Ma come parlano questi portoghesi? Guida alle espressioni idiomatiche e i proverbi

Nasce prima l’uovo o la gallina? Si decide di vivere in una città e ci si innamora della lingua o il suo contrario?

Oggi vi pongo strani quesiti, lo so.

Da quello che il blog insegna la nostra esperienza non è che un passepartout.

Vivere Lisbona è un luogo di scambio. Regaliamo immagini, visioni, sensazioni, vi informiamo sulle usanze, sugli eventi e tutto in chiave interattiva e attiva, in modo che anche voi facciate la vostra parte, soddisfacendo le vostre curiosità.

Una guida non solo alla città ma ai mille modi in cui è possibile viverla.

La mia storia con Lisbona inizia prima di averla conosciuta davvero. Mi sono innamorata di lei attraverso la lingua che qui si parla e sottolineo qui visto che mia nonna continua a dire in giro che sua nipote parla spagnolo (con tutto il rispetto).

I primi giorni all’ università furono un vero caos finché mi ritrovai ad aprire la porta dell’ aula I al terzo piano di lettere e filosofia e decisi di seguire quel corso di portoghese.

A quel tempo non conoscevo Zingarate ne avrei mai pensato di collaborare. L’idea di Lisbona come città in cui vivere era lontana anni luce.

Eccomi qua e si, questa volta parliamo un po’ di portoghese, che non guasta!

Bhe, chiaramente organizzare un viaggio o, in altri casi, decidere di stabilirsi in un altro Paese, comporta tante cose.

Valigie e traslochi a parte, la domanda, prima o poi, sorge spontanea: e una volta li, in che lingua parleremo?

Qualcuno si affida al caro inglese che, per fortuna, nel caso di Lisbona, la maggior parte delle persone conosce.

Altri preferiscono reperire qualche manuale, una lettura veloce per poter comunicare ed entrare nel vivo della cultura lusofona.  E’ sempre bello mettersi alla prova e anche in questo proviamo a darvi una mano.

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E’ chiaro che chi no ha familiarità con la lingua potrebbe dire: ma come parlano questi Portoghesi?

Non crediate che per chi la mastichi sia più facile. A volte la loro rapidità nel parlare è tale da farmi entrare davvero in confusione.

Una cosa che, ad esempio, ho imparato solo stando a contatto con il popolo portoghese sono le espressioni idiomatiche e i detti popolari, cose che appartengono al parlato e  molte volte utilizzate in contesti informali.

Dato che, come succede per l’ italiano, non è sempre possibile risalire al significato di una frase attraverso il senso letterale ho deciso di trasformare questo post in una piccola guida a quelle espressioni portoghesi ricorrenti (per loro) e che spesso ci fanno ridere o ci lasciano perplessi.

 

Se qualcuno si rivolege a voi dicendo “estás fixe” significa che vi trova bene, siete in ottima forma. Fixe è in maniera più generale riferito anche alle cose o agli eventi: Que fixe! Foi fixe! Insomma … una vera figata!

L’ uso è chiaramente colloquiale ed appartiene allo slang, una delle cose più facili da imparare come“bombar” che indica il lavorare molto ed avere successo, richiamare l’attenzione.

Se siete dei chiacchieroni verrete definiti “tagarela” da un portoghese, parola che viene dal verbo “tagarelar” ossia parlare molto, sopratutto riguardo cose di poca importanza.

Se poi incontrate qualcuno, magari un commerciante capace di “dar troco” non aspettatevi solo il resto (troco-resto), piuttosto preparatevi ad una risposta veloce o intavolare conversazioni.

Se una persona “está com dor de cotovelo” non ha di certo male ai gomiti, cosi come il significato letterale lascerebbe intendere. In questo caso tutto viene stravolto e l’espressione  assume il significato di “avere invidia di qualcosa o qualcuno”.

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La gente in Portogallo “anda á nora” (nora: antico ingranaggio utilizzato per tirare fuori l’acqua dai pozzi) e quindi fa un grande sforzo.

