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Terza lettera dal Brasile: l’esercito a Rio

Nella terza lettera dal Brasile si accenna alla militarizzazione di alcune aree di Rio de Janeiro in vista delle imminenti Olimpiadi.

L’ESERCITO A RIO DE JANEIRO

Nonna,
ti ricordi quando mi hai portato al cinema a vedere un orribile film con Boldi e De Sica, e mi camminavi affianco, con la gonnona, il piede curvo verso l´interno? Io mi sentivo sicuro vicino a te, sentivo che niente di brutto poteva succedermi perché tu mi pensavi, tu pregavi per me…

Oggi faccio lo stesso con mia figlia. Venerdì, ad esempio, sono andato al mio Terreiro e ho acceso due candele per lei… il giorno prima avevo fatto un brutto sogno…
A Rio abbiamo l´esercito che presiede i punti turistici, gli stadi, i luoghi più popolati in vista delle Olimpiadi… Sono ragazzini e ragazzine, uomini e donne di diciotto, vent´anni al massimo, armati fino ai denti con fucili, pistole, granate. Sulle caviglie, fin sotto alle ginocchia, indossano parastinchi verdi, ai piedi calzano gli anfibi; le tute mimetiche, colore dell´erba, colore della terra, sono uguali a quelle che vestivamo noi, ribelli adolescenti di Milano.

 

Esercito a Rio de Janeiro
Esercito a Rio de Janeiro

A Barra da Tijuca c´è una caserma che dà sulla strada. Davanti alla caserma c´è una fermata dell´autobus. Tutti i giorni io e un venditore di caramelle e noccioline, un tipo sdentato dallo sguardo intelligente, ci fermiamo, impalati, ad ascoltare il suono della tromba, le grida degli ufficiali e i soldati che rispondo “Signorsì”, “Buon pomeriggio, signor Comandante” o cantano “Patria amada, Brasil!”.

Il tipo sdendato dice che è un´ingiustizia che la preoccupazione del Governo per la nostra sicurezza si limiti ai Giochi Olimpici. Fino a pochi giorni fa, il Governo non aveva i soldi per pagare la Polizia. E adesso che la città è piena di turisti, ecco che i soldi sono arrivati dai magnati, dai Bambambam di Brasilia…
È simpatico, il venditore di noccioline. È quasi biondo, pieno di lentiggini. Pontifica un po´ su tutto, non solo sull´esercito. Quando lo incontro, è sempre in piedi di fianco alla fermata dell´autobus. La mercanzia è appesa alla pensilina e pende sulle teste, sulle spalle dei passeggeri in attesa.

Il parco olimpico
Olimpiadi di Rio

Io lo osservo e osservo i militari, dietro di lui che, quando non sono tutti sull´attenti di fronte ai caporali, camminano di qua e di là o, immobili, fucile in mano, fissano noi che li fissiamo. Chissà se sono spaventati dall´eventualità di un attentato, chissà se solo pensano che stanno compiendo il loro dovere, chissà se sono temerari…

 

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di Matteo Gennari: un professore di italiano nato a Milano e ora residente a Rio de Janeiro. Da poco ha pubblicato un nuovo romanzo ambientato proprio nella città olimpica, COME PERDERE L’ANIMA, acquistabile online dai principali negozi.

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