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Tenerife e le Canarie ai tempi del coronavirus: come vanno le cose

A quasi un anno di distanza dall’inizio della pandemia, la situazione a Tenerife e nelle altre isole è molto lontana dal tornare alla normalità, come del resto ovunque. In questo momento i dati epidemiologici di Tenerife sono confortanti, l’indice del contagio è contenuto, tanto che il governo regionale ha ridotto il livello di allerta al gradino più basso – livello 1 – dopo che nelle scorse settimane avevamo raggiunto il livello 3, su una scala che arriva ad un massimo di 4.

Attualmente siamo in una fase di allentamento delle restrizioni, anche se questa settimana, in occasione del carnevale, le limitazioni sono state nuovamente intensificate fino al 22 febbraio.  Le misure adottate in questi mesi, oltre all’obbligo della mascherina, hanno riguardato la circolazione notturna – con coprifuoco dalle 22:00 o dalle 23:00 fino alle 06.00 – e limitazioni al numero delle persone non appartenenti allo stesso nucleo familiare che possono riunirsi. In questo momento il limite è fissato a sei persone, ma presto potrebbe essere elevato a dieci. Con la fine del lockdown della primavera 2020 non ci sono più state chiusure per bar e ristoranti, fatto salvo un breve periodo di 2-3 settimane, in occasione di un ‘picco’ di contagio, in cui potevano servire i clienti solo ai tavoli all’esterno del locale. In quel frangente ai pochi locali non provvisti di terrazza è stato consentito di allestire i tavoli sui marciapiedi o negli spazi antistanti, per poter continuare a lavorare, seppure a regime ridotto.

La crisi del turismo

Dopo avere completamente azzerato le presenze turistiche con il lockdown della primavera 2020, il settore non è più riuscito ad ripartire in modo significativo. In estate le presenze turistiche sono state molto ridotte, e la stagione invernale 2020  non è mai decollata. Nei mesi finali dello scorso anno quando sarebbero dovuti arrivare un bel po’ di turisti dall’Inghilterra e dalla Germania, questi paesi attivarono delle restrizioni che impedirono ai loro cittadini di viaggiare.  Per alcune settimane inoltre, quando il livello del contagio sull’isola era aumentato, Tenerife e anche altre isole sono state inserite provvisoriamente tra le destinazioni “non sicure”, con l’imposizione a chi le visitava di fare la quarantena al ritorno dalle vacanze, altro fattore che ha contribuito a limitare ulteriormente il turismo.

La situazione attuale del turismo

Attualmente è possibile visitare le isole, ma ai viaggiatori viene chiesto di esibire un certificato che dimostra di essersi sottoposti al tampone anti covid19 poco prima di partire. Inoltre – sempre che il paese di origine consenta il viaggio senza imporre limitazioni o condizioni – chi volesse viaggiare deve fare i conti con la limitata disponibilità di voli aerei. Molti collegamenti aerei sono stati cancellati o limitati. E’ il caso, per esempio, delle tratte da e per l’Italia operate dalla Ryanair, attualmente ferme. I classici voli diretti da e per Pisa, Bologna e altre città italiane non sono disponibili, e cercando alternative su siti come il noto Skyscanner, vengono proposte soluzioni che prevedono fino a due scali a prezzi esorbitanti. Cifre mai inferiori ai 350 euro, talvolta anche di più, ai quali si aggiungono i costi per effettuare il tampone all’andata e anche al ritorno. Una situazione che certamente non invoglia a viaggiare.

La necessità di prendere un aereo per visitare le Canarie in questo momento è un fattore fortemente penalizzante, rispetto alle località turistiche raggiungibili in automobile o comunque senza prendere l’aereo. Il settore del turismo ha subito gravi perdite ovunque, ma molte località turistiche di mare spagnole e anche italiane hanno vissuto un calo delle presenze di proporzioni inferiori. Con questa crisi del turismo e l’assenza di prospettive immediate molte attività hanno chiuso i battenti per non riaprire più. Moltissime persone che lavoravano in bar, ristoranti e hotel si sono ritrovate senza lavoro. Una situazione molto difficile, senza precedenti.