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I Metallica, i Madredeus, 100 racconti, Lisbona e me

Madredeus Lisbona

… la Spagna confina a nord con Francia e Andorra, a sud con Gibilterra, a est con il Mar Mediterraneo e a ovest con il Portogallo”… per buona parte della mia vita, il mio rapporto personale con il Portogallo si è limitato a questo … un paese piccolo che confina da qualche parte con la Spagna.

(Ma la Spagna che confini ha??? Andorra … Gibilterra … Va beh, affari loro)

Piccolo e insignificante, è sempre passato sottobanco, la capitale era Lisbona e questo lo sapevamo tutti, l’altra grande città era Oporto (che in realtà si chiama Porto, ma questo a scuola non lo sapeva nessuno), dopodiché del Portogallo si parlava poco e sporadicamente , solo per le partenze dei grandi scopritori che si facevano questi gran viaggioni e poco più.


(Pensandoci adesso, in età “matura”, il Portogallo ha avuto una grande storia, però è sempre stato messo un po’ da parte, razzismo statale? sarà che non gli è finita tanto bene? boh?!)

Comunque fuori dalle mura di cinta della scuola, il Portogallo era di fatto inesistente. Ricordo solo che tra le figurine ho avuto un giocatore della Juve, Rui Barros, me lo ricordo piccolo e velocissimo, per il resto il nulla, niente di niente. Il Portogallo allora era come Andorra adesso.

Verso la metà degli anni ’90, uno dei miei amici colti radical chic, venne in camera mia, tolse dal mio lettore CD il Black Album dei Metallica (che andava in loop da anni) e mise al Suo posto (la S maiuscola è doverosa trattandosi di uno dei dischi più importanti della mia storia discografica) un disco di una sconosciutissima band portoghese, Ainda dei Madredeus.

Credo che quello fu il momento esatto che in me venne impiantato il seme corrosivo della passione per il Portogallo.

I Madredeus mi aprirono un mondo, il Portogallo e Lisbona divennero posti mistici.

Internet era un’altra cosa allora quindi l’immaginazione andava a mille, non c’era street viewer, non c’era Zingarate, di un posto si poteva leggere la storia, si potevano trovare alcune foto, ascoltare la musica ma tutto il resto veniva creato dalla nostra immaginazione. Un posto diventava magico tramite il racconto degli altri.

Lisbona divenne questa città fatta di vicoli e stradine tortuose dove vascelli di esploratori partivano ogni 5/10 minuti per andare verso terre lontane e, ogni volta che una nave salpava, sulla banchina una giovane donna in scialle nero restava a terra cantando Fado e saudade.

Il sogno del Portogallo rimase latente e nascosto per anni, sempre vivo e presente, ma mai realizzato davvero.

Lisbona sembrava lontanissima, le prime vacanze senza soldi si facevano in campeggio, prendendo il treno e andando da qualche parte a poche centinaia di chilometri. L’esotismo massimo era oltrepassare lo stretto di Messina e andare a Tropea, prendere l’aereo era utopico per noi adolescenti, capelloni e squattrinati.

Poi arrivò l’era del lavoro, dei primi stipendi e delle follie. Proposi alla mia fiamma dell’epoca un viaggio in un posto alternativo, lei accettò, e così realizzai il mio sogno, nei primi anni del 2000 (credo nel 2002), feci il mio primo viaggio a Lisbona e fu amore a prima vista.

E’ una cosa alla quale non sono mai riuscito a dare una spiegazione, Lisbona mi è entrata nelle vene, i colori, l’atmosfera, la musica, la gente, ho avuto la fortuna di vedere tanti posti ma Lisbona è sempre stata nell’olimpo dei posti più belli, anzi IL posto. Forse non riesco a spiegarmelo ma mi piace anche pensare che questo amore smisurato è collegato a come sono stato con la persona che mi accompagnava, è stata una vacanza bella tra noi e quindi tutto attorno sembrava stupendo … oppure tutto era davvero stupendo e questa bellezza ha reso la vacanza incredibile, misteri della chimica.

Dopo quella vacanza Lisbona scompare per un po’, i Madredeus continuavano a farmi compagnia, Lisbon Story (che all’inizio trovavo di una noia mortale) lo guardavo con precisione matematica una volta al mese, ma il contatto con il Portogallo a poco a poco svaniva.

Per noi non c’era futuro, nei miei progetti in nessun modo potevo farci entrare Lisbona, non era neanche un posto buono dove fare una vacanza studio, “vado a Lisbona a studiare Portoghese”, una lingua incomprensibile e fino a 10 anni fa praticamente inutile, che senso aveva?

Lisbona sempre nel cuore ma completamente assente dalla testa.

Poi quattro anni fa il corto circuito celebrale, mollo tutto e tutti, armi e bagagli, lascio l’Italia e parto per l’Inghilterra.

Insomma “l’Inglese di questi tempi” … “se non parli Inglese non sei nessuno” … “senza l’Inglese dove vai”… erano tutte buone motivazioni per giustificarmi il fatto che volevo andare a vivere in UK. Pensavo che il regno unito fosse un buon posto dove rifugiarsi per un po’, ed effettivamente così è stato fino a quando, uno dei miei amici, un po’ in tarda età, trascorreva a Lisbona un semestre per un progetto universitario.

Lisbona ammiccava affascinante e attraente come una delle sirene di Ulisse.

A giugno del 2010 un volo di sola andata mi portava a Lisbona, l’idea era quella di passarci solo un mese, un po’ di vacanza e poi proseguire, tornare in Italia, andare da qualche altra parte.

Ma su alcune cose non abbiamo possibilità di scelta, ad un certo punto, la razionalità e la testa vengono vinte dal cuore, dalle sensazioni, dall’istinto, gli dicono “ok, hai fatto un gran lavoro fino ad ora, ma adesso devi metterti un attimo da parte, ci pensiamo noi!”.

La vacanza di un mese si trasformò in una ricerca di un lavoro, nella ricerca di una casa, nel conoscere mille persone di tanti posti diversi, poi di cambiare casa ancora, di cambiare di nuovo lavoro, conoscere ancora altra gente, andare in giro senza meta scoprendo posti nuovi e appassionarsi sempre di più. Poi continua cambiare, diventa il capire di saper fare un nuovo lavoro e cominciare a fare anche quello, fino a quando uno dei tuoi amici ti dice “sai quelli di Zingarate cercano un blogger a Lisbona” e senza rendertene conto, vivi a Lisbona da tre anni e ti trovi ad aver appena terminato il tuo centesimo post.

TKS-VP

Copyright fotografico: www.fabiosalvo.net

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