Poesie dal Brasile – Ricordo

Prima di aggiornarvi sulla situazione di mio fratello a Fortaleza (un virus intestinale preso in Italia ha rovinato metà vacanza), vi propongo una nuova poesia di Matteo Gennari per la consueta rubrica settimanale “Lettere dal Brasile“.

Ricordo che potete approfondire la conoscenza di Matteo sul suo blog o leggendo i suoi libri (alla fine del post trovate i link).

Uffici ENI a San Donato Milanese
Uffici ENI a San Donato Milanese

RICORDO – di Matteo Gennari

Il palazzo uffici, qui davanti
mi ricorda il palazzo uffici dell´ENI
di San Donato Milanese
quante pretese
gli uffici, il palazzo, il metano
i contratti petroliferi
quante congiure, morti
competizioni
e pensare che, prima del palazzo uffici,
San Donato era campagna

Il palazzo uffici mi ricorda poi
la mia astinenza sessuale
prolungata
forse perché penso che dentro al palazzo uffici
si scopi un casino
il palazzo uffici mi ricorda
i viaggi e le belle cose che si possono fare
con i soldi
e mi ricorda anche quelli che si sono suicidati
dalle finestre, dai cornicioni, dai balconi
dei palazzi adiacenti al palazzo
uffici
di San Donato
e forse anche di questo a Barra da Tijuca

Il palazzo uffici mi fa sentire schiavo e
dipendente
alimenta però la speranza che qualcosa possa migliorare
mi fa pensare al potere
alla noia
alla routine
a quando mio padre mi portava con lui nel
palazzo uffici
e io, orgoglioso di lui, mangiavo la pizza
rossa
con le acciughe e i peperoni
e immaginavo che sarei diventato poeta e scrittore
immaginavo di vivere delle mie parole
le avrei vendute un tanto al grammo
e sarebbero costate un grande sforzo
un po´ di dolore
ma quante gratificazioni, quanta gloria,
quanta fama,
quante gratificazioni
avrei inventato un nuovo modo di scrivere
falsamente schietto
avrei detto e non detto fingendo di dire
sempre troppo
i miei libri avrebbero brillato
sotto la luna
avrebbero brillato le pagine avidamente lette
da lettori impazienti di comprare
in libreria la mia prossima
raccolta di poesie
avrei firmato autografi, amato a bizzeffe
sarei stato il poeta per antonomasia
per definizione
avrei finto, avrei mentito, pretendendo
molto da me, dagli altri, dalla vita
questo immaginavo mentre guardavo mio
padre e i suoi colleghi
che lavoravano ai progetti, ai brevetti
si guadagnavano il pane quotidiano e i soldi
per la mia pizzetta rossa
con le acciughe e i peperoni.
Mio padre,
nonostante le apparenze un po´ dimesse, è stato un uomo
di successo. Poi è andato in pensione,
ma il palazzo uffici lo perseguita,
ci perseguita
ricordandoci che tanto gli dobbiamo
gratitudine innanzitutto
il tempo, le illusioni
le rinunce
è grazie al palazzo uffici
al suo cinismo, all´indifferenza
all´innato darwinismo
dei suoi commilitoni
che oggi incasso come pochi
come un pugile padano
come Rocky
e sputo il sangue pompato dal mio cuore
mentre vive
mentre muore

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di Matteo Gennari: un professore di italiano nato a Milano e ora residente a Rio de Janeiro. Da poco ha pubblicato un nuovo romanzo ambientato proprio nella città olimpica, COME PERDERE L’ANIMA, acquistabile online dai principali negozi.

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