La fuga dei non cervelli

Hermannplatz, una fredda mattina di gennaio 2014. Fuori ha finito da poco di nevicare, ma il solito caos del mercatino settimanale, dei trafficati incroci con la Sonnenallee e la Karl-Marx-Strasse non sembrano farsi contagiare dalla bianca magia appena scesa dal cielo. La vita va avanti. Del resto qui ci sono abituati, pure se fino a qualche anno fa sorseggiavano con piacere tè sulle rive del Bosforo e oggi si ritrovano a combattere con l’integrazione in Germania. E come loro, da qualche parte in città ci sono un qualche centinaio di immigrati italiani, spagnoli, portoghesi, greci, serbi, sudamericani, siriani, egiziani che si svegliano, maledicono il freddo della città ed accendono il pc per cercare l’annuncio di lavoro che svolterà la loro nuova esistenza berlinese.

Ma torniamo un attimo sulla Hermannplatz, dentro la bäckerei dove due giovani (italiano lui, tedesca lei) si incontrano per il consueto appuntamento settimanale di tandem linguistico. “La professoressa di italiano l’altro giorno ci ha parlato di quella cosa lì… come dite voi… di cervelli” “La fuga dei cervelli?” “Sì, esatto, quella cosa lì. Tu cosa ne pensi?”

La fuga dei non cervelli

Non voglio offendere nessuno con questo post e spero di non ferire la sensibilità di chi magari legge e si rivede in queste parole, sia ben chiaro. Basta leggere i gruppi di italiani a Berlino su Facebook per farsi una carrellata quotidiana di luoghi comuni, per vedere come siamo caduti in basso e di come la “qualità” dell’emigrante medio sia scesa – e di molto – dopo la crisi del 2008. Se prima infatti sui giornali italiani si poteva parlare con cognizione di causa di “fuga di cervelli” oggi la situazione è ben diversa.

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Neo laureati che partono con pochi spicci, senza nessuna conoscenza della lingua o della situazione socio-economica tedesca che si propongono come “lavapiatti, pizzaiolo, cameriere, ma mi va bene tutto”. Ecco no, non è questo lo spirito con cui bisogna affrontare le cose cari miei. Gente che si lamenta che “Ho un livello di tedesco B1 e riesco a trovare solo minijob con cui posso a malapena pagarmi l’affitto, che vita di merda” “In Italia ero store manager, parlo correttamente 4 lingue (ma non il tedesco ndr) eppure qui non riesco a trovare lavoro”. Cari giovani che volete venire a vivere Abberlino perchè è tutto più cool, perché qui c’è la techno imbruttita, perché qui la birra non costa nulla, perché Abberlino co 300 euro ti prendi una camera spaziosa in centro (Sì, come no!) sappiate che quella sopra descritta è la situazione tipica. Ah giusto, ci sono poi le start-up che ti chiedono di collaborare ai loro progetti vincenti diventando socio con un piccolo investimento iniziale.

Pensate che valga veramente la pena trasferirsi in un paese straniero per lavorare come lavapiatti a 5€ l’ora per 10 ore al giorno in un ristorante italiano? Lavori del genere non li trovate anche a Roma o Milano? E non avrete da combattere con la lingua tedesca, con l’Anmeldung, con Wg-Gesucht, con la Krankenkasse, con il cibo a cui non riuscite ad abituarvi (e notate che i 4 kebab che vi mangiate a settimana tra qualche anno si faranno risentire nelle arterie), con il freddo etc etc.

Berlino è sede di qualche multinazionale alla ricerca di giovani “ben formati” e multilingua da inserire nel proprio organico, ma non siamo ancora ai livelli di Dublino o Amsterdam. Se avete esperienza nel campo dell’IT quasi quasi vi conviene emigrare a Brno e Tallin, lo sapevate? Eppure no, tutti Abberlino per 5€ l’ora in un ristorante italiano a farsi sfruttare da paraculi che hanno messo radici profonde in Germania quando voi ancora andavate dietro a Holly e Benji e Mila e Shiro.

Ricordatevi che con il vostro diploma di perito e con il vostro scarso livello di inglese “De buc is on de teibol” non potete andare lontano. Ogni giorno sbarcano in città un centinaio di laureati da tutto il mondo pronti a prendersi il loro spazio a vostro discapito. Ogni giorno a Tegel e Schönefeld ci sono centinaia di giovani venuti qui con tante illusioni che ritornano a casa loro dopo aver dilapidato quei pochi risparmi che avevano al Sysyphos, dagli spacciatori del Görlitzer Park e dai kebabbari della Uarscauastrasse. Come già detto altrove, Berlino non è la Land of Opportunity che in molti dipingono. La vita qui non è facile, non c’è spazio per tutti e bisogna sudare, lottare ogni giorno per guadagnarsi la propria dignità e la propria posizione in una società che non è la nostra.

