Il libri su Istanbul, Il Turchetto

turquettoHo comprato – e sto leggendo – una serie di libri interessanti su Istanbul, soprattutto romanzi storici. Nei giorni scorsi mi sono dedicato a Le Turquetto, di Metin Arditi: scrittore svizzero di origini turche, francofono (l’edizione italiana è di Neri Pozza: Il Turchetto).

Nella finzione letteraria, il punto di partenza è un’anomalia cromatica – la “T” della firma nell’Uomo dal guanto di Tiziano, oggi al Louvre: che Arditi immagina essere opera di un pittore di cui si sono perse la memoria e quasi tutte le tracce. Questo pittore – il Turchetto del titolo – è in realtà un ebreo ottomano di Istanbul (sefardita) dal precoce talento artistico che – rocambolescamente, diventato orfano – si stabilisce a Venezia a bottega proprio da Tiziano, diventandone l’allievo prediletto.

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Il romanzo è piacevole e avvincente: si legge tutto d’un fiato. A me interessano soprattutto 3 aspetti: i legami tra Venezia e Istanbul, che nel corso dei secoli hanno costantemente prodotto scambi e contaminazioni; la Istanbul cinquecentesca in cui lo sfarzo della corte imperiale e la miseria dei vicoli si costeggiavano, con schiave destinate all’harem a fare da salace cerniera; soprattutto per la fludità identiraria: perché il giovanissimo Elie si trasforma facilmente nel greco-ortodosso Ilias – viveva a Balat, quartiere multi-etnico e multi-religioso di cui ho più volte parlato anche sul blog – così da vivere più facilmente nell’Europa del pregiudizio etno-religioso (una trasformazione parziale, che non lo mise al riparo dall’Inquisizione: e che anzi – palese tradimento – ne segnò il destino).

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