Milena Gabanelli e la propaganda antiturca

Mi sono imbattuto in un articolo della nota giornalista Milena Gabanelli, pubblicato sul Corriere della Sera. Non m’interessa l’argomento centrale delle sue riflessioni (il tema generale è quello delle politiche europee sui rifugiati), vorrei soffermarmi invece su un passaggio che riguarda direttamente la Turchia:

Milena Gabanelli

Per Bruxelles il problema è uno solo: il ricatto della Turchia. Se Erdogan spingerà i 3 milioni di siriani in Grecia, si sposterà il finanziamento da Ankara ad Atene. Ipotesi improbabile perché i 6 miliardi dell’ accordo fanno comodo al premier turco, e perché i siriani non hanno nessuna voglia di rimettersi per strada verso le tende di Idomeni, Salonicco o il Pireo; da marzo hanno ottenuto il permesso di lavoro, e l’ integrazione in Turchia è meno complessa. Nella malaugurata ipotesi di un’espulsione di massa, la Grecia sarà travolta da un disastro umanitario che, senza un colossale intervento militare, si sfogherà, almeno in parte, via mare verso l’ unico paese impossibile da blindare: l’ Italia.

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Ma perché la Gabanelli parla di “ricatto della Turchia” all’Ue? Quale ricatto, di grazia? Ma poi, tutto quello che segue è contrario non solo alla storia e ai fatti, ma anche alla più elementare logica: nel senso che la giornalista, in due sole frasi, riesce a contraddire sé stessa. Quella dell’espulsione di massa dei rifugiati siriani in Turchia – circa 3 milioni – è un’ipotesi in contrasto con una lunga tradizione ottomana di accoglienza (solo per fare qualche esempio: gli ebrei cacciati dalla Spagna cristianissima nel 1492, i circassi cacciati dalla Russia altrettanto cristiana e zarista nel 1864, i russi bianchi in fuga dalla Russia stavolta comunista nel 1917) e soprattutto con le politiche di integrazione messe in atto a partire dal 2011, con un costo complessivo tra fondi pubblici e privati e di 25 miliardi di dollari (spese alle quali l’Ue contribuirebbe per un quarto di quanto già sborsato); che poi, è la stessa Gabanelli a riconoscerlo: “da marzo hanno ottenuto il permesso di lavoro, e l’ integrazione in Turchia è meno complessa.

Quindi? Che senso ha far riferimento a una fantomatica ipotesi di espulsione di massa di cui mai nessuno ha parlato in Turchia (se non l’opposizione kemalista)? Perché Milena Gabanelli invece di informare chi la legge fa terrorismo mediatico, riferendosi a ipotesi che lei stessa definisce improbabili (e che per l’appunto – ripeto! – non sono state mai avanzate da nessuno, oltre a essere in contrastato con secoli di storia e con le politiche degli ultimi 5 anni)?

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