L’accordo tra Baghdad ed Erbil che piace ad Ankara

CT(già pubblicato sul mio blog “Cose turche” di Look Out news)

La Turchia è sempre più al centro del grande gioco dell’energia nel continente eurasiatico: il 1° dicembre, ha ricevuto con entusiasmo la proposta di Putin di attivare un hub per il gas naturale al confine con la Grecia (per successiva esportazione verso occidente); il giorno dopo, ha salutato con enorme soddisfazione l’accordo tra il governo centrale iracheno e il governo regionale del Kurdistan iracheno per l’esportazione di 550.000 barili di petrolio al giorno attraverso il suo territorio. Di questi, 250.000 saranno in provenienza dal nord curdo; il resto, arriverà dalla regione di Kirkuk.

L’accordo tra Baghdad ed Erbil – che riguarda anche la spartizione dei proventi che derivano dallo sfruttamento delle risorse energetiche – sin dallo scorso anno è stato incentivato in ogni modo da Ankara, che dipende anche dalla pacificazione nazionale irachena per continuare la sua espansione economica. Niente turbolenze ai confini, cooperazione economica e politica su base regionale, soprattutto approvvigionamenti energetici sicuri e a buon mercato, rilevanza geopolitica rinforzata in quanto zona di transito di almeno parte del gas naturale e del petrolio ricevuti verso l’Europa: questi sono gli obiettivi fondamentali della politica estera turca. Politica estera ampiamente criticata, ma a torto: perché le critiche hanno fatto confusione tra la congiuntura – i rapporti tesi a causa delle politiche dell’ex premier al-Maliki – e le tendenze di medio e lungo periodo che fanno invece dell’Iraq e della Turchia partner indispensabili.

Tra l’altro, nelle prossime settimane è atteso ad Ankara il nuovo premier al-Abadi: proprio per rilanciare in grande stile la cooperazione politica ed economica tra i due paesi – l’obiettivo: formare un nucleo d’integrazione da estendere a tutto il Medio oriente – avviata già nel 2008/2009 e solo momentaneamente accantonata.

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