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Un post su Lisbona senza senso

Scrivere un blog è un’esperienza deformante, si matura una specie di piacevole deformazione nell’attenzione verso tutto, ogni cosa che si vede, ogni evento che succede in città, tutto può essere raccontato, ma soprattutto può diventare lo stimolo per infilarsi in storie nuove o approfondire cose che magari si sanno solo superficialmente.

Io sono curioso per natura, spesso frivolo, ma curioso soprattutto nel conoscere cose che io non so, soprattutto quando riguardano la città dove vivo. I post che mi piacciono di più, quelli che mi appassionano particolarmente sono quelli legati alle scoperte.

Quelli che nascono da un volantino trovato per terra apparentemente insignificante o da un sentito dire, l’accensione della lampadina, l’inizio della ricerca, il capire il come e il quando, le persone che ci sono dietro, le idee che hanno fatto cominciare il tutto.

Spesso queste strade non arrivano a niente, altre volte invece si scoprono mondi nuovi e si conoscono persone simpatiche e interessanti, allora vale la pena di raccontare, di prendere una storia e scrivere qualcosa, come provare a dargli una forma (anche se di forma un file su internet ne ha ben poca) che per me che ho problemi di memoria gravi è sempre di grande aiuto.

Ho cominciato questo post pensando di scrivere di un evento, il Lisbon Week, ma scrivendo è passata l’onda buona, quindi lascio perdere e scrivo un post senza senso. Raccontare delle cose che succedono è divertente ma ogni tanto bisogna anche raccontare “non-cose” (secondo me).

Scrivo un post su com’è la vita a Settembre in questa fantastica città.

Lisbona è una città ciclica, soprattutto per gli stranieri.

STOP

Forse è necessario fare un passo indietro per avere un’idea un po’ più completa.

(Inutile dire che un post senza senso è tutto frutto del mio punto di vista, molti potranno dissentire, ma il post è mio, è pure senza senso, quindi figuriamoci un po’)

Lisbona, come vita sociale, ma anche geograficamente, è divisa in due (anche abbastanza nettamente direi).

Il centro della città (la parte storica) e tutta la parte subito fuori dal centro.

Tanto per fare qualche nome, quando parlo di centro mi riferisco alla zona che parte dall’Alfama, Graça, Mouraria e dall’altra parte il Bairro Alto, Santos, Rato direi fino a quasi Alcantara.

Quando invece immagino la zona subito fuori il centro, non mi riferisco alla periferia, ma alle zone nuove subito attaccate al centro storico che si possono chiaramente ancora definire centro città. Alameda, Campo Grande, Campolide, Benfica, insomma tutta la zona che si trova dentro la CRIL (la circonvallazione interna della città).

Se divido la parte principale della città in questi due grandi blocchi, secondo la mia idea di Lisbona, il centro è abitato e vissuto in maggioranza da non Lisboeti e da turisti. Tutta l’altra parte invece è vissuta da Portoghesi o da stranieri che ormai si sono in qualche modo inseriti nel tessuto ritmico della vita cittadina, per capirci, gli stranieri che vivono a Lisbona da più anni.

Certo forse è un discorso un po’ troppo generico, però se penso a quartieri come l’Alfama (dove vivo), Mouraria, per non parlare del Bairro Alto o di Santa Catarina, sicuramente ci sono Portoghesi ma in percentuale forse sono meno o tanto quanto gli stranieri. Soprattutto sono casi dove non possono facilmente spostarsi.

Insomma, da come la vedo io, un giovane Lisboeta che deve comprare una casa o deve dove vivere, tendenzialmente non preferisce il centro, cosa che farei io invece.

Il motivo secondo me è logico e anche naturale, uno straniero che decide di venire a vivere a Lisbona, vuole vivere all’interno del suo sogno della città, vuole vivere tra i vicoli, sentire il 28 che sferraglia, avere un miradouro vicino dove godersi il Tejo. Uno straniero che decide di venire a vivere a Lisbona, in linea di massima, non ha in mente l’appartamento con l’ascensore, il garage, l’aria condizionata e il quartiere residenziale.

Per questo motivo quindi, secondo me, chi decide di venire a vivere qui sceglie il centro della città.