Gli arroganti sono sempre dietro l’angolo, anche qui, e, nel senso figurato “falam de poleiro” (poleiro:pollaio), parlano con autorità, o molti “estão no poleiro” occupano una posizione elevata (così come nel pollaio).

“As botas” (gli stivali) sono un’ immagine ricorrente nelle espressioni idiomatiche portoghesi e assumono valenze sempre differenti: “bater as botas” (battere gli stivali) significa in senso figurato morire, giungere a miglior vita; “onde Judas perdeu as botas” è molto simile a una espressione italiana  che sostituisce la figura di Giuda a quella di Cristo: “dove il Signore perse le scarpe”, indicando un luogo lontano, che dista molto. “Descalçar as botas”, invece, sinifica risolvere un problema.

Una cosa che mi piace tanto è notare la differenza tra le immagini che generano le espressioni nelle varie lingue.

Se in Italia qualcuno si alza con il piede sinistro, storto, sbagliato quindi, qui “acorda com os pés de fora” (con i piedi di fuori).

Chi ha il coltello dalla parte del manico in Portogallo si fa furbo e, oltre al coltello, prende un bel pezzo di formaggio: “estar com faca e queijo na mão”.

Restare zitella  qui  diventa “ficar para tia” e se in Italia ti arriva una doccia fredda addosso in Portogallo ti prendono a secchiate: “receber um balde de água fria” (balde-secchio).

Se qualcuno “fez um negócio na China” ha semplicemente approfittato di una grande opportunità mentre chi “faz tempestade num copo de água” esagera in maniera spropositata.

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Se qualcuno diventa impertinente o fastidioso é capace di risvegliare anche i morti ma … quelli illustri. “Chatear o Camões” significa, per l’appunto, infastidire qualcuno. Non fatevi ingannare quando vi trovate qui, comprereste un gatto per una lepre (comprar gato por lepre). Avete una gran fame e lo “stomaco brontola”? Un portoghese “tem a barriga a dar horas” e forse si sta avvicinando il momento di fare uno spuntino. Dopo aver mangiato a volontà potrete dire di avere esagerato  “come um abade” (un abate o un prete).

Gli animali hanno un ruolo predominante nelle espressioni idiomatiche per cui il nostro “neanche per sogno” o “nemmeno per idea”  o “neanche per scherzo” diventa “nem que a vaca tussa” (nemmeno se la vacca tossisse), cosa impossibile per l’appunto.Chiaramente un gran peso hanno anche i detti popolari: a caval donato non si guarda in boca? I portoghesi prestano più attenzione i denti (a cavalo dado não se olha o dente). L’erba del vicino é sempre più verde? Le galline dei portoghesi, invece, sono speciali e allora “a galinha do vizinho é sempre melhor que a minha”. Tra moglie e marito non mettere il dito diventa “entre marido e mulher não se mete a colher” (cucchiaio) e se una rondine non fa primavera a Lisbona  per la morte di una rondinella la primavera di certo non finisce: “por morrer uma andorinha não acaba a primavera”.

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Aspettate, cosa manca? “Em terra de cego quem tem olho e rei”  per cui dove in tanti sono ciechi il più furbo domina.

Non  abbandonare la strada vecchia per quella nuova in Portogallo ha per protagonisti dei passeri e “mais vale um passaro na mão  do que dois a voar”

Potrei stare qui a scrivere a vita e tante neanche le conosco o le uso.

La lingua è un insieme di peripezie e di straordinarie sfumature e racconta molto più di quello che si crede di un popolo e del suo stile di vita. Dietro le parole, le immagini c’é un mondo, in questo caso un Portogallo da raccontare.

Questo post non vuole essere settoriale ma è rivolto a tutti.

Non parlanti della lingua portoghese o alle prime armi: spero di avervi incuriositi!

E voi? Si, dico a voi che parlate la lingua portoghese: quante ne conoscete?

Già che è caldo, “battete il ferro” e “illuminateci”.

 

Scritto da Maria Grazia Berretta

 

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