Le minacce dell’ambasciatore turco a Roma

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Nel mezzo di questa marea inarrestabile di disinformazione sulla Turchia – su cosa è avvenuto nella notte del 15 luglio, sulle risposte date dalle autorità competenti, sul clima che si vive (per alcuni organi di stampa apocalittico, nei fatti ragionevolmente normale) – mi fa piacere che sia stato dato un ancorché misero spazio all’ambasciatore di Turchia in Italia, Adnan Aydın Sezgin, così da permettergli di fare qualche utile precisazione.

M’interessa più che altro un passaggio dell’intervento a suo nome pubblicato da La Stampa ieri 25 luglio. Ve lo riproduco integralmente:

Domandarsi se si sia trattato di un vero tentativo di golpe, criticare sistematicamente – e forse per mancanza di informazione – le indagini e le operazioni condotte e ancora in corso, e accuse simili non costano niente alle cerchie che le pronunciano. Mentre tali supposizioni e accuse potrebbero far nascere e rafforzare un’opinione contro la Turchia e in contrasto con l’amicizia tradizionale tra la Turchia e l’Italia. E questo potrebbe comportare un costo per l’amicizia tra le giovani generazioni.

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L’ambasciatore ha detto delle cose ovvie e condivisibili, io avrei aggiunto che si sta letteralmente spargendo odio contro la Turchia in quanto paese a maggioranza musulmana. E’ un punto che andrebbe enfatizzato. Ugualmente importante – e sono contentissimo che l’ambasciatore lo abbia fatto – è però il richiamo all’amicizia tradizionale tra i due paesi, che oggi si concretizza in scambi commerciali quantitativamente e qualitativamente importanti (con bilancia dei pagamenti nettamente in favore dell’Italia e conseguenti posti di lavoro che esistono grazie alla Turchia), e soprattutto ai rapporti tra le giovani generazioni in un comune contesto europeo – basti pensare all’Erasmus e agli altri programmi finanziati da Bruxelles – che da questa ostilità manifesta e diffusa potrebbero risultare minati alla radice.

Eppure, un giornalista greco per molti anni corrispondente in Italia ha parlato su twitter di “minacce velate”. Minacce? Quali minacce? E minacce… “velate”? Col burqa 🙂 ?

Cosa si può fare però per rimediare a questa situazione disastrosa? Ho da tempo in mente un paio di idee, spero di poterle sottoporre anche al nuovo ambasciatore – di fresca nomina – che arriverà in Italia nelle prossime settimane.

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4 thoughts on “Le minacce dell’ambasciatore turco a Roma

  1. Claudio il said:

    Tutto lo scritto potrebbe essere condivisibile se ci fosse qualche spiegazione per le migliaia di persone (giornalisti,magistrati,funzionari civili etc) incarcerate o licenziate senza aver partecipato al golpe ma solo perché di idee NON governative o semplicemente filo laicità dello stato !

    • Giuseppe Mancini il said:

      no, non è così. le idee e la “laicità dello Stato” non c’entrano nulla: sono tutte persone legate – o almeno ACCUSATE di essere legate – al movimento gulenista che ha ispirato e organizzato il golpe e ha compiuto attività eversive e di spionaggio su larga scala a partire almeno dal 2012. la decisione presa è quella di scardinare il movimento in tutte le sue componenti: membri forze armate e polizia, membri magistratura, strutture finanziarie, media, scuole e università, amministrazione statale. i fatti sono questi, ha senso esprimere opinioni sulla base di questi fatti

  2. Mona il said:

    Anche a Bucarest ci sono scuole finanziate da Gulen. In Somalia le sue scuole sono state chiuse. Probabilmente altri paesi chiuderanno le scuole sue. In Romania c’e una minoranza turca che vive da centinaia di anni li insieme i rumeni con cui hanno sempre convissuto bene.

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