi se ne dovete chiedere due si dice “duas imperiais por favor”.

(Ah, un’altra cosa che vi consiglio di chiedere sempre al plurale sono i famosi “pasteis de Belém”, se chiedete solo “um pastel de Belém” rimarrete insoddisfatti: sono così buoni che è peccato non farsene ALMENO due…)

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Vino è facile: “vinho” (‘vigno’), più il colore che preferite, quindi “branco”(bianco), “tinto” (rosso) o “verde” (buonissimo questo, ma ricordatevi che deve essere quasi ghiacciato!).

I nomi (e non solo!) dei cibi praticateli nei ristoranti, che è più divertente. Meno divertente è pagare il conto (“a conta por favor!”), ma a Lisbona per fortuna non spenderete mai un occhio della testa.

Comunque, ‘economico’ si dice “barato”, e ‘caro’ è “caro” anche in portoghese.

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3. Trasporti

L’autobus è “autocarro”, o “camioneta” se extra-urbano; il famoso tram invece si chiama “elétrico”; la nostra metro qui è maschile “o metro”.

Se volete andare dall’altra parte del fiume, dovrete prendere il “ferry” da Cais do Sodré. Se volete fare una gita a Sintra, o volete andare al mare, andateci in “comboio” (il treno). Ricordatevi di fare sempre il “bilhete”!

E in generale, non abbiate paura di prendere il “taxi”, perché qui a Lisbona è molto “barato”.

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4. Parole uguali, accenti diversi

Comunque il portoghese per strano che suoni non è certo cinese! Ci sono un sacco di parole uguali uguali uguali, ma attenzione: cambiano gli accenti. Farmacia è “farmácia” (‘farmásia’), polizia è “polícia” (‘polísia’), e cinema è “cinema” (‘sinéma’).

Sanita” invece non è ‘sanità’ con un accento diverso: è il water! E attenti a non confondere “côco“, il buonissimo cocco, con “cocó“, produzione tipica dei cani portoghesi (ne troverete molta per le strade, purtroppo).

5. Parole che mi piacciono un sacco, parole che state attenti

Chiudo con qualche informazione aggiuntiva. Parole che mi piacciono un sacco: cingomma, che si dice “pastilha elástica” (‘pasctiglia elasctica’, quando la pronunciate vi sembra proprio di stare masticando); zucca “abóbora”; farfalla “borboleta”.

Polpaccio (non in termini scientifici, ovviamente…) si dice “barriga da perna”, cioè ‘pancia della gamba’, e palato “céu da boca” (‘cielo della bocca’: quanta poesia per denominare il posto in cui a Lisbona vanno a finire quotidianamente chili e chili di baccalá masticato!).

Parole che state attenti..me ne viene in mente una.

Vi ho dato diecimila dritte su come chiedere il caffè quando andate a fare colazione, ma attenzione a non chiedere la briosche: se lo fate, scandite bene quella “i”, mi raccomando! perché se no suona come “broche”, che ecco non è proprio una cosa da chiedere al bar (il significato, per pudore, ve lo metto qui).

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