Il nuovo centro culturale AKM in costruzione

Ho già parlato – sul blog – del Centro culturale Atatürk (AKM, nell’acronimo turco), in piazza Taksim. Era un simbolo della Turchia repubblicana orientata o Occidente, in virtù del suo teatro d’opera e della sua programmazione; è stato demolito poco tempo fa per poterne costruire un altro molto più grande e moderno, visto che quello pre-esistente aveva insormontabili problemi strutturali.

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L’operazione ha dato vita a feroci polemiche, nel contesto della guerra culturale tra kemalisti e conservatori in atto praticamente da sempre. La stampa italiana, che sposa in pieno le tesi islamofobe, si è fatta scioccamente megafono – ma lo fa sempre, del resto – delle posizioni più oltranziste, infischiandosene della realtà.

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Il punto è: ma perché parlare solo della distruzione dell’edificio originario, senza soffermarsi a spiegare come sarà? Perché intestardirsi nell’idea dell’oltraggio alla memoria di Atatürk, quando continuerà a chiamarsi Centro culturale Atatürk? Tra l’altro, come ho già spiegato, lo ha disegnato il figlio dell’architetto che ha disegnato il primo (lo studio di architetti Tabanlıoğlu, uno dei più famosi e importanti in Turchia): e quello che vedo nei renderings è semplicemente favoloso!

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Ad ogni buon conto, volevo testimoniarvi l’inizio dei lavori: che mi sembra procedano anche – ma qui in Turchia è quasi sempre così – molto spediti. Del progetto, parlerò diffusamente – articoli seri, con approfondimenti e interviste – solo più in là, quando la struttura avrà preso la sua forma e potrò visitarla.

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Oltre agli aspetti architettonici, però, cercherò anche di dar conto di quali saranno le scelte in termini di gestione e di programmazione: il punto secondo me di decisiva importanza, molto più rilevanti di quelli fin qui sollevati (a sproposito, in modo cialtronesco).

AKM
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