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La Beamtentor, simbolo neogotico di Wedding

Camminando per le vie di Berlino ci si può imbattere in costruzioni alquanto singolari. La Storia della città è ricca di colpi di scena, di trasformazioni e può capitare che i segni del passato emergano quasi dal nulla proprio lì dove nessuno se li aspetterebbe. La Beamtentor è proprio uno di quei segni indelebili del recente passato industriale di Berlino che ancora oggi caratterizzano il paesaggio cittadino.

AEG Beamtentor Brunnenstraße, Berlin-Wedding, 160206, ako.jpg
Von Ansgar Koreng / CC BY 4.0, CC-BY 4.0, Link

Siamo a Wedding, a pochi passi dalla stazione di Gesundbrunnen e da Humboldthain. Qui una volta si trovava la più grande fabbrica di elettronica di Berlino, proprietà della AEG (Allgemeine Elektricitäts-Gesellschaft). Qui venivano prodotti lampadine, ventilatori, termosifoni elettrici, almeno fino al 1996, anno di chiusura definita dell’azienda.

La Beamtentor era il portale d’ingresso per i dipendenti ed i visitatori della fabbrica ed ancora oggi ci ricorda questo spaccato di storia cittadina. Risalente al 1897, la Beamtentor è un fulgido esempio di architettura neogotica. Osservandola con attenzione si possono notare gli ornamenti che hanno come tema proprio l’elettricità: particolarmente interessante l’albero della vita i cui frutti sono lampadine. I mosaici di pregevole fattura che ornano il portale, tipici dello stile di inizio 900, rappresentano fulmini e stelle, allegorie dell’elettricità.

AEG-Beamtentor Detail Turm.jpg
Von Photo: Andreas Praefcke - Eigenes Werk, CC BY 3.0, Link

Oggi la fabbrica alle spalle della Beamtentor non c’è più, nei suoi locali si trovano gli studenti di ingegneria della TU e gli uffici dell’emittente Deutsche Welle. Ad inizio del secolo scorso la Beamtentor veniva spesso utilizzata come location per eventi importanti, come ad esempio le nozze d’argento dell’Imperatore Guglielmo II. Oggi il portale ci ricorda il passato della città, con la sua umile presenza in una zona che nel corso degli ultimi 100 anni ha cambiato volto più volte.

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Foto di copertina ad opera di Photo: Andreas Praefcke – Eigenes Werk

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