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Tra realtà e fantasia: leggende e miti portoghesi

Vi siete mai chiesti perchè alcuni luoghi o alcune cose portano il nome che hanno? O meglio, vi siete mai chiesti che storie si nascondono dietro gli angoli della città o del Paese dove viviamo?

Sarà il periodo natalizio o sarà che ascoltare storie di ogni genere mi ha sempre incuriosita: la trama che si intreccia, i personaggi e la suspense finale.

E’ chiaro, immedesimarsi e calarsi nella parte è ciò che preferisco.

Una cosa che mi appassiona davvero tanto, ad esempio, sono le leggende, quei racconti che vengono da mondi antichi e da tempi lontani, così come il mito, la fiaba, la favola. Patrimonio culturale appartenente a tutti i popoli e alla tradizionale orale, la leggenda ha la peculiarità di mettere insieme reale e finzione, storie vere o meravigliose “degne di essere dette”, così come spiega l’etimologia.

I miti e le leggende raccontano di gesta storiche, di battaglie, spiegano l’origine di qualcosa e spesso creano modelli da seguire.

Queste storie straordinarie non sono mai raccontate da una sola persona ma da tante che, con il trascorrere del tempo, trasformano un fatto vero in un fatto sempre più leggendario. Lo sappiamo, la smania umana di scoprire quali sono le cause di alcuni fatti ci porta sempre a trovare una spiegazione, in molti casi attraverso l’immaginazione.

Insomma, è come il gioco dei “perchè” dei bambini che mette spesso in difficoltà gli adulti.

Ma … cosa si racconta qui in Portogallo? O meglio, cosa si “narra”?

Di leggende in questa terra meravigliosa ce ne sono a volontà, alcune più conosciute altre meno, tutte legate a una regione specifica del Paese o a una figura in particolare.

Non avete capito? Ebbene si! Oggi mi improvviso cantastorie e vi porto con me!

Sapete perchè la Serra da Estrela porta questo nome? La leggenda racconta che, molto tempo fa, un pastore tutte le notti si recava sulla cima della Serra per incontrarsi con una stella. Un bel giorno il Re venne a sapere questa cosa e propose al pastore uno scambio: la sua stella in cambio di una grande ricchezza. Il pastore rispose che non avrebbe mai ceduto la sua amica stella a nessuno e che piuttosto sarebbe rimasto povero a vita. Ritornato sulla cima la stella disse al pastore che avvertiva già il suo pentimento nel non avere accettato la proposta del Re. L’uomo, con voce da profeta, rispose: «un’ amica vale più di molto denaro» e da quel momento nominò quel luogo Serra da Estrela. Ancora oggi si dice che al di sopra della Serra brilla una stella, luminosissima, completamente differente dalle altre.

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Avete mai sentito parlare del “Rei que nunca regressou”. Chi vive Lisbona e il Portogallo da tempo non può non conoscere la storia di D. Sebastião, anche detto il Desejado (il desiderato). Durante la battaglia di Alcácer – Quibir, nel 1578, contro l’esercito marocchino, dopo aver radunato le truppe e aver dato segnale di fuoco, il sovrano portoghese scomparve nella nebbia. L’esercito portoghese ebbe la meglio ma D. Sebastião non fece più ritorno. Non si sa cosa realmente successe o che fine abbia fatto il sovrano. Qualcuno, ancora oggi, attende il suo ritorno.

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Avete mai assaggiato il Caldo (o sopa) da Pedra? Si, si, avete capito bene: “zuppa di pietra”. Non fate gli schizzinosi e ascoltate la storia.

Un giorno un frate molto povero che si trovava in pellegrinaggio bussò alla porta di una casa chiedendo qualcosa da mangiare. Sentendosi rifiutato chiese perlomeno che gli prestassero una pentola per poter cucinare la sua succulenta “sopa da pedra”. I padroni della casa scoppiarono a ridere ma, allo stesso tempo, incuriositi, decisero di lasciare entrare il frate in cucina. Il frate posizionò la pentola sul fuoco inserendo la pietra al suo interno. Dopo un po’ chiese del sale e gli fu concesso senza indugio. Dopo il sale chiese del chouriço, perfetto nella sua sopa o un po’ di lardo. E’ chiaro, per render più sostanziosa la zuppa sarebbero stati utili patate, carote o fagioli, magari anche avanzati dal giorno prima. Tutto gli fu concesso, tanta era la curiosità di assaggiare quella sopa da pedra. Dopo averla pregustata il furbo frate lavò la pietra, la mise in tasca e continuò il suo cammino. Da quel giorno fu attribuito quel nome alla zuppa di pietra, tipica di Almerim, in Ribatejo.

