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Centinaia di italiani residenti a Tenerife rischiano di dover tornare in Italia

Il blocco del turismo provocato dall’emergenza Coronavirus ha già costretto alcune centinaia di italiani residenti alle Canarie a fare le valigie e tornare in Italia. Si tratta di quei connazionali che avevano situazioni poco stabili, molti dei quali sono giovani. Ma in molti altri rischiano di dover fare lo stesso nei prossimi mesi, quando verranno meno gli ammortizzatori sociali.

Turismo paralizzato: le conseguenze

La paralisi del turismo ha messo in grave difficoltà numerose attività commerciali, tanto che molte non hanno ancora oggi riaperto i battenti. I ristoranti ed i bar nelle zone più turistiche infatti, anche se riaprissero, in questo momento non riuscirebbero ad incassare nemmeno quel tanto che basterebbe per coprire le spese, e dunque hanno preferito restare chiusi. Alcuni riapriranno nelle prossime settimane, quando è prevista la riapertura dell’arcipelago ai turisti, ma alcuni, purtroppo, non riapriranno mai più. Sulle vetrine sono già apparsi i cartelli “Se traspasa”.

Per le attività che economicamente “zoppicavano” già prima del lockdown, l’emergenza Coronavirus è stata il colpo di grazia. E tra queste aziende ce ne sono molte anche gestite da connazionali. Ma a finire in difficoltà non sono state solo le attività che non se la passavano molto bene già prima della crisi. Anche molti bar e ristoranti che funzionavano bene quando l’isola pullulava di turisti, in questo momento di stallo non stanno guadagnando. E per coloro che non hanno una riserva di soldi per superare il brutto momento, le cose si sono messe male.

Crisi anche per i lavoratori dipendenti

Molti italiani inoltre lavorano come dipendenti nel settore turistico, e da quando è iniziata la crisi sono in ERTE (la cassa integrazione spagnola, ndr). Alcuni lavoratori saranno reintegrati nelle prossime settimane o mesi, ma altri rischiano di essere lasciati a casa a lungo. Anche quando ripartirà il turismo infatti, è difficile pensare che il numero di presenze sarà tale da garantire i livelli occupazionali precedenti alla crisi. Molto più probabilmente hotel e ristoranti potranno riassorbire solo una parte dei lavoratori che avevano in organico prima dell’emergenza. E quando gli aiuti dello stato finiranno, in molti rischiano di ritrovarsi senza reddito.

Un duro colpo per l’economia turistica di Tenerife

Per un’isola la cui economia è basata principalmente sul turismo, il lockdown è stato senza dubbio un duro colpo. Intere zone, generalmente popolate da numerosi turisti, sono ancora oggi deserte. Nel lungomare di Fañabe per esempio, hanno riaperto pochissime attività. Stesso discorso per Las Americas e altre zone prettamente turistiche. In località come Los Cristianos ed El Medano – che possono contare anche su una popolazione residente e non solo sul turismo – hanno riaperto un numero maggiore di attività, mentre spostandosi nelle aree poco frequentate dai turisti – per esempio San Isidro e Las Chafiras – c’è stato un ritorno alla normalità, e hanno riaperto praticamente tutti i negozi.