Und wo sind all die Mädchen?
Wo sind all die Freunde hin?
Die das eingegrabene Städtchen,
bepinselt haben mit Sinn.
Sie suchen nach dem Glück,
in Berlin.
—————————–
E dove sono tutte le ragazze?
Dove sono andati tutti gli amici
che questo città sepolta
hanno giustamente spazzato via
Cercano tutti la fortuna,
a Berlino

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8 thoughts on “La fuga dei non cervelli

  • 1 Febbraio 2015 at 11:37
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    sono parzialmente d’accordo…. d’accordo quando descrivi il profilo dell’emigrante (o aspirante tale) medio che cerca info sui gruppi facebook, che parla un inglese a malapena scolastico e che si adatta a fare tuto perche’ in realta’ non sa fare nulla…
    non d’accordo sul discorso di fare il lavapiatti a casa propria o in un’altra nazione probabilmente e’ dovuto al fatto che in un paese come la Germania di oggi si puo’ ancora fare il lavapiatti con la speranza e la possibilita’ di un lavoro e futuro migliori mentre nell’Italia di oggi non c’e’ questa speranza…
    I cervelli veri sono fuggiti da parecchio tempo, l’Italia e’ ben prima della crisi del 2008 che non investe molto in ricerca e cultura, poi sono fuggiti i grandi imprenditori (con o meno azienda al seguito spesso in maniera non troppo etica ma questo e’ un altro discorso), poi sono fuggiti i piccoli imprenditori o gente con un po’ piu’ di iniziativa degli altri che anziche’ aprire una attivita’ in Italia lo fanno all’estero ed ora fugge anche la manodopera….
    ci siamo giocati o ci hanno rubato la speranza di un futuro migliore in casa nostra….
    Saluti da Bangkok!

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    • 1 Febbraio 2015 at 11:50
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      Nick, il problema è che il profilo che ho sopra descritto – quello che si spara 10 ore chiuso nella cucina a lavare piatti – è (spesso) quella tipologia di persona che purtroppo non avrà mai spazio e tempo per sperare in un futuro migliore. Perché se stai sempre chiuso tra italiani, torni a casa dove condividi l’appartamento con altri italiani, fai la spesa comprando solo italiano, non ti integrerai mai in una società diversa come quella tedesca e la possibilità di emergere non la avrai mai.

      E’ comunque un caso limite quello che ho descritto, eccellenze ce ne sono eccome, solo che non postano sui social media frasi così umilianti come quelle citate nell’articolo

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      • 1 Febbraio 2015 at 14:13
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        Sono d’accodo ci sono anche questi casi limite la cui aspirazione e’ soppravvivere e non piu’ vivere… questa gente cosi’ in genere va all’estero per sopperire alle esigenze quasi basilari di un salario e poco piu’ cosa che spesso (purtroppo) non e’ neanche piu’ scontata nell’italico stivale
        il discorso tuttavia sarebbe tanto lungo quanto interessante specialmente visto da persone come te e me che viviamo all’estero

        ciao!

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  • 3 Febbraio 2015 at 16:31
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    Quanta triste veritá. Peccato che quasi nessuno dica le cose come stanno. E quando Maurizio Battista fece il programma su Berlino, tutti a dargli addosso!

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  • 5 Marzo 2015 at 21:09
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    Mi dispiace ma per quanto riguarda l’IT non sono per niente d’accordo. Qui a Berlino ci sono molte società di alto profilo internazionale (lavoro per una di esse) e direi che visti gli stipendi (assolutamente non paragonabili alle miserie italiche) e il costo della vita davvero misero se paragonato a Milano ad esempio (dove comunque prenderei 6-700 euro in meno oltre ad essere massacrato 10 ore al giorno) ne vale davvero la pena. Il mio discorso resta valido solo per l’IT che è un campo assolutamente privilegiato, un pò ovunque… e mi permetto di aggiungere che a Tallin e Brno primo non guadagnerei lo stesso, secondo la qualità della vita in Repubblica Ceca e in Estonia non è paragonabile a quello che posso trovare qui, per storia, cultura, intrattenimento e chi più ne ha più ne metta.

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    • 5 Marzo 2015 at 21:18
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      Ammetto che ho (volutamente) esagerato. Grazie comunque per un punto di vista diverso.

      Tra l’altro so che la socieà con sede a Brno ha avuto perdite costanti negli ultimi 10 trimesti e sta riducendo il personale del 25% circa.

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  • 17 Marzo 2015 at 12:04
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    Sei proprio un coxxxone. Che caxxo ne sai che gli italiano a Berlino sono tutti come l hai descritti te? Io ho vitto e alloggio pagato perché aiuto la famiglia che mi ospita seguo in corso di tedesco base per ora perché non spiccico una parola ma almeno mi do da fare! Sei solo bravo a giudicare e fare l altezzoso come ogni italiano cafone che si rispetti. Ciccio non ce l hai d’oro scendi dal piedistallo!!

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    • 17 Marzo 2015 at 13:13
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      Bravo Paolo! io non ce l’ho d’oro e non pretendo di stare su di un piedistallo.Rileggi un’altra volta l’articolo, rileggiti i commenti sotto, conta fino a 10 e poi dimmi se ti sembro uno che se la tira. ps: sei strafortunato a vivere una situazione con vitto e alloggio pagato. Fai benissimo a darti da fare, ma non sono tutti come te. Ed è quello che dico nell’articolo. Poi se sono poco chiaro è colpa mia, la prossima volta cercherò di farmi capire meglio. buona giornata

      il cafone italiano che ce l’ha dorato

      Reply

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