L’Espresso fa le domande, non pubblica le risposte

Espresso

Le italiane di Istanbul che nelle scorse settimane hanno scritto una lettera – poi pubblicata dal Corriere della Sera – per protestare contro la disinformazione della stampa italiana sulla Turchia (in particolare, sulle condizioni delle donne) sono poi state contattate da una giornalista de L’Espresso, per un’intervista. Nel testo che segue, mi hanno raccontato la loro esperienza.

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Non c’è niente da fare: o parli contro Erdogan ed il governo turco, o non vai bene. Se sei una donna, vivi ad Istanbul e non ritieni che la condizione femminile sia catastrofica in Turchia, se ti opponi all’immagine della donna turca sottomessa che i media italiani vendono ormai da anni ai loro utenti, non hai voce in capitolo. Se sei curda e non parli male del governo, non ti senti emarginata, ma ritieni anzi che in quattordici anni in cui l’AKP è al potere la situazione dei curdi di Turchia sia migliorata tanto e che è anche grazie al governo attuale che oggi puoi dire in strada “sono curda” senza dover temere alcuna ritorsione, stai pur certa che la tua voce non verrà ascoltata.

E’ quello che è successo ad alcune donne turche ed italo- turche: le loro interviste con una giornalista de L’Espresso non sono ancora state pubblicate. I motivi? Non è dato conoscerli. Forse alla giornalista non sono piaciute le risposte, poco in sintonia con quell’immagine stereotipata della Turchia che i media italiani offrono della Turchia: un Paese in cui i diritti umani non vengono rispettati, l’islamizzazione dilaga, i curdi sono perseguitati e massacrati, le donne sottomesse e secondo qualche giornalista de Il Corriere della Sera e di Repubblica adesso – dopo il fallito golpe – costrette pure a coprirsi con il velo. Ecco, le risposte date da quelle donne non coincidevano propriamente con questi stereotipi.

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Le richieste della giornalista erano chiare, fin dal primo contatto su Facebook lo scorso 31 Luglio: “Vorrei scrivere un pezzo su di voi. Sono una giornalista e scrivo per l’Espresso. Conosco la Turchia e l’amo, è un vero dispiacere quello che sta succedendo. E’ un bel paese e purtroppo sta passando il messaggio che si sta islamizzando limitando le donne. Ti chiedo se tu potresti farmi parlare con qualcuna di voi, turca o italiana, (non conosco il turco!) che mi dia la sua testimonianza di come vivono le donne dopo il golpe”.

Le testimonianze sono state date! Qualcuna ha risposto che la vita per le donne istanbulline continua tranquilla, che in questa città si convive benissimo tra donne velate e donne in shorts, che dopo il golpe i cittadini non corrono alcun rischio. Qualcun’altra, alle domande sugli arresti, i magistrati, i giornalisti, i professori e rettori d’università fermati in questi giorni ha risposto così: “E’ normale, si tratta pur sempre di un Paese che ha subito un tentativo di colpo di Stato, è normale che le autorità facciano tutti i controlli necessari”. Dev’essere stato uno stupore ricevere risposte del genere, quando le voci che si sentono sono tutte di indirizzo avverso.

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Soprattutto, deve essere stato scioccante parlare con una curda che non dice peste e corna del governo: anzi, addirittura lo sostiene! Addirittura dice che è grazie alle leggi, ai passi in avanti fatti dall’attuale governo turco se lei può dire in giro per strada che è curda senza subire ritorsioni, che i curdi possono insegnare la loro lingua, che si può scrivere, cantare, parlare e avere programmi televisivi in curdo senza essere arrestati per questo. Ma c’è di più: non è nemmeno filo PKK questa curda! E allora, “che curda è mai?” si sarà chiesta, forse, la giornalista.

Obiettivamente, davanti ad affermazioni del genere, sarà passata dallo stupore all’incredulità. Forse non avrà creduto a queste donne o forse ancora sta riflettendo sulle loro risposte, chissà. Certo è che ad ogni tentativo di capire quando si potranno leggere le interviste su carta stampata, viene risposto “ci vuole tempo”. Ma tempo per cosa? Per pubblicare le interviste, per dare spazio a voci nuove sulla Turchia, o “ci vuole tempo” affinché finisca il massacro mediatico imposto a questo Paese ormai da anni? 😉

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3 thoughts on “L’Espresso fa le domande, non pubblica le risposte

  1. Simi il said:

    Io vivo tra Bucarest(dove sono nata e dove va a scuola mio figlio), Roma e Istanbul. Amo tanto queste citta’, le conosco abbastanza bene. Essendo turco mio marito, negli ultimi 6 anni mi sono avvicinata molto alla Turchia. L’Istanbul che ho conosciuto per la prima volta 26 anni fa, e’ cambiata tantissimo (in meglio) negli ultimi 14-15 anni. Penso che un grande merito l’avra avuto anche questa specie di dipinto cosi dalla stampa italiana e rumena, mostro chiamato Erdogan. Due giorni fa ho scritto un commento a una rivista rumena, in seguito a un articolo, che, come di solito massacrava la Turchia. Si, perche’i massacri veri, quelli psicologici, li fanno i giornalisti, a volte, non Erdogan. Ovviamente il mio commento non e ‘ stato pubblicato(non e’ la prima volta che mi succede questo). Si parla delle solite cretinate-donne con il velo,curdi maltrattati, Turchia selvaggia e mentalita’retrograda, Erdogan dittatore, diritti umani non rispettati(d’altronde alcuni non si rispettano ne in Romania, ne in Italia, ma si fa solo finta). Penso che il governo turco, deve fare qualcosa a questo riguardo e tramite giornalisti mentalmente normali, deve uscire in prima pagina con degli annunci, per diffendersi e per dire la verita. Hanno scritto che in piazza a Istanbul sono scesi qualche centinaio di persone invece di millioni. Che la gente e’stata obbligata ad uscire per diffendere la democrazia. A me, che sono ortodossa e ho battezzato mio figlio nella mia religione(mio marito e’ musulmano), non mi credono che non ho cambiato religione. Le sorelle doi mio marito, che hanno 56 e 58 anni e che vivono in una grande citta’nel sud della Turchia, girano in pantaloni corti e gonne strette, e se racconto questo, nessuno mi crede. La gente e’talmente ignorante che mi dice che mio marito puo’avere piu’mogli. Mia suocera non ha mai avuto il batiq sulla testa. Invece sapete chi girava sempre con la testa coperta con un batiq nero? La nonna del mio primo marito, che era mezzo siciliano, e che viveva nel sud della Sicilia…

  2. Simi il said:

    Io devo ringraziarLa, perche’c’e veramente bisogno di informazione VERA sulla Turchia. Non di menzogne e cattiveria. La Turchia che io ho conosciuto e’uguale a quella che lei ci descrive cosi bene!

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