Poesie dal Brasile- di Matteo Gennari

La rubrica LETTERE DAL BRASILE questa settimana si trasforma in POESIE DAL BRASILE.

Matteo Gennari ha lasciato Rio de Janeiro e il caos olimpico per delle ferie “ispiratrici” a Salvador de Bahia. Dalla città nordestina (citata ampiamente nel suo romanzo Un succo naturale, grazie) ci arrivano questi versi.. buona lettura!

Baianas - Vola a Salvador de Bahia nel 2016
Baianas – Salvador de Bahia

POESIE DAL BRASILE – di Matteo Gennari

1- C´è una pistola sul tavolo e io non ho deciso se sparare al cameriere
o nella mia bocca
potrei minacciare i passanti
in cambio d´attenzioni
o pulire il bagno come il negro
che lo pulisce male

Non so dire perché ma come
come si consuma la vita
nei gesti
nelle più tenere obiezioni
nelle incertezze
nei magazzini
nelle scuole, nelle terrazze, nelle piazze
come si consuma la vita
nei denti, nelle carie, nelle infezioni
come si consuma la vita
nelle gonne, nelle calze
nei teatri vuoti
nei cinema
nelle sale, nelle carceri, negli atrii spaziosi con le addette alla reception
nei sorrisi
nel tempo perso a provare
nel tempo consumato
in quello guadagnato
nel tifo da stadio
nei piatti di porcellana del servizio inglese
nella pioggia, nel sale del mare
come si consuma ogni giorno
senza interruzione
la vita si consuma nelle calzamaglie rosa
negli auricolari
nelle pance piene
nei morti di fame
negli aspirapolveri
nei tacchi a spillo
nelle sigarette, nei mercati
nei carri armati
nella magistratura, nelle congiure di palazzo
nelle feste
nelle teste di cazzo
nei geni della specie
la vita si consuma
e ci consuma
negli occhi di un figlio rosso come un fiore
esposto sotto a un vetro di cristallo
che, non senza fatica,
distruggerà senza pietà.

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2- Me ne vado
il semaforo è verde
pronte le valigie, d´un tratto
devo proprio?

Me ne vado, a piedi a nuoto
cosa cambia?

Qui non posso rimanere
non ci vogliamo più bene
ci guardiamo di sottecchi
la sera, quando
le carceri spengono le luci
i militari ripongono i fucili
i bambini
ansiosi come adulti
qui non posso, non devo rimanere
non me ne vado solo
solo non lo sono stato
nemmeno quando
ero solo
Me ne vado
è deciso
spero che il portiere
ci ripensi
la donna delle pulizie dei vicini
si interroghi
l´addetto alla manutenzione dell´ascensore
si ricordi di me.

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3-  La tua casa era una villa abbandonata
senza mobilia
solo i fantasmi sguazzavano allegri
nei ricordi
dei bambini
in cortile giocavano
a rincorrersi
mangiavano pietanze
riempivano il tempo risolvendo enigmi
si amavano

quando l´orologio a pendolo suonava le quattro
volavano via come panettieri
e la casa brillava
nelle false carte da gioco
nelle ragnatele
i bambini non erano lì per caso
dovevano affrontare
quel tempo
convivere
col non detto
dei loro genitori.

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di Matteo Gennari: un professore di italiano nato a Milano e ora residente a Rio de Janeiro. Da poco ha pubblicato un nuovo romanzo ambientato proprio nella città olimpica, COME PERDERE L’ANIMA, acquistabile online dai principali negozi.

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