Mariano Guido Uberti e la Turkish Airlines

E adesso chi è, questo Mariano Guido Uberti? In effetti, non ne ho la più pallida idea: ne parlo solo perché mi hanno segnalato un suo scritto online – sorprendente e molto antipatico – in cui parla della Turkish Airlines. Poi mi sono informato e ho scoperto che sostanzialmente dà consigli di viaggio: direttamente sul web, per l’appunto.

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E la Turkish Airlines? Non c’è bisogno di dire molto, è la compagnia di bandiera turca e da alcuni anni è riconosciuta come la migliore compagnia europea: prezzi abbordabili, servizio impeccabile, cibo ottimo. Ho viaggiato spesso con loro, mi sono sempre trovato benissimo. E col nuovo aeroporto di Istanbul in arrivo, penso che miglioreranno ulteriormente.

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Eppure, questo Mariano Guido Uberti ha da ridire. Nel suo intervento, parla più che altro di come funziona per i bagagli: una franchigia decisamente generosa (e quando mi è capitato di sforare, nessuno mi ha mai detto nulla). Però, poi – bruscamente e brutalmente, direi… – cambia di tono, con tanto di titoletto del paragrafo evidenziato: “io però NON consiglio di volare con Turkish Airlines” (nonostante qualità e prezzi favorevoli).

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E peché mai non dovrebbe consigliare di volare con la THY? Innanzitutto, sostiene che “una compagnia che ha scarsa considerazione dei suoi clienti. Le mie esperienze personali con i loro rappresentanti commerciali sono state pessime“. Vabbè, parliamo di “rappresentanti commerciali”: le esperienze di viaggio sono tutt’altra cosa. Lo stesso Uberti subito dopo riconosce di conoscere “anche molti viaggiatori che sono soddisfatti del servizio Turkish.” E allora? Se ci sono MOLTI – lo dice lui, non lo dico io – viaggiatori soddisfatti, come fa a sconsigliare? Mah!

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Ma c’è di peggio: nel senso che la vera ragione è un’altra, tutta politica. Uberti aggiunge, infatti: “Turkish Airlines è sotto il controllo del governo turco […] e a me non piacerebbe proprio volare sotto il controllo di Erdogan.” No, davvero: ci mancavano solo i consigli di viaggio dispensati secondo le proprie idiosincrasie politiche.

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Cioè, ma vi rendete conto? Come se qualcuno a cui non piace il presidente francese Macron (o magari non gli piaceva Sarkozy, o Hollande) evitasse di mettere piede al Louvre perché è un museo statale; o se qualcuno a cui risulta antipatico il sindaco di Londra, Sadiq Khan, si rifiutasse di prendere la metro. Ripeto: ma che razza di dicorso è mai questo?

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