L’AKM demolito e ricostruito

Qualche giorno fa, l’AKM – il centro culturale Atatürk, in piazza Taksim – è stato definitivamente demolito: non per metterci al suo posto un centro commerciale, una moschea o casa di Erdoğan, ma un più moderno e comunque omonimo centro culturale con teatro d’opera e sala per concerti da 2500 posti, biblioteche, sale per mostre e per conferenze, cinema e teatri, caffè e ristoranti anche sulla terrazza panoramica, librerie e negozi di design in tutta l’area adiacente. Lo vedete nella foto: il vecchio non c’è più, al suo posto i rendering del nuovo!

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Invece di presentarlo come progetto innovativo, affascinante e meritevole, per motivi puramente ideologici si grida al sacrilegio e allo scandalo perché quello era un simbolo della cosiddetta “laicità” e in più c’hanno fatto le proteste del parco Gezi. E quindi? Ma che modo di ragionare e mai questo? Perché non esprimersi anche sul progetto futuro, in modo intellettualmente onesto?

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Su La Repubblica hanno avuto il coraggio di sostenere che si è trattato di “uno sfregio” e che il nuovo centro culturale è stato una scusa per demolire quello vecchio. Ma guardate che esteticamente – e il progettista è il figlio di quello precedente! – il nuovo edificio richiamerà quello demolito: perché non dirlo, dando qualche elemento in più sull’AKM del XXI secolo? Lo vieta forse qualcuno, di inserire in questi articoli dei fatti essenziali?

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