Nel tempo c’è sempre qualcuno in grado di riadattare le storie o trasporre un messaggio. Artur Costa Correia ce lo mostra attraverso questo breve film di animazione.

Perchè uno dei simboli di Lisbona è il gallo e perchè nei negozi di souvenirs se ne vendono a bizzeffe?

Molto tempo fa, in Portogallo, viveva una famiglia di pellegrini che decise di dirigersi a Barcelos, una ridente cittadina del nord. Giunti con  un sacco pieno di vivande decisero di alloggiare in una locanda. L’albergatore, che era molto avido, chiamò la polizia dicendo che dei suoi ospiti avevano rubato del cibo. Quando la polizia arrivò condannò a morte la famiglia di pellegrini. Il capofamiglia a quel punto disse: « è tanto vera la mia innocenza quanto è vero che, tra poco, questo gallo canterà». Il gallo, che si trovava li vicino, nell’udire quelle parole cominciò a cantare a squarciagola. Aldilà della tradizione orale, nel tempo, venne costruito un monumento in onore di Nosso Senhor do Galo a Barcelos. Venne inoltre inventata una canzone e, ancora oggi, la leggenda vive in ogni gallo di coccio che i turisti portano a casa di ritorno dal Portogallo.

Vi ho già parlato delle gesta di Martim Moniz, il capitano dell’esercito di D. Afonso Henriques?

Secondo quanto racconta la leggenda questo personaggio portoghese fu martire durante la conquista cristiana di Lisbona nel 1147, sacrificando la sua vita tra le porte del Castello dei Mori affinché  le sue truppe potessero entrare e vincere.

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C’è una statua li, al Miradouro Porta do Sol che nessun passante potrà mai dimenticare. È la statua di São Vicente (San Vincenzo Martire) che si erge dinanzi alla vista sul Tejo più bella che ci sia, lasciandosi alle spalle l’immagine della Chiesa a lui dedicata.

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La leggenda racconta che ai tempi dell’occupazione della Penisola Iberica i mori ordinarono che tutte le chiese venissero trasformate in moschee. I cristiani di Valencia decisero allora di mettere in salvo il corpo del martire São Vicente, custodito fino a quel momento all’interno di una chiesa. La regione delle Asturie era l’unica ancora cristiana e decisero di trasportarlo fin li via mare. A causa del mal tempo e dei venti contrari dovettero cambiare rotta e approdarono in Algarve. Dopo una notte passata su questa costa sconosciuta il giorno dopo i cristiani avvistarono una nave pirata. Il capo dell’equipaggio cristiano decise di allontanarsi con l’imbarcazione per poi tornare a riprendere il resto della truppa. La nave non fece più ritorno e i cristiani iniziarono ad installarsi in questa zona dove costruirono un piccolo villaggio ed un tempio in onore di São Vicente. Nel frattempo D. Afonso Henriques entrò in guerra con i mori, i quali, per vendetta, catturarono i cristiani  d’ Algarve e distrussero il tempio. Dopo tempo, venuto a conoscenza della storia, il sovrano portoghese  si imbarcò a caccia delle rovine del santuario. Avvicinandosi al punto avvistò uno stormo di corvi. Scavando venne ritrovato il corpo di São Vicente.

Durante il viaggio due corvi, guardiani delle reliquie, seguirono l’imbarcazione fino a destinazione. Giunti a Lisbona venne trasportato e custodito nell’ Igreja de Santa Justa prima di essere trasferito all’interno della Sé. Gli stemmi di Lisbona ancora oggi danno testimonianza di questi fatti straordinari.

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Queste sono solo alcune delle tante storie cantante dal nostro Portogallo. A noi non resta che scovarle, regione per regione, per sentirci ancora più parte di questa dimensione. E voi? Quante ne conoscete?

Stranieri o no, il sentimento di “popolo” nasce attraverso le storie e, a chiunque visiti o viva il Portogallo e Lisbona, non resta dunque che aprire le orecchie.

Scritto da Maria Grazia Berretta

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