Il nuovo Centro culturale Atatürk (AKM)

Pochi giorni fa, il presidente Erdoğan ne ha dato l’annuncio e fatta la presentazione (come sempre, con tanto di video esplicativo): il Centro culturale Atatürk in piazza Taksim, da anni in condizioni di tormentato abbandono, verrà finalmente demolito e ricostruito.

Ricostruito non così com’è, però: continuerà a essere teatro d’opera e sala per concerti da 2500 posti, ma in edifici adiacenti ospiterà biblioteche, sale per mostre e per conferenza, cinema e teatri, caffè e ristoranti anche sulla terrazza panoramica, L’idea è quello di farne un centro culturale perennemente aperto, con librerie e negozi di design in tutta l’area adiacente; un progetto come al solito grandioso.

L’iconica facciata – simbolo anche politico – verrà riprodotta nei suoi stilemi; e garanzia della bontà dell’operazione è l’architetto che se ne occuperà: Murat Tabanlıoğlu, il figlio di chi l’ha progettato negli anni ’70. Proprio la facciata servirà per proiettare all’esterno – sulla piazza, quindi – gli spettacoli all’interno: una facciata non solo trasparente, ma partecipativa.

Si parla di una costruzione a tempo di record e di una sua riapertura nel 2019, magari strategicamente a ridosso delle elezioni presidenziali. A me piace moltissimo, così come l’idea di pedonalizzare integralmente piazza Taksim (che oggi ha l’aspetto di una sciatta e ingolfata metropoli di un paese in via di sviluppo); ovviamente, vorrei capire meglio in che modo verrà gestita: se con criteri burocratici, dubito che alle ambizioni sbandierate seguiranno risultati concreti

(Breve nota a margine. Se la notizia fosse stata anche leggermente diversa, sarebbero scesi in campo compatti gli ansiani, i repubblicani, gli unomattinieri, le barbaradurso, i dirittidelluomisti, i corrieristi, i mentanlerneristi etc etc: con titoloni, gigantografie, intervistone strappalacrime, rievocazioni varie, l’islamizzazione, il neoliberismo e il solito Atatürk che si rivolta nella tomba. Così com’è, neanche l’ombra di un trafiletto…)

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