Angela Merkel a Istanbul

Merkel

(già pubblicato sul mio blog “Cose turche” di Look Out news)

Quello di Angela Merkel a Istanbul, domenica, è stato un po’ il viaggio della patetica disperazione: chiedere aiuto a Davutoğlu e Erdoğan nel gestire il flusso dei rifugiati dalla Siria, dopo che per anni la Germania ha mostrato ostilità verso le prospettive europee di Ankara. E di certo in Turchia non dimenticano neanche lo scarso entusiasmo di Berlino – niente estradizioni, ad esempio – nella lotta contro il Pkk, che in Germania ha sostenitori e fonti di finanziamento; anzi, le voci di un coinvolgimento dei servizi tedeschi a favore dell’organizzazione terroristica sono una costante degli editoriali sulla stampa pro-Akp.

Il bilancio, possiamo considerarlo del tutto interlocutorio, per non dire negativo: in buona sostanza, alla Turchia si richiede di sorvegliare i confini terrestri i marittimi con l’Europa in modo vigile e solerte e di riammettere sul proprio territorio i rifugiati che non hanno diritto d’asilo, in cambio di 3 miliardi di euro (negli ultimi 4 anni più del doppio è stato speso per l’accoglienza di due milioni di persone) e della promessa di sostegno nell’ottenere l’esenzione del visto Schengen per i cittadini turchi.

Davutoğlu e Erdoğan hanno sfruttato l’incontro per un po’ di propaganda interna – il 1° novembre sono in programma le incerte elezioni politiche – e per manifestare di nuovo la propria voglia di Europa, chiedendo per l’ennesima volta l’apertura di nuovi capitoli negoziali nell’ormai arenato processo di adesione, ma sulla sostanza sono stati irremovibili: riammissione sì, ma – come del resto da accordi presi, non per intervento della Merkel – solo in caso di contestuale eliminazione dei visti. E poi la Turchia continua a essere convinta che l’unico modo per gestire con intelligenza ed efficacia il flusso di rifugiati verso l’Europa occorra andare alla radice del problema: trovare una soluzione politica e condivisa per la Siria.

In ogni caso, per coinvolgere Ankara in una strategia condivisa è necessario molto più coraggio: soldi e promesse non sono sufficienti, è necessario offrirle lo status di partner a pieno titolo – l’integrazione completa, cioè – e non di second’ordine. E’ nell’interesse dell’Europa, è nell’interesse della Turchia.

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