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Lo spirito di Milano

Matteo Gennari, in Italia per promuovere il suo nuovo libro FAVELADO: Quaranta racconti da Rio de Janeiro, ci ha inviato un nuovo racconto ambientato a Milano.

Ho trovato interessante osservare come un’Italiano, che vive da tanti anni all’estero, possa vedere il nostro paese

Lo spirito di Milano

Il riflusso della Darsena sballottava i due viandanti, comodamente seduti nella gondola, di qua e di là. Il cielo grigio rannuvolato e la giornata fredda, insolita per la moderna Milano sempre più calda e inquinata, rimandavano alla Milano di una volta, quella con la nebbia o con la neve.

I Navigli, vecchi compagni in gita in città dopo una breve escursione nel Pavese, erano puliti, limpidi ospitavano sulle acque cigni, anatre e altri generi di animali. Sotto c’erano i pesci felici per il freddo finalmente di stagione e per la presenza di turisti che gettavano chicchi di non so cosa, da mangiare.

I viandanti nella gondola si baciavano e chiacchieravano come non facevano da tempo.

– Cosa ti ha stupito di più?

– Quell’uomo stralunato dentro al bar, alto, forte, quell’energumeno.

– Cosa aveva di speciale?

– Gli occhi dilatati, l’insofferenza per il tipo accanto a lui; l’ha spintonato poi mi ha guardato (gli ero seduto di fronte), mi ha fissato ma non mi ha visto, i suoi occhi non vedevano niente, solo il suo dolore. Mi hanno ricordato i miei, in questa stessa città, tanti anni fa.

Tutt’attorno le onde leggere e milanesi educati dall’inconfondibile accento, intabarrati nei cappotti, indaffarati come sempre. E i bambini che uscivano da scuola con le pizzette tra i denti. Qualche suora sulla scale di una chiesa e molti stranieri, soprattutto senegalesi che vendevano braccialetti colorati. Al Duomo la coppia aveva incontrato cittadini del Bangladesh che distribuivano mais per i piccioni, i turisti russi, turchi, indiani e italiani potevano farsi appollaiare i piccioni sulle mani, sulle spalle e fotografarsi così (questo non succedeva nella Milano di una volta). Le foto gliele scattavano quelli del Bangladesh con i capelli neri e la pelle mulatta, gliele stampavano immediatamente e il ricordo della giornata era assicurato.

piccioni a milano
piccioni a milano

– E tu cosa ne pensi? – chiede l’uomo.

– Io Milano l’adoro, i negozi del centro sono uno specchio per le allodole certo, ma così carini, così pieni di tutto e poi è una città imponente, una città seria.

– Sai cosa ho immaginato? – dice lui – Ho immaginato che l’uomo grosso del locale birraiolo è uno psicopatico. Ha già due ricoveri alle spalle nel reparto psichiatria di qualche ospedale della periferia. Uscendo dal locale ha preso la macchina e ha deciso di vendicarsi del dolore che sente, ha deciso di riversarlo su qualcuno.

– Basta. Mi rovini la digestione, smettila – dice lei sorridendo condiscendente, ma non troppo.

E lui si zittisce, rimuginando l’immagine del tale psicopatico in macchina che investe i passanti casualmente come un attentatore. Gli occhi strabuzzati, rubizzo al volante grida “Prima gli italiani” e investe, cerca di investire i senegalesi, i marocchini, gli arabi, i nigeriani e quelli del Bangladesh con la macchina fotografica appesa al collo. Inevitabilmente però prende un po’ tutti e tra i morti sono numerosi i milanesi, i calabresi, i siciliani. La notizia rimbalza sui giornali di tutto il mondo e la foto del pazzo accompagna l’articolo di spalla in prima pagina nel quale viene tratteggiata la biografia del ragazzo, i problemi nell’infanzia, le difficoltà scolastiche, le intemperanze, gli scatti d’ira coi cugini… Il leader della Lega Nord in un’intervista a centro pagina spiega che lo slogan “Prima gli italiani” niente c’entra con le nefandezze dell’invasato, non è colpa sua se il mondo è pieno di squilibrati. I leader della Sinistra e del Movimento a cinque stelle invece discutono attraverso i giornali del problema dell’immigrazione, della percezione di pericolo che tanta gente straniera trasmette agli italiani e della necessità di una legge che regolarizzi il flusso di immigrati. Nessuno si sofferma sulla solitudine, sull’isolamento, sul dolore dell’attentatore che, in manette, ha dichiarato di aver agito sotto un impulso demoniaco, ha dichiarato d’essere stato indotto all’atto da voci che gli rimbalzavano nel cervello fin dalla visita al locale, voci che lo inducevano ad uccidere per dare un senso alla sua vita.

– E adesso dove andiamo? – chiede la moglie al marito. La coppia è scesa dalla barchetta e si trova davanti a un bel locale i cui vetri danno sulla Darsena, dentro è pieno di buone cose da mangiare, fuori i tavolini al freddo sono riscaldati da fuochi artificiali.

– Vorrei mostrarti il vicolo dei Lavandai, sul Naviglio Grande. Un tempo ci lavavano i panni, oggi ci sono atelier di artisti che espongono i quadri. Ti va?

– E me lo chiedi? Milano è bellissima…

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di Matteo Gennari: un professore di italiano nato a Milano e ora residente a Rio de Janeiro. Da poco ha pubblicato un nuovo romanzo ambientato proprio nella città carioca: FAVELADO: Quaranta racconti da Rio de Janeiro