Attentato di Berlino: un anno dopo

Ricordo ancora perfettamente quella sera. Esco dall’ufficio alle 19:45 e mi dirigo come sempre ad Hauptbahnhof. La situazione che mi si para davanti è però surreale. Cose mai viste. Poliziotti schierati con giubbotti antiproiettile e mitra puntati, un silenzio tombale, facce pietrificate e tante, troppe sirene. Troppe camionette della Polizei ed ambulanze in giro. “È lunedì” penso “ci saranno stati scontri alla manifestazione di quelli di Bärgida”. Compro la cena, torno a casa e cerco di rilassarmi. Il cellulare vibra. Continua a vibrare incessantemente ma non ci do troppo peso. Finché non decidiamo – io e mia moglie – di vedere chi è che ci sta scrivendo senza sosta. “Voi state bene?” leggiamo nelle anteprime di Wazzapp. Accendo la tv e le immagini dalla Breitscheidplatz mi lasciano senza parole. Alle 20:02 un camion si lancia sulla folla presente al Mercatino di Natale sotto la Gedächtniskirche: 12 morti e 70 feriti il bilancio finale. Inizio a collegare i fatti: la polizia ad Hauptbahnhof, le sirene spiegate e tutto il resto.

Photo by Mike Labrum on Unsplash

Cade oggi il primo anniversario dell’attentato al Mercatino di Natale di Berlino. E proprio oggi verrà inaugurato un monumento che ricorda le 12 vittime dell’attacco di stampo islamico di Breitscheidplatz. Una lunga striscia dorata con i nomi delle 12 vittime, lì dove il camion ha seminato morte e terrore. Ci sarà la Cancelliera Merkel e ci saranno tante autorità. Alle 20:02 le campane della Gedächtniskirche suoneranno per 12 minuti, a ricordo di chi oggi non c’è più. È passato un anno, ma Berlino non dimentica. Come potrebbe. La follia umana ha colpito anche noi, dopo Parigi e Bruxelles. All’indomani dell’attentato c’è chi ha pensato solo e soltanto ad accusare Angela Merkel e la sua politica di accoglienza. Se da una parte è vero che l’ondata incontrollata di profughi ha fatto sì che Anis Amri potesse tranquillamente spacciarsi per siriano, usare tre diverse identità e preparare in pace il suo piano mortale senza che la Polizia o i Servizi Segreti potessero far molto, è altre sì vero che associare i profughi all’attentato di Breitscheidplatz è fin troppo semplicistico.

Oggi è il giorno del ricordo. Oggi è il giorno del silenzio e del rispetto. Il 19 dicembre rimarrà a lungo una data significativa per la città di Berlino. Speriamo non se ne aggiungano altre.

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