Satricum: cosa vedere e come visitare

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Presso il borgo di fondazione di Le Ferriere, in provincia di Latina, c’è l’area archeologica di Satricum.

L’antica Satricum fu un’importante città italica e poi vosca. I Volsci diedero dura lotta a Roma fino a che l’ultima finì con il prevalere, distruggendo o occupando le città volsche dell’Italia centrale. I monti Volsci che includono Lepini, Ausoni e Aurunci, in territorio pontino, sono dedicati a questo fiero popolo guerriero.

Siamo a Le Ferriere, borgo che deve il nome all’antica ferriera vaticana, impianto industriale dove vennero forgiati i cerchi di metallo che stringono la cupola di San Pietro. Il borgo si trova al confine tra Aprilia e Latina.

Satricum

La città di Satricum aveva un’estensione di oltre quaranta ettari e ospitava un tempio importantissimo. Così importante che quando i Romani rasero al suolo Satricum, dopo la vittoria, non si sentirono di bruciare anche il tempio e portarono con loro a Roma la divanità a cui era dedicato.

La Mater Matuta, di cui si conserva tuttora la statua, aveva il suo centro di culto nevralgico di tutta la pianura Pontina proprio al tempio di Satricum. Una volta arrivata a Roma la sua venerazione si intensificò. Il luogo in cui sorgeva il tempio fu un luogo di culto, frequentato senza soste, sin dall’VIII secolo a.C.

Chi era la Mater Matuta?

La Mater Matuta, secondo la mitologia romana, era la dea del Mattino e dell’Aurora, quindi importantissima protrettrice della nascita di tutte le cose.

La sua festa, i Matralia, veniva celebrata l’11 giugno. A questo culto erano ammesse solo le donne vergini o sposate una sola volta, il cui marito era ancora vivo, mentre le schiave ne erano severamente escluse. Per l’occasione venivano offerti alla dea cibi cotti in vasi di terra.

A Roma un tempio dedicato alla Mater Matuta si trovava al Foro Boario, mentre a Satricum si trovava sull’Acropoli cittadina.

Storia di Satricum

Satrico, l’antica città di Satricum, secondo la mitologia è tra le 18 città latine fondate da Silvio, figlio di Enea. Nel 498 a.C. fa parte delle 29 città italiche alleate in funzione anti romana, sconfitte nella battaglia del Lago Regillo.

Nel 489 a.C. l’esercito volsco di Coriolano prese la città saccheggiandola e distruggendone anche il tempio principale. Tito Livio racconta una successiva battaglia svoltasi nei pressi di Satricum con l’esercito romano guidato da un ormai anziano Furio Camillo contro Volsci, Ernici e Latini.

Nello scontro campale i Romani ebbero la meglio, ma i Volsci riuscirono a ritirare entro le mura di Satrico, grazie a un provvidenziale temporale che interruppe lo scontro. L’anno successivo il Senato decise di costituire una colonia romana a Satrico, inviando lì 2.000 cittadini.

La colonia fu però attaccata nel 384 a.C. dai Volsci e dai Prenestini, che riconquistarono la città.

Ancora una volta Roma si affidò al comando di Furio Camillo, che riportò una sofferta vittoria sui Volsci.

Nel 377 a.C. un altro scontro campale presso Satrico vide la vittoria dei Romani e la defezione dei Volsci. I Latini per ripicca appiccarono fuoco a Satrico e solo il tempio della Mater Matuta si salvò, già ricostruito dopo la prima distruzione.

Nel 349 a.C. Satrico fu nuovamente ricostruita dai Volsci di Anzio, che vi fondarono una colonia. Ma Roma, temendo la rinascita della potenza volsca, mosse guerra contro la città, sconfiggendo ancora una volta i Volsci. Satrico fu data nuovamente alla fiamme, e ancora una volta solo il tempio di Mater Matuta fu risparmiato. Questa volta Satricum non fu più ricostruita.

Area archeologica di Satricum

L’area archeologica di Satricum fu scoperta nel 1896 da Hector Graillot. Immediatamente vennero portati alla luce molti reperti, ora conservati al Museo di Villa Giulia in Roma.

Attorno al 1975 il Comitato per l’Archeologia del Lazio chiese all’Istituto Olandese di Roma di occuparsi della ricerca archeologica di Satricum. Da allora gli archeologi olandesi hanno ottenuto importantissimi risultati, come la scoperta del Lapis Satricanus, una base di pietra con un’iscrizione in latino arcaico databile tra il 525 e il 500 a.C.

L’area archeologica si trova a circa 9 chilometri dal mare, lungo il corso del fiume Astura su i rilievi tra Latina e Nettuno.

La città antica si trovava al margine meridionale del Latium vetus al crocevia della direttrici di comunicazione tra i territori degli Etruschi e le città greche della Campania e quella tra Preneste (Palestrina) ed Anzio.

Museo di Satricum

L’azienda agricola “Casale del Giglio” di Aprilia che sorge nei pressi dell’antica Satricum ha lavorato in in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio e con l’Università di Amsterdam agli scavi.

Questi scavi hanno permesso di individuare la “Via Sacra”, che conduceva al Tempio sul mare dell’Aurora “Mater Matuta” ed il ritrovamento di un calice in ceramica usato per il vino risalente al V secolo a.C.

Cosa vedere a Satricum

Oltre ai resti del Tempio della Mater Matuta, ci sono altri santuari e luoghi di culto nell’antica Satricum. Del tempio della Capanna rimane il Mundus, un buco profondo scavato a scopi religiosi. Si trattava in origine di tempietto a una o due stanze dove è stata ritrovata una stipe votiva (un cumulo di oggetti offerti nel tempo alla divinità).

Il Primo tempio era invece un tempio più grande con decorazioni della mitologia greca. Il Secondo tempio era decorato con scene della mitologia romana. La necropoli volsca di Satricum è stata un pozzo di ritrovamenti di oggetti Ellenici, Etruschi, Romani e Volschi, compresa una accetta con inciso un testo volsco che per primo dimostra l’esistenza di una lingua volsca diversa da quella latina.

Come visitare

Il museo e l’area archeologica di Satricum sono ancora chiusi al pubblico e aperti solo in occasione di particolari visite e escursioni organizzate. Sul sito dell’azienda vinicola Casale del Giglio trovate delle informazioni sul sito archeologico e sul vino satricum, dedicato all’antica città. Alla visita guidata al sito archeologico si può unire la visita con degustazione alle vigne di Casale del Giglio.

Aggiornato il

Pubblicato da parconazionaledelcirceo

Sono cresciuta al Circeo e ci torno ogni volta che posso. Lavoro per un magazine di viaggio, vado in canoa, in bicicletta e viaggio a piedi. Adoro il mare e ho un cane ridico.

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