Poi passano gli anni e allora possono succedere due cose.

Ci si innamora sempre di più della vita del quartiere, del bairro, di tutto il caos che c’è tra turisti, spacciatori, feste per la strada e gente che urla giorno e notte oppure tutte queste cose cominciano a perdere fascino e, a poco a poco, ci si sposta verso posti più comodi e si abbandona il centro.

Questo modo di vivere la città tra Portoghesi e resto del mondo, implica una mescolanza sociale anomala (ma che in realtà si riscontra in tutte le città).

Chi vive nel centro si trova a vivere a Lisbona e a condividere il quartiere con anziani, con personaggi che socialmente non possono andare da nessuna parte (per chi conosce Lisbona mi riferisco ai tizi tipo quelli che sono all’angolo di casa vostra 24h al giorno, in tuta, con l’orecchino d’oro e i capelli tipo El Shaarawy) e poi con stranieri (anche Portoghesi) che per mille ragioni diverse vivono qui.

Poi per motivi di studio, di lavoro, di vita sociale, si creano mille ponti, ma in linea di massima la città ha questa divisione forte, almeno io la sento.

Un’altra cosa che noto spesso è la poca conoscenza della città da parte dei Lisboeti. I posti più conosciuti come il Bairro Alto, Cais do Sodrè o Praça do Comercio sono conosciuti ma quando parlo con i miei colleghi della Feira da Ladra, Mouraria o dell’Alfama (posti che tutti gli stranieri frequentano regolarmente) tutti mi guardano sgranando gli occhi, il vuoto cosmico, qualcuno una volta ne ha sentito parlare, luoghi mitologici e leggendari.

Decisamente mi sto dilungando, ma l’argomento (me me che ci vivo) è molto interessante, quindi continuo.

Avevo ricominciato il post scrivendo sulla ciclicità di Lisbona e questo ragionamento lo avevo collegato a Settembre.

Lisbona è un posto di passaggio, sarà la condizione economica, sarà che fare futuro è un po’ difficile, sarà che ad un certo punto torna la voglia di casa, Lisbona dopo un po’ si abbandona (solo fisicamente però, vedo che con il cuore non si abbandona mai).

Dentro questi cicli ci sono due grandi gruppi, i dottorandi e gli erasmus.

Mi rammarica non capire come funziona il dottora mento, ma conosco e ho conosciuto centinaia di Italiani che vengono (o sono) a Lisbona per il Dottorato di ricerca. Ma ho capito bene? Lo stato Portoghese paga degli Italiani per venire a Lisbona a fare ricerca? La famosa ricerca che lo stato Italiano continua a tagliare? Giuro che questa volta non sono ironico, non conosco le dinamiche ma potrebbe essere così?

Comunque, i Dottorandi, vengono al Lisbona per un po’, uno, due alcuni quattro anni dopodiché , direi matematicamente (tranne qualche romantico) lasciano il Portogallo verso altri lidi.

L’altro ciclico caso invece (e questo si vede proprio, impatta sul centro in modo devastante) sono gli erasmus. Miliardi di giovani provenienti da tutto il mondo calano sulla città invadendo e occupando tutte le case e tutte le stanze disponibili.

Dopo tre anni e conoscendo tante persone potrei fermare uno studente erasmus per strada e in base al periodo potrei indovinare (sbagliando di poco) cosa ha visto, dove è già stato e dove ancora no, quali sono i progetti per il futuro.

Il post senza senso sta cominciando ad annacquarsi ed è il caso di mettere un punto, però occorre trovare un giusto finale.

C’è chi decide di vivere in centro e c’è chi decidere di vivere fuori, dopo un po’ basta solo scegliere. Ci sono Erasmus e Dottorandi che passano di qua, studiano, si divertono, crescono e poi vanno via.

Però a molti succede una cosa, succede che si capisce che il povero e arretrato Portogallo, per tante cose è migliore rispetto all’Italia allora decidono di mollare l’ancora e fermasi qui, osservando da lontano malinconicamente un paese stupendo che non riesce a risalire la china.

(beh il finale è un po’ malinconico…ma un post senza senso è fatto così)

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