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Aprire un locale e trovarsi subito in crisi per colpa del coronavirus

Nonostante Francesca e la sua famiglia siano residenti a Tenerife dal 2015, solo quest’anno sono riusciti a coronare quello che in un certo senso era il loro sogno di una vita. Dopo oltre 20 anni di lavoro come dipendenti, sono riusciti a mettersi in proprio, rilevando una caffetteria. Per farlo hanno dato fondo ai  risparmi e hanno preso un piccolo prestito per rinnovare i locali. Hanno chiuso l’operazione alla fine di gennaio, riuscendo ad aprire al pubblico un paio di settimane dopo, a metà febbraio, ovvero un mese prima dell’inizio del lockdown.

Ritrovarsi subito in difficoltà

Ritrovarsi senza reddito e con le spese che corrono è davvero angosciante. A questo aggiungiamo che eravamo chiusi in casa ad ascoltare i bollettini di guerra della televisione, con centinaia di morti ogni giorno. Marzo e Aprile sono stati due mesi davvero terribili si sfoga Francesca. Che non nasconde di avere trascorso giorni d’angoscia e di sconforto profondo, al punto di non dormirci la notte. “Ho lavorato tutta la vita come dipendente. Faccio il grande passo, apro un locale mio, ed ecco che arriva la pandemia. Se non è sfortuna questa. Per fortuna il proprietario del locale ci è subito venuto incontro dimezzando il prezzo dell’affitto da 1.500 e 750 euro al mese. Ma anche questa somma è pesante da sborsare quando sei chiuso e non guadagni. Il nostro commercialista ci ha sostenuto molto, anche psicologicamente. Ha chiesto tutti gli aiuti possibili concessi dal governo agli imprenditori e ha parlato anche con il proprietario della casa dove viviamo, che ci ha ridotto l’affitto di duecento euro”. 

Riaprire senza turisti

Quando è terminato il confinamento e la gente è tornata ad uscire abbiamo riaperto. Ma senza turisti il giro d’affari è limitato. Sopratutto i primi giorni della fase 2 sono stati durissimi, anche se era permesso la gente usciva comunque poco, e molti rinunciavano ad entrare nei locali. Ci sono volute alcuni giorni affinché la gente tornasse a consumare“. Ma i problemi non sono finiti. “Siamo riusciti a tenere botta grazie a qualche risparmio che avevamo, agli aiuti del governo e agli sconti sull’affitto di casa e del locale. Altrimenti non ce l’avremmo fatta. Agevolazioni che sono però temporanee. Se il lavoro non riparte con il turismo, non riusciremo a fare molta strada”.