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E quarta stella fu: Germania campione del Mondo.

E anche questa edizione dei Mondiali di calcio è finita. La Germania è diventata campione per la quarta volta nella storia dopo una cavalcata trionfale che l’ha vista annientare Portogallo, Francia, Brasile e dopo una finale tiratissima un’Argentina altrettanto meritevole. Si è ripetuto quindi il copione di Italia ’90, quando la Germania (Ovest) sconfisse in quel di Roma l’Argentina di Maradona. Corsi e ricorsi storici. Nomi di eroi che cambiamo. Il primo Mondiale vinto dalla Germania unificata, dalla Germania multietnica che ha nei suoi pupilli i vari Miro, Mesut, Sami e Jerome. Una Germania che – a differenza dei nostri azzurri – ha trovato il suo Supermario. Il Götze decisivo che con una vellutata volée l’ha messa alle spalle dell’ottimo Romero, facendo esplodere di gioia una nazione intera.

Ieri mi trovavo alla Fanmeile della Porta di Brandeburgo come altrettanti 250mila tifosi. La pioggia battente che ci ha bagnato dalle 18 in poi non ha certo spento gli animi. E così tra un bratwurst, uno spiedino e una birra alla spina (beato chi è riuscito a prenderla, io dopo 25 minuti di fila ci ho rinunciato e a fine partita i fusti erano terminati…) si è arrivati al fischio d’inizio. Quell’Howedes a sinistra non è stata una scelta felicissima e l’Argentina ha provato più volte a sfondare da quella parte, con successo. Solo un ottimo Neuer ha salvato il risultato. La Germania ha provato ad affidarsi alle magie di Müller, all’esperienza di Klose (“Il caro vecchio Miro sa sempre farsi trovare pronto” il commento dei tre tedeschi vicino a me) e alla cattiveria agonistica di Bastian Schweinsteiger, il vero beniamino della folla berlinese. Ci sono voluti però i supplementari e il cambio azzeccatissimo di Joachim Löw per sbloccare una gara che ormai un po’ tutti si aspettavano con un epilogo dagli undici metri.

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Quando Supermario Götze entra e Miroslav Klose esce, sono solo cori e applausi scroscianti per l’attacante di Opole, amato e rispettato da tutto il Paese. Il simbolo di come il multikulti possa dare davvero un qualcosa in più alla società. Il calcio infatti ha mostrato alla Germania tutta come l’apporto degli immigrati possa portare questo Paese a dei risultati superlativi, calcisticamente e non. E il gol che ha sbloccato la gara e fatto urlare di gioia Berlino e la Germania tutta è stato solo il preludio ad una festa infinita. “Das geht ab – wir feiern di ganze Nacht” pompano le casse della Fanmeile. Caroselli, trombette e cori di giubilo risuonano per tutto il Tiergarten, la Potsdamerplatz e vie limitrofe. “Auf geht’s Deutschland schiess ein Tor” urlano ancora giovani e meno giovani, ragazzi e ragazze, tedeschi puri ed immigrati di seconda generazione.

Dopo ventiquattro anni sono loro sul tetto del Mondo. Con tanto merito. Un lavoro duro portato avanti da anni che finalmente ha dato i suoi frutti. Se questi ragazzi possano aprire un ciclo o meno non lo possiamo sapere … e sinceramente non sono molto fiducioso in merito. Per ora ci godiamo l’impresa di una squadra con la S maiuscola che per un mese ci ha fatto sognare con un bel calcio. Domani gli eroi atterreranno a Berlino e si faranno vedere alla Fanmeile con la Coppa. Peccato che gli impegni di lavoro mi impediranno di andarli a vedere da vicino. Sono comunque contento di aver vissuto una serata magica come quella di ieri sera. E dopo aver goduto per l’impresa dell’Italia proprio qui a Berlino nel 2006, ieri ho goduto nell’aver visto una delle nazionali più belle di sempre alzare al cielo una Coppa che meritava più di chiunque altro.

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