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La nuova vita del Tacheles

Ottobre 2009. Una serata molto fredda. Lo ricordo benissimo perché nelle foto avevo un piumino bello pesante. Dopo aver scoperto Aufsturz il mio amico tedesco decide di proseguire la serata sulla Oranienburgerstrasse. Poco più avanti, in direzione Friedrichstrasse, c’è un posto che devo assolutamente vedere. Un palazzo che ancora presenta i segni della guerra, un palazzo che trovandosi nel settore Est di Berlino non ha avuto la fortuna di un restauro degno di questo nome. Continua a raccontarmi la storia del Tacheles e di come dopo la Riunificazione fu preso in affitto da un gruppo di artisti per la modica cifra di 1 marco al mese. Un contratto di locazione di venti anni che, a quanto si vociferava in città già all’epoca, difficilmente sarebbe stato rinnovato alla sua scadenza. Das ist Gentrifizierung, baby!

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Uno degli ultimi simboli della Berlino ribelle Post-Muro rischiava di sparire. Quella sera, salendo fino al tetto del Tacheles per godermi una birra con vista Mitte, mi sono imbattuto nei vari atelier che si erano installati nel’edificio, alcuni davvero di dubbio gusto. Non riuscirò mai a capire alcune forme d’arte e me ne dispiaccio. L’estate successiva ricordo i numerosi party selvaggi al Café Zapata, quando il mio amico di Instabul cercava di appiopparmi tutte le ragazze turche del locale con scarsi risultati e ricordo ancora tutte le proteste successive alla chiusura definitiva della colonia di artisti, ora trasferitesi in parte a Marzahn.

Oggi però vi annuncio la nuova vita del Tacheles. Nei giorni scorsi è stato annunciato il progetto definitivo di riqualifica dell’area ad opera di un gruppo di architetti svizzeri. Dopo un investimento di 150 milioni di euro è seguita la fase di pianificazione, durata 12 mesi. Il Tacheles tornerà alla sua funzione originaria – che no, non è un centro sociale occupato da un gruppo di artisti – di galleria commerciale che unisce la Oranienburgerstrasse alla Friedrichstrasse. Negli ultimi anni molti progetti simili si sono susseguiti in città, non senza vivaci proteste a dire il vero. Penso ad esempio al Mall of Berlin o ai lavori in corso nei locali della ex-Schultheiss Brauerei a Moabit, che prevedono la costruzione di un altro centro commerciale con hotel annesso lì dove storicamente si è prodotto birra per un secolo e più.

Berlino cambia e la riqualificazione del Tacheles segue dei progetti urbani ben precisi del Senato cittadino. Berlino non è più “povera, ma sexy”. A venticinque anni dalla Riunificazione e a ventisei dalla caduta del Muro la Capitale tedesca vuole entrare nella fase di maturità post-adolescenziale ed allinearsi agli standard delle altre grandi città tedesche ed europee. Non c’è quindi spazio per rovine nel cuore della città. Il Tacheles diventerà un centro attivo con uffici, appartamenti, negozi e ristoranti. I tempi della Berlino punk sono finiti, a quanto pare.

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Se questo sia un bene o meno non sta certo a me deciderlo. Il Tacheles negli anni era diventato un punto di riferimento culturale rinomato a livello europeo, ma in una città che sta ancora scoprendo se stessa, che cerca una direzione, un’identità, non c’è nulla di male a voler cambiare repentinamente destinazione d’uso. I progetti messi in piedi dall’ex sindaco Wowereit e ora dal suo successore Müller stanno cercando di portare Berlino indietro ai suoi fasti di capitale prussiana e – detto sinceramente – non vedo motivi per muover loro critiche. Berlino non può essere per sempre la città sporca, alternativa, povera, la città dei magazzini occupati riconvertiti in clubs… chi cerca questo può volgere il suo sguardo ad est, dove molte città ancora offrono spazi di questo tipo.

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