Le cooperative bio neonaziste in Germania

L’altro giorno, scorrendo le news sui principali quotidiani italiani, mi sono imbattuto in un articolo de La Stampa che ha da subito attratto le mie attenzioni. “La Germania in allarme per le cooperative dei bio-nazi”, questo il titolo di grande effetto. Leggendo ho scoperto una realtà che si fa fatica a credere esista davvero. Siamo a pochi chilometri da Berlino, nel Meclenburgo-Pomerania. A Jamel, villaggio a metà tra Schwerin e Lubecca, sono sorte delle cooperative agricole gestite da neonazisti, militanti e simpatizzanti. Molti con un passato fatto di carcere, denunce ed aggressioni, oggi i titolari delle cooperative bio neonaziste si dedicano al culto della terra e del lavoro.

Non c’è un vero fil rouge che unisce i “bio-nazi” (come si sono affrettati ad etichettarli i colleghi della carta stampata): si vai dai Reichsbürger ai simpatizzanti dell’AfD, dagli iscritti al NPD ai seguaci del neopaganesimo. Difficile trovare infatti svastiche al di fuori delle cooperative bio neonaziste, non è di certo loro intenzione attrarre le attenzioni. A Jamel si trovano piuttosto rune, riferimenti ad Odino ed altri simboli esoterici che ben poco hanno a che fare con Adolf Hitler. L’Irminsul è il grande protagonista a Jamel: si tratta di una colonna alata, un simbolo germanico e pagano utilizzato dai bionazi per riconoscersi l’un l’altro.

Le cooperative bio neonaziste sono sorte inizialmente nella campagne abbandonate dell’ex-DDR, dove fino a venti anni fa era ancora possibile comprare terreni a basso costo e ricostruirsi una vita lontana da occhi indiscreti. I bionazi infatti vivono tra di loro, gli uomini coltivano la terra e le donne sfornano figli a più non posso. Figli che poi vengono mandati nelle stesse scuole (spesso private) per far in modo che abbiano la loro “educazione”. Una vita basata sul rapporto ancestrale con Madre Terra: prodotti coltivati con “sudore e sangue”, senza utilizzo di pesticidi o altri agenti chimici, miele “originale tedesco”… questi i frutti delle cooperative bio neonaziste. Un fenomeno che i servizi segreti tedeschi cercano di tenere sott’occhio, sebbene da Jamel non sembra voler partire nessuna rivoluzione politica.

I neonazi amanti del biologico non hanno le teste rasate, non portano anfibi ai piedi. Preferiscono i capelli lunghi e le tuniche di lana, come le popolazioni germaniche a cui si ispirano. Un melting pot che riunisce nel nome del biologico diverse sfaccettature dell’estrema destra tedesca. Un fenomeno interessante in un mondo globalizzato, a pochi passi dalla multikulti Berlino. Impossibile, ma vero.

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