Barbara Spinelli espulsa dalla Turchia

Tempo fa, sempre sul blog, parlai dell’eurodeputata Barbara Spinelli e delle sue idee strampalate – a dir poco estremiste – sulla Turchia e sull’organizzazione terroristica Pkk: di cui chiedeva la cancellazione dall’apposita lista europee delle organizzazioni terroristiche, proprio mentre davano inizio a una sequela di attentati suicidi che continua a insanguinare la Turchia (Barbara Spinelli e il “genocidio dei curdi”).

C’è però un’altra Barbara Spinelli – avvocato di Bologna, appartenente ai “giuristi democratici” e candidata con una civica della sinistra radicale alle ultime comunali – che in virtù delle sue posizioni ugualmente estremiste è stata oggetto di un provvedimento di espulsione venerdì scorso. La Spinelli era in viaggio verso Ankara, per partecipare a un convegno sui diritti dell’uomo: è stata fermata in aeroporto a Istanbul e celermente rimpatriata.

Ignoro i dettagli formali dell’atto – sì, drastico! – e quindi le mie sono solo supposizioni: ma a me risulta che provvedimenti analoghi nei confronti di italiani riguardano solo casi di apologia e sostegno nei confronti per l’appunto dell’organizzazione terroristica Pkk, che per comunanza ideologica riceve solidare ammirazione negli ambienti dell’estrema sinistra italiana (il caso Lanzavecchia, ad esempio: Giovanna Lanzavecchia, la Turchia e il Pkk).

E infatti, basta seguire l’account twitter dell’avvocato Spinelli per notare: primo, la fitta presenza di materiale propagandistico pro-Pkk; secondo, la manifesta ostilità nei confronti del governo turco come si evince dai frequenti hashtag #fascismo e #dittatura; terzo, la completa assenza di condanne per gli attentati terroristici del Pkk o almeno di parole di solidarietà nei confronti delle vittime. In un’intevista a La Repubblica a fine 2015 aveva persino testimoniato “esecuzioni arbitrarie di civili” nel corso delle operazioni anti-terrorismo nel sud-est della Turchia (riprendendo acriticamente le posizioni propagandistiche del Pkk e senza invece offrire il pur minimo riscontro oggettivo: trasformandosi cioè in megafono dei terroristi, solo per comunanza politico-ideologica).

Dico: ma chi svolge il compito di osservatore – soprattutto in campo tecnico, com’è quello dei “diritti umani” – non dovrebbe almeno sforzarsi di essere imparziale? Non dovrebbe cioè limitarsi a considerazioni sul contenuto e poi sul rispetto delle norme?

Ho provato a farle qualche domanda su Facebook, invitandola a riflettere su questi punti. La sua risposta – prima ovviamente di bannarmi (in nome della libertà di espressione, magari…) e dopo aver minacciato ritorsioni legali per averla “accusata” di non ho capito cosa – è stata: “chi ti paga?” e “contro i nazisti [sic] non si può essere imparziali”. O con noi o contro di noi, insomma!

Mi chiedo anche, però: perché le autorità turche non notificano provvedimenti del genere ai diretti interessati già al momento dell’adozione, così da evitare antipatiche procedure di respingimento (in questo modo, invece, si attrae l’attenzione dei media e si dà il pretesto agli espulsi di presentarsi come vittime)? Perché non vengono diffusi comunicati stampa in cui si spiegano le ragioni ufficiali dei provvedimenti? Perché, in sostanza, le autorità turche non danno mai la loro versione, non spiegano mai il loro punto di vista?

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