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Plattenbau mon amour. O forse no?

Immaginate una metropoli di 4,4 milioni di abitante. Fatela Capitale di un Impero che ha mira espansionistiche esagerate. Mettete a capo di questo Impero una guida, un leader, o un Führer – per dirla alla tedesca – che ha grandi progetti per questa Capitale. Immaginate poi una Guerra a livello mondiale dove ad un certo punto tutti danno contro questo Impero, facendo a gara a chi ne conquista la Capitale nel minor tempo possibile. Facciamo che la Guerra sia la Seconda Guerra Mondiale e la Capitale in questione Berlino e potete immaginare da voi quale sia stata la situazione in città nella primavera del 1945.

Miss Italia avrebbe voluto vivere nel 1942 per vivere la Guerra, io mi accontenterei di vivere il Dopoguerra a Berlino negli anni 60. Magari con un passaporto italiano che mi permetta di muovermi in libertà attraverso i check-points. In tal modo avrei la possibilità di vedere le trasformazioni in atto nei due settori della città.

Sicuramente avete visto qualche foto di Berlino nel Dopoguerra. Se non lo avete fatto vi segnalo Germania anno zero di Roberto Rossellini, film del 1948. Lì si vede bene che cumulo di macerie fosse Berlino alla fine del Secondo conflitto Mondiale. Nei vari settori di occupazione si è quindi investito per ricostruire dal nulla una città che per il 90% non esisteva più, con progetti in linea con le politiche abitative ed i canoni estetici del tempo.

Se ad Ovest il progetto Aufbau (finanziato in parte con i fondi del Piano Marshall) ci ha regalato zone come l’Hansaviertel, ad Est la DDR ha pensato di risolvere i problemi di natura abitativa con una soluzione rapida ed efficace, almeno nel corto periodo: i Plattenbau.

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I Plattenbau simbolizzano la vita nel Socialismo: camere standardizzate per una società senza classi. Nel 1955 il consiglio dei ministri della DDR rilasciò una legge chiamata “Industrialisierung des Bauens” (industrializzazione della costruzione) che permise di costruire nuove unità abitative al ritmo di 7000 l’anno. È nel 1971 però che vediamo il boom dei Plattenbau, con Berlino leader nella ricostruzione.

Un post condiviso da vomstreunern (@vomstreunern) in data:

La ricostruzione della ex-Germania est dà lavoro a molte persone, impegnate nelle fabbriche di cemento della Sassonia (materiale utile per costruire i blocchi prefabbricati dei palazzi) così come nell’indotto. Nuove case necessitano di nuove finestre, sanitari, tappezzeria. Case tutte uguali, tutte standardizzate, tutte con il minimo indispensabile, ma robuste e costruite nel minor tempo possibile. Per tirare su un palazzo di 11 piani bastavano appena 110 giorni. Il quartiere di Marzahn è stato creato dal nulla esattamente in questo modo.

Oggi si assiste ad un revival di questi palazzoni. A causa dell’emergenza abitativa (dovuta alle pessime politiche di urbanistica del precedente sindaco Wowereit) molte famiglie si spostano sempre più ad est: Lichtenberg, Köpenick, Marzahn. Se prima ci si poteva permettere un Altbau all’interno del Ring, la gentrificazione di oggi, l’aumento dei prezzi e l’aumento della popolazione berlinese al ritmo di 40mila persone l’anno fan sì che più di qualcuno sta rivalutando questi palazzoni (oggi ricolorati e ristrutturati a dovere) come domicilio.

A photo posted by Thai Hoang (@loewe7) on

Non so se avete ma avuto la fortuna di entrare in un Plattenbau. A me è capitato un paio di anni fa in zona Friedrichsfelde. Un lungo viale costellato da palazzoni tutti uguali, tutti alti e grigi con solo un tram a dare un po’ di vita ad una zona altrimenti deserta, buia e fredda. Penso di non aver mai vissuto una situazione di disagio così forte come quella sera. Una volta all’interno dell’appartamento però (all’undicesimo piano, con ascensore), il senso di disagio è scemato. L’appartamento era finemente ristrutturato, con spazio a sufficienza per tutto e con il bagno e cucina finemente arredate

Avete mai abitato in un Plattenbau? Ne avete mai visto uno dall’interno? Fatecelo sapere commentando l’articolo qui sotto o sulla nostra PAGINA FACEBOOK!

2 thoughts on “Plattenbau mon amour. O forse no?

  • 16 Dicembre 2015 at 01:23
    Permalink

    Un paio di precisazioni:

    – “impegnate nelle fabbriche di cemento della Sassonia (da cui poi si estrarranno i blocchi prefabbricati dei palazzi) ”

    I blocchi prefabbricati non vengono “estratti” dal suolo come se fosse marmo, ma vengono appunto prefabbricati tramite una miscela di materiali inseriti in uno stampo.

    – particolare nono irrilevante in quanto all’epoca i Plattenbau venivano costruiti con bagni in comune negli androni delle scale, un po’ come le case popolari italiane degli anni ’20.

    Altbau, non Plattenbau, quest’ultimi non hanno i bagni in comune.

    Reply
    • 17 Dicembre 2015 at 10:50
      Permalink

      Grazie per le precisazioni. La prima è sicuramente una scelta verbale errata 🙂

      Sei sicuro che i Plattenbau non avessero i bagni in comune? Così diceva un documentario degli anni ’70 che ho visto un po’ di tempo fa.

      Reply

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